martedì 20 Agosto 2019

Il più antico mestiere del mondo? Spia, che fa rima con bugia

Sempre lo stesso quasilibro, Sussidiario Scolastico Sconsigliato, diventato un nonlibro relegato tra i tanti File di un computer, buono oggi per qualche ‘raccontino’. Oggi parliamo di spie, ma spie fatte nobili dai racconti letterari e poi affascinanti protagoniste in libri d’avventura, prima che a imbambolarci arrivassero il cinema e la televisione. Sia chiaro che, dato il mestiere di ficcanaso che ho svolto per una vita, anch’io ho qualche amico spia, che se vuoi essere istituzionalmente corretto, lo dovresti chiamare (ma sottovoce) agente dei Servizi segreti. Ma su di loro non faccio certo la spia.
Ma quando spia fa rima scolastica con bugia storica e letteraria, allora mi arrabbio
(Nella foto di copertina anfora greca con Ulisse e Diomede in azione di spionaggio che uccidono le spia troiana Dolone)

 

La guerra è gioco sporco
bugie, inganni, tradimenti
come ci ha insegnato Ulisse

Ilioupersis Louvre_

Il vero più antico mestiere del mondo? Spia, che fa la rima con bugia
Abbiamo ormai capito che la guerra, antica o moderna che sia, raccontata in versi o in prosa, non è certo una questione da mammolette. Abbiamo anche capito che la guerra, quando la fai, non puoi far finta di volerla fare soltanto a metà. La guerra non la puoi fare soltanto “un po’”, visto che nessuno può essere morto “soltanto un po’”. La guerra puoi cercare di mascherarla con qualche sostantivo taroccato e aggettivo giustificativo, del tipo “Difesa preventiva”, ma sempre guerra è.
La guerra è puntata massima, tra il vincere o il perdere per chi la promuove, e tra il vivere e il morire per chi la combatte o la subisce. La guerra è gioco sporco. La guerra è il genere di attività umana che nei millenni ha continuato a produrre sempre morti e distruzioni. Quando sei dentro alla guerra, le bugie, gli inganni e i tradimenti, come ci ha insegnato Ulisse, sono il pane quotidiano.
In guerra devi sapere cosa fanno gli avversari, e devi non far sapere o ingannare, su quello che stai facendo tu. Per raggiungere questo obiettivo, ogni mezzo non soltanto è lecito, ma persino necessario, ci insegnano i generali. Il conoscere cosa fa l’avversario, secondo gli studiosi di cose militari, è già mezza guerra vinta. Cercare di carpire segreti militari e politici di un altro esercito o di un altro stato, si chiama spionaggio.

Il vero mestiere più antico del mondo

Lo spionaggio, secondo me, è il vero e più antico mestiere del mondo, con buona pace per l’ingiusto detto popolare a danno della prostituzione. Vendere notizie è certamente più facile che vendere il proprio corpo. Ed è anche più malizioso. Chi si prostituisce concede comunque una parte di sé, paga un prezzo, mentre la spia vende cose sottratte ad altri con l’inganno. Questa è comunque una teoria senza possibilità di riscontro.
Ciò che è certo, è che lo spionaggio politico e militare è antico come la storia dell’uomo e dell’uso della clava. Fare spionaggio impone l’uso dell’inganno e del sotterfugio, abilità personali che non rientrano ufficialmente nell’elenco delle virtù umane riconosciute. Forse è per questo che la materia non ha meritato nella storia molti racconti epici, salvo l’eccezione di Omero per il suo Ulisse, e nella letteratura più moderna, le storie di spionaggio sono state relegate nel settore “gialli” e avventura. I libri da viaggio, li chiamo io.
Colui che fa spionaggio si chiama spia. Una spia seria e professionale, abbiamo appreso da Ulisse, deve saper usare l’inganno e il sotterfugio. Il mondo è pieno di inganni e di spie, e la stessa Storia maiuscola ne è piena, compresa quella antica e antichissima, soltanto che nessuno a scuola, fra gli insegnanti, su questi argomenti interessanti e curiosi si è mai preoccupato di farci la spia.

Spia sempre orfana di Maria

La spia più comune e subita da tutti è certamente quel compagno/a di classe che aveva/ha il vizietto di spiattellare tutto al prof per farsi bello e trarne vantaggio personale. Da quella esperienza probabilmente nasce il significato genericamente negativo che si da alla parola spia. “Sei una spia”, “Ha fatto la spia”, “Non fare la spia”.
Una filastrocca della mia infanzia recitava: “Chi nel mondo fa la spia, non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù, e alla fine va laggiù”. Se così fosse davvero, l’Inferno temo sarebbe l’aldilà più frequentato.
Spia può essere anche sinonimo di delazione, ma assieme, per fare la spia (salvo quel ruffiano del nostro compagno/a di scuola), occorre anche astuzia e furbizia. A questo punto il giudizio comune si rovescia. Sulla questione furbizia, la morale corrente di noi adulti è abbastanza contraddittoria. Se fai chiasso in classe e ti fai beccare dal prof sei uno stupido e ti meriti una punizione aggiuntiva a casa, se fai chiasso e la fai franca, sei soltanto un po’ irrequieto ma molto furbo. Ci sono dunque la spie buone, e quelle cattive. Il mondo è pieno delle due categorie di spie, e la stessa Storia è stata scritta per una certa parte anche da loro.

Giuda spia doppiogiochista

La spia malvagia per eccellenza ci viene raccontata addirittura dal Vangelo. Cosa era l’apostolo Giuda se non un infiltrato, una spia del Sinedrio fra i discepoli di quel Nazareno, sospettati col loro capo di tendenze anarco-pacifiste? Giuda fa la spia e tradisce Gesù per la somma di trenta danari (che era allora un gran mucchio di soldi), vendendo Cristo ai sacerdoti che lo volevano mandare a morte per la sua predicazione sovversiva.
La spia “buona” più rinomata, ormai lo sappiamo, nasce una decina di secoli prima delle vicende del Nuovo Testamento, e ci è stata raccontata da Omero. Il decimo libro dell’Iliade, primo capitolo della “Dolonia”, è un vero e proprio racconto di spionaggio con Dolone, la spia troiana catturata, che viene prima viene indotta a svelare i suoi segreti, e poi uccisa.
Ulisse è qualche cosa in più dei nostri 007 da film. Ulisse è spia sul campo, per conoscere le mosse dell’avversario, ed assieme è il maestro nell’uso di quelle informazioni per indurre in errore i troiani. Il finto ritorno degli Achei verso casa ed il cavallo laciato sulla spiaggia è il suo capolavoro nell’inganno. Disinformazione la chiamano le spie di oggi.
Come abbiamo già visto, l’appartenere della spia alla categoria dei buoni e dei cattivi è spesso una questione di fortuna. Se fai la spia e gli altri ti beccano, in genere finisci a morte o comunque nei guai. Chi fa la spia senza farsi scoprire e la sua parte vince, viene iscritto d’autorità nell’elenco dei buoni o quantomeno dei valorosi. Se stai dalla parte perdente, come Dolone, non ti è concessa neppure la pietà.
Giuda ha tradito il Nazareno che si è rivelato il figlio di Dio ed è diventato il Cristo di milioni di credenti, e lui, Giuda, è diventato l’ultimo paria del mondo cristiano (“sei un giuda”). Ulisse che sugli inganni aveva costruito la sua vita (sino a quello fatale del Cavallo), essendo risultato alla fine vincitore, per quei suoi inganni basati anche sull’astuzia individuale, diventa eroe epico le cui gesta discutibili sono conosciute e lette da circa tremila anni in tutto il mondo.

TG Tucidide fiction Omero

Di spionaggio ce ne parla già il greco Tucidide nella sua “Storia della grande guerra del Peloponneso” (431 a.C.). La successione infinita delle guerre fra Atene e Sparta. Tucidide -per capirci- sta ad Omero, come un telegiornale sta ad un Reality Show. Tucidide la verità la può anche aggiustare a sua convenienza, ma deve in qualche modo attenersi ai fatti realmente accaduti, mentre Omero lavora solo sulla base di antiche leggende che abbellisce in poesia.
Secondo Tucidide, la vera causa delle guerre fra Atene e Sparta, fu “la crescente grandezza degli Ateniesi, e il timore che gli Spartani ne avevano”. Un fatto (la grandezza di Atene), e una impressione (la minaccia per Sparta). Le notizie vere o presunte sulla potenza di Atene, spingono Sparta a quella che oggi sarebbe chiamata dal presidente statunitense George W. Bush, una “difesa preventiva”. Accadde più o meno 2 mila 500 anni fa. Se torniamo all’attualità, vediamo che è esattamente ciò che ha fatto l’America attuale con l’Iraq che fu di Saddam Hussein.
Gli spartani avevano ingigantito la potenza di Atene (spiega Tucidide), per convincere e convincersi della necessità della guerra, mentre l’americano Bush ha scatenato il mondo nella caccia ad armi di distruzione di massa (atomiche, chimiche, biologiche), che non esistevano, ma che il malvagio Saddam “avrebbe voluto poter possedere per usarle contro il mondo occidentale”.
Risulta a questo punto evidente come sia sempre molto difficile stabilire da che parte stiano davvero le responsabilità dell’esplodere di una guerra. E’ colpa della crescente potenza di Atene o della paura che ne ha Sparta? Fondamentale, per una guerra, spiega nel 1584 Francis Bacon (italianizzato in Francesco Bacone), è “la conoscenza delle intenzioni e delle condizioni”. Intenzioni e condizioni dell’avversario. Spionaggio, quindi. Lo avessero fatto un po’ meglio sia Sparta sia la Cia di Bush, avremmo avuto qualche guerra in meno.

Il maestro cinese Sun Tzu

Il maestro cinese Sun Tzu, più o meno contemporaneo di Tucidide, dedica l’ultimo capitolo del suo trattato su “L’arte della guerra”, all’Uso delle spie. Scrive Sun Tzu: “Le armate contrapposte possono fronteggiarsi per anni, impegnandosi in vista di una vittoria che sarà decisa in un giorno solo. Stando così le cose, rimanere nell’ignoranza della situazione del nemico solo per risparmiare la spesa di cento pezzi d’argento per ricompensare chi può fornire informazioni, è il colmo dell’inutilità”.
Sempre attorno a duemila 500 anni fa, una delle grandi potenze dell’epoca fu l’impero persiano. Un territorio immenso che comprendeva la Persia, l’Asia minore, il Medio oriente, l’Egitto, la Mesopotamia, parte dell’attuale Afghanistan ed una quantità di popoli da tenere sotto un unico dominio. Erodoto (uno studioso greco su cui, se fate il classico, inciamperete senz’altro), ci racconta di una struttura di controllo imperiale gigantesca e capillare, organizzata in modo tale che “l’occhio del Re” potesse arrivare ovunque. Rapporti e resoconti dei governanti locali e, assieme, rapporti di altri sul loro operato, ed una vigilanza rigorosa lungo le vie di comunicazione di allora, a controllare il movimento di uomini, merci e notizie.
Oltre alla vigilanza interna, lo spionaggio nell’impero persiano era strumento decisivo di politica estera. Forse è in Persia (l’attuale territorio dell’Iran), che s’inventano o almeno rendono ufficiale l’utilizzo della prima spia professionale donna, la prima “Mata Hari” (protagonista femminile molto nota dello spionaggio tedesco durante la prima guerra mondiale), diremmo oggi.
Targelia di Mileto pare fosse bellissima e molto generosa e disponibile negli affetti. Essa fu il principale agente persiano in Grecia, capace attraverso la sua abilità e la sua avvenenza di guadagnare moltissime personalità greche alla causa del Gran Re.

Spionaggio al femminile

Siamo all’affasciante argomento dello spionaggio al femminile. Chi ha attitudine a fabbricare inganni sa anche riconoscerli e svelarli, affermava 3000 anni Aristofane. E chi, insinua il poeta comico di Atene, meglio delle donne può fare questo? Valutate voi, ragazze che leggete, ciò che Aristofane fa dire a Prassagora, la protagonista del poema “Le donne a parlamento”. “Se le donne staranno al governo, chi mai può raggirarle? Son troppo avvezze a raggirare loro”.
Personaggi femminili compaiono costantemente nelle vicende antiche che implicano trame o congiure, e sono spesso le donne a costruire o smascherare il complotto. Plutarco ci parla di una certa Aspasia che riusciva con la sue arti a soggiogare i personaggi più eminenti.
Se dal mondo greco passiamo a quello romano, troviamo Ispala Fecennia che denuncia la trama dei Baccanali, o Fulvia, utilizzata per spiare Catilina, che a sua volta aveva arruolato parecchie donne per spiare i loro mariti o per conquistarli alla sua causa. Nella società greca e romana classica, la parola della donna era ritenuta pericolosa perché infida, ingannevole, incontrollabile. Grazie a queste stesse presunte caratteristiche, le donne potevano talvolta risultare decisive nell’accertare la verità o svelare enigmi.
Per difendere l’onorabilità storica de “l’altra metà del cielo”, vi voglio raccontare ora di come l’inganno anche sentimentale non sia esclusivo patrimonio femminile. Svetonio (altro narratore da liceo), ci racconta di come Augusto, il grande Cesare Ottaviano, fondatore dell’Impero romano, si dedicasse a reiterati adulteri col preciso fine di scoprire, attraverso la moglie traditrice, i disegni politici dei loro mariti. Non male come spregiudicatezza.
Del resto fu con l’impero romano che l’evoluzione delle tecniche militari diede vita a figure professionalmente specializzate per condurre operazioni di spionaggio o di intelligence, come preferiamo chiamarle oggi rifugiandoci nel vezzo della lingua inglese a tradurre l’italianissima parola “intelligenza”. Pensare che già i nostri progenitori latini avevano provveduto a dare ruolo e nome a spie e spioni del tempo: “frumentarii” oppure, “agentes in rebus”.

Sparta-Atene, Bush-Saddam

Per dare una logica a questa micro storia dell’inganno e della bugia professionale, dobbiamo occuparci dell’equivoco eterno tra l’apparire e l’essere. Se per la morale conta certamente l’essere, per la politica, e quindi per la storia che racconta gli effetti della politica sui popoli del mondo, tutto è legato a ciò che appariva ai protagonisti di allora. L’abbiamo già visto con Sparta e Atene e con Bush e Saddam.
Facciamo un altro balzo indietro di quasi 3 mila 300 anni. La battaglia fra Egiziani e Ittiti, nel 1279 avanti Cristo. Nel caos e nella tragedia di quella battaglia, tutti ne escono con le ossa rotte e tutti la raccontano come una vittoria per tenere buoni i propri sudditi che sanno di aver perso molti figli-soldato, e di doversi aspettare nuove tasse per pagare una guerra senza bottino. Esempio splendido di modernità comunicativa, dove l’importante non è ciò che è, ma ciò che appare.
La seconda lezione ci arriva dalla battaglia di Qadesh, con l’inganno subito da Ramsete II. Due falsi disertori avevano descritto al Faraone il contingente avversario come molto lontano, mentre l’esercito Ittita, ben schierato, attendeva soltanto il momento per attaccare di sorpresa. Gli agenti segreti Ittiti beffano insomma il grande Faraone. Altro postulato del teorema dell’inganno, dove l’abilità strategica è nel “far sembrare”, “far credere” ciò che ti conviene, come ci aveva insegnato Ulisse col suo cavallo di Troia.
L’inganno e la bugia non sono quindi un “Vizio” che si insinua fra le “Idealità” della guerra, ma sono la parte fondamentale della guerra stessa, la sua “Realtà” più autentica. La guerra è stata e, purtroppo, continua ad essere una parte decisiva nella storia dell’umanità. Il greco Plutarco, su questo, si era interrogato molto prima di noi. “… come potrebbe la successione dei tempi non diffondere incertezza e oscurità sulla storia, se nei fatti recenti e che si sono svolti quasi sotto i nostri occhi, il falso si sostituisce al vero? …

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