domenica 18 Agosto 2019

Ue a colpi di campagna elettorale, chi rischia di farsi male in casa

Mappa dell’Europa inquieta fra nazionalisti e populisti di varia natura. Gli Stati dove il voto Ue rischia di innescare una crisi interna. Voto, alleanze, la mappa dei Paesi dove le coalizioni sono più forti. Aspettative, ottimisti e pessimisti.

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Ue a colpi di campagna elettorale, chi rischia di farsi male in casa
In Italia, lo sappiamo tutti, le elezioni europee sono la miccia sempre più corta della ‘esplosione/resa dei conti’, nella sempre più fragile coalizione di governo Lega-M5S, acerrimi nemici in queste ultime settimane di campagna elettorale europea. Non ci risultano altri Paesi in una situazione così grave, a prescindere dalle ormai patetiche rassicurazioni di Conte. Ma non siamo i soli nei guai, osserva da Bruxelles Marco Bresolin, su La Stampa.
«Anche altrove, in Europa, i problemi non mancano. E il voto in programma da domani a domenica potrebbe riscrivere gli equilibri politici in molti Paesi, fare da test per le imminenti consultazioni nazionali o comunque lanciare un avvertimento ai rispettivi partiti di governo. Insomma, per molti Stati le Europee rischiano di trasformarsi in un vero e proprio laboratorio di crisi».
Un sintetico elenco di guai, e poi una occhiata alla diverse alleanze, e dove questa sono più forti.

1. Varsavia al bivio

Il caso più emblematico in Polonia. Tutti i principali partiti di opposizione riuniti in una coalizione contro Diritto e Giustizia (PiS), il partito conservatore che governa il Paese. I sondaggi pre-elettorali dicono di un testa a testa tra i conservatori di Jaroslaw Kaczynski, forti nelle aree rurali, e il cartello di «Coalizione europea», molto più urbano. Per i conservatori una sconfitta alle Europee potrebbe essere l’anticamera di un ko anche alle politiche che si terranno in autunno. E per le presidenziali del 2020 la coalizione anti PiS è pronta a calare la carta Donald Tusk, attuale presidente del Consiglio europeo.

2. GB, Brexit si, no, quando?

Il voto europeo nel Regno Unito in un panorama politico ‘molto frammento’ -eufemismo solidale- avrà una chiara valenza in chiave Brexit. Gioca facile Nigel Farage, all’incasso tra i moltissimi scontenti in casa conservatrice e un po’ anche laburista. Farage parassita sul prevedibile crollo dei conservatori, e per la politica che si muove oltre la pancia, un occhio ai ‘pro-Remain’. Ora che anche Theresa May ha aperto a un secondo referendum sulla Brexit, il voto europeo -partecipazione e risultati- potrebbe dire molto su cosa i britannici decideranno veramente a tre anni dallo sciagurato referendum Brexit.

3. Referendum Macron Ler Pen

Quasi referendum anche il voto francese su Emmanuel Macron. Le sue ambizioni di riformare l’Ue, che rischiano di inciampare nei molti guai interni dove le proteste dei Gilet Gialli sono soltanto la parte più violenta e rumorosa di disagi diffusi. Elezioni europeo e primo testa elettorale di portata nazionale di Macron presidente. Esame Eliseo, col rischio di un possibile sorpasso di Marine Le Pen -probabile secondo alcuni sondaggisti- che (sempre Marco Bresolin), «segnerebbe una doppia catastrofe per l’uomo che da Parigi ha promesso di rivoluzionare Bruxelles».

4. Le sfide di Kurz e Tsipras

Altri due leader si giocano tutto, in Austria e Grecia. In Austria, noto a tutti lo scandalo che ha travolto gli alleati dell’altra destra nazional xenofoba alleata di ieri, il giovine cancelliere Kurz annuncia elezioni anticipate a settembre, per cercare si salvarsi il futuro. Le Europee serviranno da assaggio per capire quanto il suo partito ha risentito del caso-Strache. Verso il fine corsa anche Alexis Tsipras, in autunno le politiche ma con meno guai di Kurk. Voto Ue verifica sul possibile sorpasso di Nuova Democrazia su Syriza, rispetto alle dolorose riforme imposte dalla Troika.

5. Dalla Svezia al Belgio

La destra del benessere e della paure. A Stoccolma governo di minoranza del socialdemocratico Stefan Löfven è tutt’altro che stabile. E da destra i Democratici svedesi puntano a superare il 20% per dare una spallata, rispetto al 17% dello scorso anno. Belgio partita nazionale aperta col voto doppio, anche per le Politiche. La particolare forma amministrativa dello Stato, fiamminghi, valloni, lingue e tre regioni autonome con caratteristiche politico-culturali nettamente diverse, rende rompicapo la formazione del governo. Quasi come quello di una nuova Commissione europea. Servirà una coalizione di tre-quattro partiti, con i verdi che puntano a un successo storico.

6. Le coalizioni più forti

374 milioni di europei chiamati alle urne. Già da domani, gli olandesi E i britannici, con gli altri Paesi che seguiranno fino a domenica, giorno del voto in Italia, ultimo Paese a chiudere le urne alle 23. All’alba di lunedì sapremo quale possibile Europa prossima e chi saranno i 751 deputati pronti a insediarsi il 2 luglio a Strasburgo In corsa le famiglie politiche del Continente, a partire dal Partito popolare europeo, destinato a perdere voti rispetto al 2014 ma a confermarsi partito di maggioranza relativa, dicono i sondaggi. Improbabile politicamente la cooptazione  della destra arrabbiata della Lega et similia.

7. Chi segue e insegue

Probabili secondi i Socialisti e Democratici (Pse). Nel centrosinistra è il Pd ad aspirare al ruolo di primo partito. Terza forza, i Liberali di Verhofstadt (Alde) sommati a Macron e Ciudadanos. Per la prima volta Ppe e Pse da soli non avranno la maggioranza e per governare dovranno allearsi con i Liberali, annota Alberto D’Argenio su Repubblica. Probabile alleanza con i Verdi, utili a rinforzare il fronte europeista di fronte all’opposizione dei sovranisti. E poi loro, la cosiddetta «onda nera», dai dai polacchi di Kaczynski a Salvini e Le Pen, per tentare il Ppe ad un’alleanza di ultradestra modello Orban.

8. Chi si aspetta cosa

Ottimisti o pessimisti? Sondaggio di Gallup International Association. Gli ottimisti per il dopo-voto il 49% e i pessimisti il 41%. I più speranzosi sono gli elettori dell’Est Europa e del Sud europeo (55% in entrambi i casi) mentre i nordici vedono più nero degli altri europei (54% contro un 39% di ottimisti).
Chi vota partiti di destra è più positivo in termini di aspettative (59%, mente il 35% non attende buoni sviluppi) rispetto a chi vota a sinistra (48% di ottimisti, 45% di pessimisti). Tra gli elettori di partiti centristi, il 50% spera in cambiamenti positivi, il 35% non ci crede affatto.

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