Perché così tanti uomini incompetenti diventano leader? Domanda posta dallo psicologo Tomas Chamorro-Premuzic come titolo al libro «Why do so many incompetent men become leaders?», versione inglese di un diffuso problema anche italiano. Ce ne parla Oliver Burkeman,del The Guardian, rilanciato da Internazionale. Non solo provocazione, ma domanda estremamente seria se uno percorre un po’ di storia. Se uno passa dagli Einaudi, i Degasperi, i Nenni, i Togliatti o quanti altri volete, e li confronta con … fate voi.
«Nessuno dubita che esistano degli uomini competenti, e presumibilmente in numero sufficiente per guidare i governi e le grandi aziende del mondo. E quindi anche se il mondo è orribilmente sessista, perché a guidarlo non ci sono solo o competenti, uomini o donne che siano?». Bella domanda.
Ci si aspetterebbe comunque che quelli di talento ce la facciano più facilmente degli idioti. E invece, «guardatevi intorno».
Dal libro di Chamorro-Premuzic emerge che sono due elementi distinti a contribuire al fenomeno. Uno è il sessismo; il secondo è una generale difficoltà nello scegliere leader competenti, di ambo i sessi, rispetto a quelli e quelle incompetenti.
«Di solito pensiamo che l’eccesso di fiducia e l’egocentrismo siano segni di grande abilità, anche se in realtà sono la spia di qualcosa di negativo. Dovrebbero “essere visti come un segnale d’allarme”, e “invece ci spingono a dire ‘Che persona carismatica! Probabilmente ha la stoffa del leader».
Ripetiamo, il nome mettetelo voi.
Follia ultima, e non solo in politica, è che perfino un ufficio del personale finirà comunque per promuovere un numero sproporzionatamente alto di uomini mediocri. «Sostituire tutte le persone impresentabili con persone di valore, e le donne sicuramente sarebbero di più di oggi». Ma non aspettiamoci che sia la nostra attuale generazione di leader potici a guidare questa rivoluzione.