martedì 25 giugno 2019

Venezuela, l’ambasciatore a Roma chiude tra debiti e rimpianti

Il diplomatico si dimette dall’incarico a causa delle difficoltà economiche. Debiti per nove milioni di euro con l’Italia e stipendi non pagati.
L’ambasciatore Rodríguez lascia Roma da chavista, ma in polemica con l’entourage di Maduro. A rischio il trapianto del midollo osseo di 25 pazienti, in gran parte bambini, ricoverati in Italia.

«Senza soldi e senza rancore»

L’ambasciatore del Venezuela in Italia, Isaías Rodríguez, si è dimesso dal suo incarico ribadendo di «condividere la causa» del presidente Nicolás Maduro, ma di non poter più proseguire nella sua missione per le troppe difficoltà, soprattutto finanziarie, dovute alle sanzioni Usa sostenute dal sistema bancario italiano, che hanno reso il suo lavoro quotidiano impossibile. Un passo indietro determinato dalla stanchezza di chi non riesce più a pagare i dipendenti e l’affitto della sede. Se ne va «senza rancore», ma certamente non senza polemiche. Comunicando a Maduro la sua rinuncia alla carica di ambasciatore del Venezuela in Italia, Isaías Rodríguez riafferma la propria lealtà al presidente, ma non risparmia critiche al suo entourage.

L’ormai ex ambasciatore, già membro dell’Assemblea costituente nel 1999, e già vicepresidente del Venezuela e procuratore generale della Repubblica, si rivolge a Maduro senza giri di parole, fedele sì. Ma decisamente critico. «Molti dei suoi discepoli hanno ben poco degli apostoli», scrive, aggiungendo di aver «visto molto marketing» nella cerchia di Maduro come, precedentemente, in quella di Chávez e di rinunciare con sollievo alle sue «dosi di insonnia, stress, afflizione e alle vipere che da molto tempo accompagnano il presidente».

È l’ora di fare il nonno

Giorni fa, secondo i media internazionali, il diplomatico aveva denunciato che l’ambasciata in Italia non aveva più fondi per pagare i salari dei dipendenti, né per l’affitto della sede a Roma. «Me ne vado senza rancore e senza denaro. Mia moglie ha appena venduto gli abiti regalatile dall’ex marito, per poterci mantenere a fronte del blocco americano. Sto tentando di vendere l’auto che comprai arrivando all’ambasciata e, come lei sa, non ho un conto bancario perché i ’gringo’ mi hanno sanzionato e la banca italiana mi ha cacciato».

Il 7 maggio, il diplomatico aveva raccontato che mancavano i soldi per tre mesi d’affitto, con conseguente avviso di sfratto, mentre anche pagare i salari era diventato impossibile. Undici persone sono rimaste senza stipendio per quattro mesi, due delle quali sono rimaste per solidarietà, aveva aggiunto, sperando la situazione si risolvesse. Il debito pendente, secondo Rodriguez, ammonterebbe a “quasi 9 milioni di euro”. Rivolto a Maduro ha aggiunto, dicendosi “orgoglioso” di esser stato ambasciatore: “Lei non deve accettare o rifiutare questo testo, lo rendo pubblico perché è definitivo”.

Le ‘vipere’ attorno a Maduro

Non solo difficoltà economiche dietro a questo passo. Il portale La iguana Tv accenna a «discrepanze con vari ministri», -informa Claudia Fanti da Carascas- l’ultima delle quali legata alla presenza venezuelana alla biennale di Venezia. L’ambasciatore, aveva contestato l’opportunità di prendere parte al costoso evento, considerando le difficoltà finanziarie dell’ambasciata, già in ritardo di tre mesi nel pagamento dell’affitto e di quattro mesi nella retribuzione degli impiegati, tutto, naturalmente, per effetto delle sanzioni contro il governo Maduro.

Sanzioni che ora e in Italia, stanno mettendo a rischio anche l’accordo di assistenza medica sottoscritto 9 anni fa dal governo con l’Associazione per il trapianto del midollo osseo, grazie a cui oggi 25 pazienti venezuelani, soprattutto bambini, si trovano in cura negli ospedali italiani. Se anche gli attuali pazienti riuscissero a completare le cure, aveva spiegato Isaías Rodríguez, l’accordo con l’Atmo, nel caso in cui l’embargo andasse avanti, verrebbe necessariamente sospeso.

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