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martedì 15 Ottobre 2019

Vittorio Zucconi, giornalista

Vittorio Zucconi se n’è andato. Ultimamente viveva a Washington, lontano da casa, anche se, per un giramondo come lui, chissà quale luogo del mondo sentiva ormai come casa. So che viveva negli Stati Uniti vicino ai figli e ai nipoti, e apprendo adesso di una sua lunga malattia. Eravamo quasi coetanei e anche amici, per […]

Vittorio Zucconi
se n’è andato. Ultimamente viveva a Washington, lontano da casa, anche se, per un giramondo come lui, chissà quale luogo del mondo sentiva ormai come casa. So che viveva negli Stati Uniti vicino ai figli e ai nipoti, e apprendo adesso di una sua lunga malattia. Eravamo quasi coetanei e anche amici, per quanto vale la parola nella impossibile frequentazione di questo mestiere, che maledici ogni giorno amandolo per la vita.
Ho saputo della morte di Vittorio da mio figlio Enrico, suo fervente ammiratore, e da allora mi danno e mi colpevolizzo nel non ricordare dove e in quale circostanza, con Vittorio abbiamo scherzato, sfottuto e cavoleggiato, lui sempre con intelligente arguzia, e io a fargli da spalla e a rilanciare. Non so dove non so quando ma furono più giorni effervescenti. Un ricordo sempre col sorriso da parte mia, qualche telefonata a risate ancora calde e poi, la macina del giornalismo e pezzi di mondo diversi ci trascinano lontano.
Non so, sinceramente, se posso vantarmi amico di Vittorio. Certamente siamo stati molto amichevoli colleghi. La cosa abbastanza buffa che ricordo, un approccio quasi ‘di famiglia’ tra di noi. Lui Repubblica ruggente, io Tg1 di attribuzione democristiana in epoca Rai di appartenenze più composte e decenti. Legami di famiglia tra di noi? Guglielmo Zucconi, il suo papà, un altro grande giornalista, anche lui con un passato Rai e una più che dignitosa democristianità.
Zucconi senior, che certo aveva rilevato la mia ‘diversità politica’ nel mucchio del Tg1, credo mi apprezzasse -roba di Br, l’intervista a Curcio, Moretti, Balzerani, mi pare di ricordare- e in qualche occasione me lo aveva fatto sapere. Con Zucconi figlio, lui firma certamente più solida della mia anche senza il moltiplicatore Tv, avevamo qualcosa in comune già di partenza: lui l’amore di figlio, io l’apprezzamento di Guglielmo, senza essere, nessuno dei due, minimamente democristiani o particolarmente moderati.
Caro Vittorio, professionalmente mi mancano le tue trovate, la scintilla d’ingegno che trasformava ogni tua cronaca in un racconto, in uno spunto di ragionamento, che aiutava a capire spesso divertendo. Non so davvero cosa avresti potuto inventare per questi risultati elettorali italiani. Come avresti conciato con lapidaria eleganza lo straripante ‘felpa’ Salvini e l’inconsistente ‘Giggino’ Di Maio. Ma forse era giusto che almeno questo te lo risparmiassi.
Adesso ti saluto e mi scuso per il groppo alla gola. Non è giusto, perché l’averti conosciuto e frequentato (troppo poco) valgono sempre sorrisi da parte mia. Un abbraccio ovunque tu sia, dal quel collega un po’ matto, un tempo alla Rai, Tg1. Un tempo lontano, altra Rai, altro Tg1. Ciao Vittorio.

 

 

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