domenica 18 Agosto 2019

L’Europa delle vere disuguaglianze oltre i comizi

Un gigantesco lavoro sulle disuguaglianze che dice molto di più sullo stato dell’Europa di tutti i sondaggi elettorali e i parametri finanziari usati come armi contro in questa dura ma squallida campagna elettorale, organizzata per schieramenti politici nazionali in cui l’Europa è alibi o bersaglio.

World inequality database

L’Europa delle vere disuguaglianze oltre i comizi
World inequality database (Wid), un network di un centinaio di ricercatori coordinati da Thomas Piketty, l’autore del bestseller di qualche anno fa ‘Il capitale nel XXI secolo’. I dati delle indagini a campione, delle contabilità e dei fisco nazionali. Non solo Unione ma Europa vera. 38 paesi: i 28 dell’Unione, più i cinque candidati a entrare -Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Albania-, e i cinque fuori dell’Ue ma hanno stretti rapporti economici come Islanda, Norvegia, Svizzera, Kosovo e Moldavia.

Dal 1980 al 2017 tra molti guai

Lo studio va dal 1980 al 2017, quasi 40 anni durante i quali il modello europeo, riferisce Roberta Carlini su Internazionale, «è stato messo alla prova da due shock: l’integrazione dei paesi ex socialisti dell’est e la grande crisi economica del 2008». Cosa scopre lo studio? Poco di carino.
1) L’1 per cento più ricco della popolazione, che in questo arco di tempo si è preso una ricchezza pari a quanto guadagnato da metà della popolazione europea, quella che fa parte della fascia più bassa del reddito;
2) un aumento dei poveri complessivamente limitato, ma più sensibile nell’est e nei paesi del sud, tra i quali l’Italia;
3) una convergenza tra paesi lontana dall’essere realizzata, anzi, differenze crescenti.

Stato della coesione 2017

«Coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli stati membri», recita nei suoi princìpi fondamentali. Obiettivo esplicito dei costituenti, ridurre le differenze nel reddito medio esistenti da paese a paese.
1) reddito medio pro capite era sotto i 15mila euro nei Balcani;
2) tra i 15mila e i 30mila nei paesi dell’Europa dell’est e del sud (Grecia, Portogallo, Italia, Spagna, Cipro e Malta);
3) tra i 30mila e i 45mila nei paesi dell’Europa occidentale e del nord, con Lussemburgo e Norvegia che superavano i 60mila euro (redditi calcolati a parità di potere d’acquisto).

Dal 1980 ad oggi?

Rispetto ai livelli di partenza del 1980, le differenze sono abbastanza evidenti.
a) Il blocco nordico resta ampiamente in vetta con un reddito del 50 per cento più alto di quello della media europea (mentre alla metà degli anni novanta la differenza era solo del 25 per cento);
b) quello occidentale segue a distanza, più alto del 25 per cento;
c) quello del sud, sceso sotto la media europea con la grande crisi del 2008, adesso è il 10 per cento in meno;
d) quello dell’est guadagna gradualmente terreno ma resta del 35 per cento sotto la media. I paesi ex comunisti entrati nell’Ue hanno registrato tra il 2000 e il 2017 tassi di crescita annuali medi del 2,9 per cento, mentre nel nucleo originario dell’Europa a 15 il reddito medio pro capite cresceva, negli stessi periodi, dello 0,4 e 0,8 per cento.

Missione riuscita, dunque?

Il World inequality database avverte che, nonostante la crescita degli ultimi 17 anni, il blocco orientale ha a malapena recuperato il divario rispetto alla media europea dopo la caduta del muro di Berlino. Spiega inoltre che il riavvicinamento si deve in gran parte ai guai economici del nucleo originario, soprattutto quelli dei paesi del sud. Infine, nel conto del dare e dell’avere dei paesi dell’est con l’Europa -silenzio ipocrita dalle parti del blocco di Visegrád- i fondi del budget europeo, generosamente aperti ai nuovi entranti. Lituania, Lettonia e Bulgaria ricevono soldi da Bruxelles pari al 2-3 per cento del loro prodotto interno lordo, mentre Francia, Germania e Austria contribuiscono al bilancio europeo dando lo 0,2-0,3 per cento del loro pil.

Disuguaglianze interne

Molto più netti sono i numeri delle disuguaglianze interne ai paesi europei. La quota del reddito guadagnata dal 10 per cento più ricco della popolazione è cresciuta ovunque, dal 1980 al 2017, con la sola eccezione del Belgio. Guidano la classifica proprio i paesi dell’est. I peggiori, noi del sud.
Dal 1980 al 2017 la quota del reddito del 10 per cento più ricco, è cresciuta ogni anno dell’1,4 per cento nel blocco dell’Europa occidentale; dell’1,3 per cento in quello del sud; del 2,2 per cento nell’Europa del nord; e del 2,5 per cento in quella orientale.
‘Top 1 per cento’, straricchi, + 3,5 per cento all’anno nell’Europa del sud, + 7,5 per cento in quella dell’est.

Milionari e miliardari

Alla base della piramide, restano i poveri. Le disuguaglianze si sono riaperte e molto spesso le tendenze dicono che più cresce il reddito dei ricchi e ricchissimi, più aumenta la povertà. Vero è che adesso Romania, Bulgaria e tutti i paesi balcanici guidano la classifica dei paesi dove i tassi di povertà relativa sono più alti. Altrove -anche in Italia- l’aumento della disuguaglianza si deve più all’incremento della povertà che a quello della ricchezza.
Nell’insieme, quasi tutti i paesi europei non hanno finora raggiunto gli obiettivi dello sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite, secondo cui il 40 per cento della popolazione ai livelli inferiori del reddito doveva crescere più della media. E’ accaduto solo in Norvegia e in Spagna, mentre in tutti gli altri paesi il loro reddito è cresciuto meno. O peggio, casi come l’Italia, dove si sta sotto per 20 punti percentuali.

E il modello europeo?

Dunque cosa è accaduto? Una riduzione minima delle disuguaglianze tra gli stati, e un aumento marcato di quelle al loro interno. Conseguenza, in Europa c’è più disuguaglianza rispetto a quarant’anni fa. Più soldi ai più ricchi (l’1 per cento), sintesi rozza ma efficace. Consoliamoci e teniamoci stretto il modello europeo certo da correggere, rispetto a ciò che accade negli Stati Uniti ora trumpiani. In Europa siamo meno disuguali che negli Usa. Martin Sandbu sul Financial Times: “il modello sociale europeo sta ancora facendo il suo lavoro”. Ma non basta.

Messaggio alla futura Commissione

Messaggio per la futura Commissione europea e candidati alla presidenza: «Mettere mano alle disuguaglianze. Le mappe del rapporto Wid dicono molto anche sul malessere che guida e accompagna la campagna elettorale per il parlamento europeo. Non sempre sono perfettamente sovrapponibili a quelle dei paesi dove le destre nazionaliste sono in crescita -soprattutto nell’Europa del sud e dell’est- ma di certo aiutano ad orientarsi».
(https://www.internazionale.it/notizie/roberta-carlini/2019/05/20/disuguaglianze-europa)

 

AVEVAMO DETTO

L’estrema destra in Europa, tutto e il contrario di tutto

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