martedì 25 giugno 2019

Quasi silenzio elettorale, exit poll, Tg marchetta e il resto d’Europa

Finalmente silenzio elettorale, dopo una campagna durata per qualcuno quanto l’attuale governo nazionale, con qualche Tg che per un giorno forse torna ad essere giornale e non organo di marchetta.
Di qui a domenica sera (entro le 23) a pensare almeno per un volta non alle tifoserie di casa ma all’Europa che vorremmo. Ma si sa che noi remiamo contro.
Al momento accontentiamoci di festeggiare o fare gli scongiuri su quel poco e incerto da Exit poll (Olanda e Irlanda) e una occhiata in casa dei due Paesi chiave del blocco ‘sovranista’, Polonia e Ungheria, che tanto vuole ma che nessuno sa quanto stringerà.

Silenzio elettorale, grazie

Quasi silenzio elettorale, exit poll, i Tg marchetta e il resto d’Europa
Non so voi, ma da questa parte di Remocontro non ne potevamo più. Tutta la realtà del Paese, dell’Europa, e del mondo, drammi e tragedie comprese, pensiamo ai barconi rovesciati dei migranti che affogano, trattati e ridotti spesso a pura scelta di convenienza elettorale di qualcuno. Non tutti ovviamente, e pochi con una ferocia contro qualcosa o qualcuno, da far paura, o se volete, da vergogna.
Ma a questo punto basta, altrimenti finiamo anche noi come certo vergognosi ‘Tg marchetta’ di queste ultime settimane, come far finta di fare informazione a vantaggio di un partito, uno schieramento, o interessi anche peggiori. Silenzio breve, prima delle ossessive dirette televisive di domenica notte, Mentana e oltre, per poi tradurre tanto sforzo continentale su chi ha litigato meglio tra Salvini e Di Maio.

Exit poll, per quel che valgono

Olanda,
già noto e scritto (fonte Ansa). Il partito anti-immigrazione di Geert Wilders (Pvv) ed il Partito socialista (Sp) potrebbero non ottenere neppure un seggio all’euro Parlamento, se un secondo exit poll dovesse rivelarsi esatto. Il risultato di 732 seggi su 9000 , i laburisti di Frans Timmermans ottengono una chiara vittoria con 6 del totale di 26 seggi che spettano all’Olanda, una in più rispetto a quelle attribuite dalla tv olandese Nos. Batosta dei sovranisti, ma è cosa molto locale e tifoserie invitate alla prudenza.

Irlanda,
fonte Corriere della Sera. ‘In Irlanda gli exit poll premiano popolari e liberali shadow’. Testa a testa fra i due storici partiti moderati in Irlanda. Primi, ancora approssimativi exit poll diffusi dalla tv Rte, il Finn Gael (Ppe) del premier Leo Varadkar e il Fianna Fail (Alde) di Michael Martin sono attorno al 23% . A sinistra cala di 3 punti al 12% lo Sinn Fein, mentre volano i Verdi, dall’1,6 al 9%, e resta al 6% il Labour. Difficile tradurre il voto irlandese in tendenze politiche europee e italiane.

Polonia, opposizione a Kaczynski

Gli ultraconservatori di Pis, alleati della Lega, avanti ma di soli 3 punti sulla coalizione europeista di centrosinistra, e per il governo xenofobo e fideista di Varsavia, sarebbe comunque una batosta politica. Prawo i sprawiedliwosc (Pis), «il partito ultraconservatore di lotta e di governo guidato da Jaroslaw Kaczynski, al cui interno, di recente, hanno trovato ospitalità alcuni esponenti dell’estrema destra polacca», lo descrive Mauro Caterina. Contro c’è ‘Koalicja europejska’, mix politico dai conservatori liberal fino agli ex comunisti di Sojusz lewicy demokratycznej, con i Verdi, i socialdemocratici, eccetera eccetera.

Quei 52 eurodeputati polacchi

Obiettivo della coalizione a livello interno, mettere un freno allo strapotere di Pis che da 4 anni controlla parlamento, la stampa, e ha forzato la mano per il controllo della Corte costituzionale. Sintonia politica tra Kaczynski e il premier ungherese Orbán (oltre che col nostrano Salvini). La Polonia elegge 52 eurodeputati, rispetto ai 26 olandesi! Gli ultimi sondaggi indicano gli ultraconservatori di Pis avanti di 3 punti sulla coalizione di centrosinistra, ma potrebbero esserci delle sorprese. Il documentario dei fratelli Sekielski sui casi di pedofilia all’interno della chiesa polacca. Colpo politico al bacino elettorale del tradizionalismo cattolico in salsa polacca.

Ungheria, Orbán, Ppe «sovranista»


Orbán, il primo ministro, sospeso dai popolari europei, spera di portare il partito più a destra: «Salvini in Italia fa un buon lavoro, non bisogna escludere un’alleanza dopo le elezioni». Gli ultimi sondaggi vedono nettamente in vantaggio il Fidesz del primo ministro Orbán che si manterrebbe al di sopra del 50%. Le stime mostrano anche un testa a testa fra i socialisti dell’Mszp, e Jobbik, partito di estrema destra in fase di ‘ammorbidimento’ moderato. Campagna governativa sempre concentrata contro i flussi migratori e sull’identità culturale europea.

La spinta a destra del Ppe

L’opposizione di centro-sinistra che si esprime a favore di un’Ungheria in Europa, e non quella di Orbán, troppo simile alla Russia di Putin. Orban a destra del Ppe, sospeso ma minaccioso. Fidesz sospeso dal Partito popolare europeo. Orban sul quotidiano tedesco Bild: «Salvini in Italia fa un buon lavoro e per questo non bisogna escludere un’alleanza dopo le elezioni». Progetto politico ormai noto: spostare l’asse politico del Ppe a destra, ma i segnali dal qual poco di Europa che ha già votato, non vanno in quella direzione.

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