sabato 20 luglio 2019

GB voto surreale di ‘Addio Europa’, ma poi addio Theresa

Primi al voto europeo, primi (forse) all’uscita dall’Unione. Il voto surreale da stamane in Gran Bretagna (si vota anche in Olanda). Brexit a dilaniare ancora il Paese e oggi i peggiori vincenti possibili.
Gran Bretagna forse exit dalla Ue, ma uscirà prima Theresa May dal governo.
La sfiducia dei conservatori è imminente. Il Times: “Forse venerdì l’annuncio delle dimissioni”.

Una farsa da 100 milioni di sterline

GB voto surreale di ‘Addio Europa’, ma poi addio Theresa
Una beffa colossale, tre anni dopo aver votato per lasciare la Ue, i sudditi del Regno Unito chiamati ancora una volta a votare per un Parlamento europeo che loro avevo deciso di abbandonare. Con il peggio di casa britannica che, corpo leggero, inevitabilmente viene a galla. Qualcuno non ha neppure fatto campagna elettorale e i Tory non hanno messo insieme neppure un manifesto. La chiamata alle urne arrivata troppo tardi per poter organizzare tutto.
Ma il Regno Unito, beffa o non beffa, paradosso o non paradosso, eleggerà 73 eurodeputati. May, che sembra questa volta avere per davvero i giorni contati, forse le ore, ha chiesto loro di non essere presenti alla prima seduta del parlamento europeo, all’inizio di luglio. Assenza simbolo, ma se un accordo per l’addio alla Ue non sarà trovato prima di quella data, i neo eletti britannici dovranno presentarsi, e conteranno, e non aiuteranno i nemici dell’Europa.

Saga Brexit tragicomica inglese

Molto lo chiedevano, nessuno lo ha deciso, ma queste elezioni si sono trasformate in un secondo referendum sulla Brexit. Referendum truccato, con l’esclusiva degli arrabbiati in campo dopo i tre anni di Brexit mai compiuta. Secondo i sondaggi a fare man bassa di voti sarà una invenzione politica nata per l’occasione, il Brexit party di Nigel Farage, ex leader dell’Ukip, protagonista non trasparente della campagna elettorale del primo referendum.
«Fervente anti-europeista, con i soldi della Ue ci campa da anni visto che è eurodeputato dal 1999», denuncia qualcuno. Anche in Italia abbiamo euro parlamentari euro nemici euro assenti. Il Brexit party è dato al 37%, percentuale altissima tanto più se la si confronta con i sondaggi che riguardano gli altri partiti: i liberal-democratici dati per secondi ma solo con il 19%, seguono il Labour (13%), i verdi (12%) e infine i conservatori con un 4% a picco.

Chi dopo Theresa May?

Elezioni beffa, quelle britanniche per il parlamento europeo, con elezioni politiche anticipate decisive ormai alla porte. Il dopo Theresa May. Chiariamo un ultimo dettaglio europeo prima di creare confusione: solo domenica sera, quando tutti i Paesi dell’Unione avranno chiuso le urne, sapremo se la Gran Bretagna si è pentita o meno di essersi esclusa dal club europeo. Sarà Farage, forse, ma non sarà più per molto la caparbia Theresa May.
Secondo quanto scrive il Times, la premier potrebbe annunciare addirittura le dimissioni domani, evitato il caos durante il voto. Quindi tutto rinviato a venerdì, forse a lunedì, risultati elettorali noti. Una sconfitta storica prevista per i Conservatori, e la posizione di May diventerebbe insostenibile. Ennesimo piano Brexit, possibilità di un secondo referendum sulla Brexit e unione doganale temporanea. Novità bocciate dal laburista Corbyn e dai vertici Tory.

Quarto rifiuto Brexit poi l’addio

Ma il «nuovo» testo sarà presentato in aula domani, Westminster lo voterà per la quarta volta e lo boccerà di nuovo. Caparbiatà di Theresa troppo simile all’arroganza. Non vogliono saperne la maggioranza dei Tories, il Dup nord irlandese e nemmeno il Labour. Tutto questo mentre si diffondono notizie sul futuro pessimo dell’economia. Prima, l’industria siderurgica che colerebbe a picco, con 5000 posti di lavoro, e il Labour vuole nazionalizzarla.
Situazione non soltanto surreale in Gran Bretagna, mentre molti insistono a ricordare sui 100 milioni di sterline che stanno costando questo voto farsa. Questo mentre lo speciale relatore Onu per la povertà Philip Alston -riferisce Leonardo Clausi sul manifesto- che denuncia nel Paese «sistematici e tragici» livelli di povertà, al termine di una lunga indagine, arrivando a paragonare la situazione odierna alle case di lavoro vittoriane descritte da Dickens.

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