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venerdì 6 Dicembre 2019

Vivere o morire, la disperazione via social degli adolescenti

Vivere o morire. La polizia in Malesia sta indagando sul caso di un’adolescente che si è suicidata, dopo aver chiesto ai suoi follower su Instagram di votare se dovesse uccidersi. La ragazza di 16 anni, il cui nome non è stato reso noto, aveva creato un sondaggio sul popolare social network, dove si condividono storie e foto personali, con al centro la domanda: «Molto importante, aiutami a scegliere D / L» Morte o vita. Emerge la disperazione dei teenager ma anche l’insensibilità degli utenti.

Vivere o morire

D / L – D, death, morte – L, life, vita

Vivere o morire. “Devo vivere o morire? E’ molto importante Aiutami a scegliere D/L”.
Poche righe, un’alternativa secca che non ammette ripensamenti. Così ha scritto il 13 maggio un ragazza sedicenne di Kuala Lampur, in Malesia, lanciando un sondaggio sulla piattaforma social Instagram.
D o L, cioè Morte o Vita, come fosse un prodotto da scegliere.
Il responso dei followers è stato inappellabile: ‘D’, morte, secondo il 69% degli utenti social anche se il responso è ancora oggetto di verifica.
Così la ragazza si è gettata dal tetto di un edificio mettendo fine in maniera tragica alla sua breve esistenza.

La disperazione sui social

La disperazione della teenager era stata affidata anche su un’altra piattaforma. In un post su Facebook aveva scritto “Voglio morire, sono stanca”, ma nessuno evidentemente le aveva prestato ascolto, un grido di aiuto perso nel mare di messaggi che popolano in social più famoso del mondo. Così al fratello della ragazza non è restato che raccogliere il suo corpo nella strada.

Istigazione al suicidio

Il caso è esploso e in Malesia divampano le polemiche nel mondo della politica. Da più parti infatti si chiede l’apertura di un indagine giudiziaria. Per Ramkarpal Singh, avvocato e deputato dello stato nord-occidentale di Penang, coloro che hanno cliccato sull’opzione Morte potrebbero essere perseguiti per istigazione al suicidio. Un’eventualità di non poco conto perché nel paese asiatico è prevista la pena di morte quando ad essere coinvolto è un minore.
Il ministro della gioventù e dello sport, Syed Saddiq Syed Abdul Rahman, ha dichiarato: «La ragazza sarebbe ancora viva se la maggior parte dei follower non l’avesse incoraggiata a togliersi la vita? Avrebbe ascoltato il consiglio degli utenti, cercando l’aiuto di un professionista?». Domande alle quali si sta cercando di rispondere avviando un’indagine nazionale sulla salute mentale degli adolescenti malesiani.

Zuckerberg corre ai ripari

Il rapporto tra giovani e social in realtà è già stato oggetto di discussione, a febbraio Instagram, recentemente di proprietà di Facebook di Mark Zuckerberg, ha deciso di eliminare dalla piattaforma immagini e post che in modo esplicito si richiamavano al suicidio o ad episodi di autolesionismo. Una decisione presa dopo un altro caso avvenuto nel 2017 in Inghilterra. Una ragazza di 14 anni, Molly Russel si era tolta la vita e i suoi genitori avevano puntato il dito sui contenuti pubblicati sul social.

 

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