venerdì 19 luglio 2019

Overdose elettorale, politichetta Tv, ma l’Europa che si prepara?

Basta ciance e tormentoni tv di improbabili analisti politici: alleanze, programmi possibili, ruoli e poltrone, nell’Unione che su cui quelli seri già stanno ragionando. Via alle trattative per le nomine che contano, stasera primo incontro a Bruxelles per individuare i nuovi Tusk, Tajani, Mogherini, Juncker e Draghi. Estrema destra senza numeri. Popolari e socialisti verso un allargamento della maggioranza a lib-dem e Verdi

Alleanze e poltrone, in Europa ora si balla

Overdose elettorale, politichetta Tv, ma l’Europa che si prepara?

Europa in overdose di commenti su tutte le reti televisive e a tutte le ore, ma di Europa vera, quella che sarà da questo voto, poco, molto poco. Quali saranno le alleanze per costruire una maggioranza al Parlamento europeo? Chi starà all’opposizione, e come ci starà? Quali saranno le nomine per i posti importanti?
Certo, in Italia abbiamo anche pesanti questioni nazionali su cui riflettere: i 5Stelle sprofondati in una sconfitta choc, che si scoprono nella trappola del governo sotto tallone leghista, con Salvini che raccomanda il Paese alla Madonna e molti credenti che si raccomandano a Dio.
In Europa, oltre le piccinerie locali e alcune affermazioni sbruffone, chiusa la partita numerica di chi voleva creare un terremoto, sono già iniziate le trattative per rinnovare un potere che non strappi col passato ma che certo imponga cambiamenti.

Bla bla e appuntamenti reali

La sequenza delle nomine ce la ricorda con precisione Anna Maria Merlo che sul manifesto non si distrae nella ciance.
1) Al Consiglio di fine giugno, i capi di stato e di governo dovranno scegliere il nome del loro presidente, il successore di Donald Tusk, che è del Ppe, partito popolare smagrito ma sempre primo in Europa.
2) Il 2 luglio, prima riunione del Parlamento europeo, dovrà essere eletto il presidente, che succederà a Antonio Tajani, Ppe. Difficile raddoppio popolare e sopratutto, un bis italiano.
3) A metà agosto infine, la carica più importante, quella di presidente della Commissione, una sorta di capo del governo Ue, per succedere a Jean-Claude Juncker, sempre Ppe.
4) Poi ci saranno le audizioni dei commissari (esempio, Moscovici coi richiami all’Italia sui buchi di bilancio) e la decisione su Mr. o Mrs. Pesc, pseudo ministero esteri, attualmente con Federica Mogherini, in conto socialisti e democratici, e Italia senza speranza di alcun bis.
5) Infine, in autunno, dovrà essere scelto il successore di Mario Draghi alla testa della Bce, e qui per noi italiani potrebbero essere dolori forti.

Stasera a Bruxelles

Già stasera a Bruxelles, un Consiglio informale a Bruxelles, per una prima discussione, informa l’attenta Anna Maria Merlo. Macron, ammaccato ma sempre in sella, vede i paesi del gruppo Visegrad, con Tusk e Merkel a cui aveva già telefonato domenica sera. Chi sventola vittorie e chi piange il morto elettorale in casa, chi subito interviene a decidere per fare. Ad esempio, ieri sera, il socialista Pedro Sanchez era a cena all’Eliseo. Inviti italiani non pervenuti, ma già sono prevedibili altri indirizzi di consultazione verso Varsavia, o Budapest dove però, furbescamente, Orban resta ancora Ppe in castigo.
Solo ‘grandi potenze’ e vecchia politica? Verdi vincenti con risultati in alcuni casi clamorosi, ora intendono contare, così come il nuovo gruppo dei centristi, rafforzato dai francesi della République en Marche di Macron. «Per fare una maggioranza pro-europea stabile, i Verdi sono indispensabili» ha precisato il belga Philippe Lamberts. Non c’è più la tradizionale maggioranza Ppe-S&D, deve essere trovata un’alleanza, con centristi e Verdi, per «una coalizione stabile e solida» per arginare l’estrema destra.

Estrema destra più forte ma non abbastanza

Subito la formazione dei gruppi. Conti parlamentari alla mano, Matteo Salvini e Marine Le Pen intendono costruire un gruppo nazionalista che potrebbe avere 80-100 seggi. Adesso, i gruppi di estrema destra sono 3: Enl (Lega, Rassemblement national), che da 37 deputati è passato a 58. «Potrebbe attirare la spagnola Vox per esempio (3 seggi) e convincere partiti che ora sono nell’Ecr, oggi 58 seggi, come il Pis polacco e i conservatori britannici -precisa Anna Maria Merlo-. Poi c’è il gruppo dove sedeva l’Ukip e che dovrebbe accogliere il Brexit Party di Nigel Farage, alleato dei 5 Stelle. Anche se tutti finissero assieme, al massimo il maxi-gruppo avrebbe 172 seggi, ben lontano dalla maggioranza, che è di 376».
Ma non vanno sottovalutate le grandi differenze che spaccano l’estrema destra: relazioni con Putin (Varsavia e Baltici che fatto a cazzotti con Orban e Laga), antisemitismo (e gli innamoramenti per Natanyahu), dilemma economico liberismo-statalismo con idee contrastate, poche e confuse. «Conterà molto la posizione che prenderà Viktor Orbán, per ora in stand by nel Ppe, dove il suo partito Fidesz è stato sospeso ma non espulso. Comunque, l’estrema destra sarà costretta a restare all’opposizione, per mancanza di alleati, anche nel caso di una spaccatura del Ppe».

Battaglia delle nomine iniziata

Joseph Daul, Ppe tedesco è il primo a chniedere/pretendere: «Abbiamo vinto le elezioni (ancora primo ma in discesa), reclamiamo un solo posto: la presidenza della Commissione per Manfred Weber» (Csu). Ma la candidatura di Weber è in difficoltà. Angela Merkel, che lo sostiene, esce indebolita dal voto, e conto politici sono molto più complessi di quelli aritmetici.
Osservazioni critiche: Weber non è mai stato ministro e non ha un peso specifico all’altezza della carica, visto che dovrà trattare da pari a pari con Trump, Xi Jinping, Putin. Oltre ai nemici in casa Ue, vedi Tsipras, Macron e Orban che non lo vogliono.
Socialisti e Democratici, S&D, candidano l’olandese Frans Timmermans, ma il gruppo ha perso seggi, i centristi vogliono contare e rilanciano sul fronte del genere. Autocandidatura di fatto della commissaria danese Margrethe Vestager, che propone «una donna alla testa della Commissione». Ma Macron è pronto a giocare la carta di Michel Barnier, Ppe ma francese, il negoziatore Ue per la Brexit, a dare una sberla a Londra. Equilibri di genere e tra est ed ovest, favorevoli alla bulgara Georgieva Kristalina, direttrice generale della Banca mondiale. L’Italia, rischio da tre (Draghi, Mogheriani, Tajani) a zero, si accontenterebbe del commissario agli Affari economici salva buchi di bilancio.

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