sabato 20 luglio 2019

Theresa May, l’addio tra le lacrime sperando non doverla rimpiangere

Theresa May in lacrime annuncia le sue dimissioni dalla guida del partito e del governo per non essere riuscita ad attuare la Brexit. Entro il 7 giugno le dimissioni da leader del partito conservatore che dovrà eleggere nelle successive settimane il nuovo primo ministro per subentrarle a Downing Street. E non è detto che per noi Europa sia una buona notizia

Dimissioni in lacrime
ma chi piange per ultimo?

Theresa May, l’addio tra le lacrime sperando non doverla rimpiangere
Sintesi da agenzia stampa, senza fronzoli, che il contorno umano l’ha fornito direttamente la solitamente algida Theresa, con lacrime da simpatia umana mentre annuncia, assieme alle sue dimissioni, il suo ‘amor patrio’.
Dimissioni irrevocabili dalla guida del partito e del governo per non essere riuscita ad attuare la Brexit. Uscita dall’Ue maledetta, che lascia come lacerante eredità a imprecisati successori, con probabilità che possa essere anche peggio per la soluzione reale dei problemi.
Entro il 7 giugno le dimissioni da leader del partito conservatore, partito spaccato e perdente ma ancora maggioritario che, in attesa di probabili elezioni anticipate, dovrà eleggere nelle successive settimane il nuovo primo ministro per subentrarle a Downing Street.

Theresa prossima vacanza

Dunque, la Gran Bretagna avrà un nuovo premier entro la data del ‘recesso estivo’, la chiusura per vacanza, del Parlamento, fissata secondo il calendario di Westminster per il 24 luglio. Lo hanno confermato in una nota il presidente del Partito Conservatore e i vertici del ‘Comitato 1922’, organo esecutivo del gruppo parlamentare, fissando i tempi per l’elezione del successore di Theresa May come leader Tory e a seguire come primo ministro.

«Ho servito il Paese che amo»

«Ho fatto del mio meglio, purtroppo non sono riuscita a far passare la ratifica della Brexit, malgrado ci abbia “provato tre volte», ha detto May nell’annunciare la sua uscita di scena, invitando chi le succederà alla guida dei Tory e del governo a portare a termine l’uscita dall’Ue ma anche a non considerare il compromesso una parola sporca. La premier britannica ha rivendicato quindi la politica di ‘un «Partito Conservatore patriottico che deve continuare a mirare a unire la nazione e a ridurre anche le ingiustizie sociali, predicando sicurezza, libertà e opportunità».

Sollievo e paure

Jeremy Corbyn, lerader laburista, accoglie come ‘una scelta giusta quanto inevitabile’, l’annuncio delle dimissioni ma non crede che un nuovo leader Tory possa fare meglio e torna a invocare elezioni anticipate. La premier – commenta il leader dell’opposizione laburista – «ha ammesso ciò che il Paese sa da mesi: che lei non può governare e neppure può il suo partito, diviso e in via di disintegrazione». Quindi la richiesta formale del Labour: «Immediate elezioni politiche nel Regno Unito», anche a verificare quanto ancora unito sia realmente.

L’eterno Boris Johnson in corsa

Sbragato e fuori misura il detestabile Boris Johnson che da congiurato contro cerca di accreditarsi subito da successore, a ‘cadavere politico’ di Theresa ancora caldo. Applausi di circostanza, «Un discorso di grande dignità da Theresa May», veleno in coda, «Ora è tempo di unirci e attuare la Brexit». Campagna elettorale interna al partito conservatore aperta, con concorrenti esterni, tipo Nigel Farage, il leader eurofobico del Brexit Party, da far più paura di un Johnson in corsa perenne verso un solitamente confuso futuro.

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