martedì 25 giugno 2019

Genova, porti vietati alle guerre non a chi scappa dalle guerre

Portuali pronti a impedire l’attracco a nave saudita che trasporta armi.
I leggendari ‘camalli’, da sempre parte attiva nella vita sociale e politica della città, hanno ripreso lo slogan salviniano per dire: “Chiudiamo i porti alle armi, non alle persone”.
Il cargo, con bandiera di Riyad, avrebbe a bordo armamenti che potrebbero essere utilizzati dalla coalizione del Golfo contro i civili in Yemen

«Chiudiamo i porti alle armi, non alle persone»

Genova, porti vietati alle guerre non a chi scappa dalle guerre
Chi di slogan colpisce… Ripreso in chiave pacifista lo slogan simbolo di Matteo Salvini da parte dei portuali di Genova, i “leggendari camalli” li chiama Paolo Frosina sul Fatto Quotidiano, leggenda forse è esagerato, ma protagonisti reali e da sempre nella vita sociale e politica della città è storia. Nuovo fronte di battaglia civile di cui abbiamo già raccontato qualcosa ieri, il previsto arrivo nel porto ligure della Bahri Yanbu, un cargo battente bandiera saudita di proprietà dal governo di Riyadh. Una nave che -documenti d’imbarco e fotografie nelle stive- porta a bordo armamenti di fabbricazione europea diretti allo scalo saudita di Gedda, dove l’arrivo è previsto a fine mese. E non è difficile immaginare che la destinazione finale sia lo Yemen, dove l’esercito saudita combatte con ferocia i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran, senza badare a vittime civili -60 mila-, fame ed epidemia di colera.

Torniamo a mare

Ci sono otto cannoni semoventi di tipo “Caesar” prodotti dall’azienda di Stato francese Nexter, già bloccati dai portuali di Le Havre. Internazionalismo pacifista. Scalo francese saltato e legittimo sospetto dei nostri camalli che, l’imbarco saltato dai ‘cugini’, potesse avvenire a Genova. Ma ormai se lo scordino gli armatori, e qualche governante spieghi la politica italiana sulla armi destinate a Paesi in guerra. Il rispetto della legge. Non solo quella italiana, per Roma eventualmente distratta. L’articolo 6 del Trattato Onu sul commercio delle armi del 2014 -firmato dall’Italia- che impone di «non autorizzare trasferimenti di armi convenzionali se sono a conoscenza del fatto che potrebbero essere usate in attacchi verso obiettivi civili». E qui scoppia anche il caso delle bombe per i sauditi prodotte in Sardegna dalla RWM tedesca. Nello Yemen ammazzano in italiano o in tedesco?

La nave ora perde tempo

Il cargo saudita Bahri Yanbu rallenta ogni giorno la sua velocità di rotta verso l’Italia, dopo lo scalo tecnico a Santander, annota Massimo Franchi sul manifesto: as Ganova forse linedì in mattinata. Le autorità saudite forse contano su qualche ‘aiutino’ interessato. Le autorità portuali sembrano voler accordare l’attracco dando credito alla dichiarazione che la nave non trasporta armi e che non ne sarebbero caricate nel porto ligure. Loro ci credono, i camalli no. «Lunedì mattina quando arriverà la nave e vedremo il ‘manifesto di carico’ (e salvo verifiche solitamente mai fatte ndr) sapremo se è vero che la nave non caricherà armi ma merci varie. Manderemo le squadre con nostri delegati per verificare se è effettivamente così. In caso contrario, sarà sciopero. Noi diamo un segnale: a Genova il porto è chiuso alle armi», la sintesi di Antonio Benvenuti, console della Compagnia unica dei portuali.

Quella nave troppe volte

La Bahri Yanbu le armi le avrebbe caricate in Olanda e munizioni ad Anversa, ma nessuna autorità ne denuncia la presenza a bordo. Complicità.Si è intanto scoperto che la compagnia saudita -Bahri è l’acronimo tradotto di compagnia navale nazionale dell’Arabia saudita- ha fatto carichi molte volte nei porti italiani, a Cagliari soprattutto.Ed ecco nuovamente le bombe prodotte dalla RWM Italia con sede a Ghedi, Brescia, e stabilimento a Domusnovas, in Sardegna. «In tutte le altre occasioni queste cose sono sempre state fatte nel massimo riserbo», aggiungono dal porto di Cagliari. Ora la mobilitazione preventiva dei lavoratori portuali, a rendere complicato il compito dell’armatore e degli agenti che lo appoggiano nei vari porti italiani. Secondo l’agenzia che rappresenta i sauditi , nessuna merce militare, solo impiantistica e rotabili. Ma questa volta molti occhi a verificare.

Cargo con trasponder fantasma

Bahri Yanbu è una delle sei traghetti per il trasporto di veicoli su gomma, i ‘Ro Ro Cargo’ usati da Riad per acquistare e trasferire armi in tutto il mondo. Bahri Jeddah ha certamente caricato, il 9 giugno 2016 a Cagliari, armamenti prodotti dalla Rwm Italia, branca nostrana della tedesca Rheinmetall. Bahri Hofuf, nel luglio 2014 era stata fermata dagli ispettori del porto di Genova perché non aveva le bolle d’accompagnamento necessarie ad un carico di armamenti. E questi i movimenti tracciabili: secondo i Lloyd’s inglesi, l’ultimo anno le navi saudite per almeno 34 fino a 71 giorni hanno tenuto spenti i transponder, rendendosi invisibili ai radar. Immagini satellitari mostrano una delle navi ferma ad Aden, porto yemenita sotto il controllo dell’esercito saudita, in due occasioni nel 2016. Al suo arrivo in porto, c’erano sempre uomini in mimetica e veicoli militari.

 

AVEVAMO DETTO

Camalli genovesi, niente carichi d’armi per lo Yemen

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