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giovedì 19 Settembre 2019

Droni Huthi-Iran su oleodotti sauditi, verso la guerra del petrolio

L’Arabia Saudita denuncia attacco con droni contro uno dei suoi oleodotti diretti verso l’Europa. Attacco rivendicato dai ribelli Huthi in Yemen.
Armi iraniane denuncia Israele.
Copione’B-team’ anti Iran, denuncia il ministro degli esteri Zarif: Bolton, Ben Netanyahu, Bin Salman e Bin Zayed.
La diplomazia si muove, ma se sarà guerra il prezzo del greggio potrebbe esplodere

«B-team», copione di John Bolton,
accusa il ministro iraniano Zarif,
Bolton, Ben Netanyahu, Bin Salman

Questa volta chi cerca di tranciare le “giugulari” petrolifere del Golfo Persico ha colpito via terra. Dopo i sabotaggi a ben 4 navi, a poca distanza dall’imboccatura dello Stretto di Hormuz, ieri sono stati utilizzati dei sofisticatissimi “droni” esplosivi per colpire due oleodotti: il “New Fujairah “Pipeline” e il “Saudi East-West Pipeline”. Occhio, perché entrambe le condotte sono state pensate proprio per “aggirare” la possibile chiusura di Hormuz da parte degli iraniani. Che dopo l’inasprimento delle sanzioni Usa per l’affaire del nucleare, hanno dissotterrato l’ascia di guerra.

 

A questo proposito va chiarito che il sabotaggio di domenica mattina, come riferiscono fonti dei servizi segreti israeliani, ha colto tutti di sorpresa, perché attuato davanti al porto di al-Fujairah, nel Golfo di Oman. Quindi appena fuori dallo Stretto. Una mossa che nessuno si aspettava, anche se un cancello può essere sbarrato dall’esterno e non solo dall’interno. Il terminale petrolifero degli Emirati, infatti, si trova oltre l’imboccatura di Hormuz. Ma, di fatto, non cambia niente. I servizi di intelligence americani sono convinti che chi ha colpito abbia voluto dimostrare di poter “sigillare” Hormuz anche indirettamente. Dove meno te lo aspetti.

Sempre da Gerusalemme, le solite “fonti bene informate” (che hanno tutto l’interesse a gettare taniche di kerosene sul fuoco) fanno sapere che a colpire le navi con esplosivi, partendo da barchini-pirata, sarebbero state unità speciali delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane. Anche la Cia sembra convinta di codesta “manina”, ma i fatti dicono che manca ancora la “pistola fumante”. Niente prove, insomma. Solo illazioni e congetture, che non bastano a scatenare una rappresaglia. Anche perché il sabotaggio ha fatto fessi tutti gli 007 che operano nella regione, a cominciare proprio dalle barbe-finte di Trump, per finire agli spioni del Mossad di Netanyahu.

Chi ha preso lo schiaffo ora medita. E dice che, con l’attacco condotto dai “droni”, chi ha colpito ha voluto dimostrare che ci sono molti modi per “strangolare” Hormuz. Il Ministro dell’Energia saudita, Khalid al-Falih, denunciando “l’atto terroristico”, ha detto che i danni inflitti a due stazioni di pompaggio della Saudi Aramco, ad Afif e Dawadmi, “sono stati limitati”. Anche se per ora il flusso di greggio è stato interrotto, La pipeline collega i giacimenti petroliferi che si affacciano sul Golfo al porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Comunque, la vera (inquietante) novità dell’attacco di ieri, è che ad agire, utilizzando “droni” iraniani, sarebbero stati i ribelli yemeniti Houthis, sciiti fino al midollo e “sponsorizzati” da Teheran.

Gli ordigni caricati sui “droni” sono già stati usati dalle milizie yemenite lo scorso dicembre, quando fecero una strage di ufficiali e soldati sauditi durante una parata militare. Adesso il “messaggio ” di Khamenei sembra ancora più chiaro di quello di domenica: siamo in grado di fare danni, molti danni, all’economia del pianeta. Il “bollettino” ai naviganti (mare molto agitato, che promette burrasca) è stato comunque raccolto. Di gran corsa. Una volta si diceva “morire per Danzica”. Oggi invece gli “eroi” scarseggiano e abbondano invece coloro che, saggiamente, badano prima di tutto ai chiari di luna in casa propria.

Ergo: la diplomazia si è data una mossa per raffreddare i bollenti spiriti di Trump. Il Ministro degli Esteri inglese, Jeremy Hunt, ha detto che quella che ci sta cadendo sul groppone è una crisi da manicomio. Mentre Pompeo (non il Grande e manco Sesto, ma più modestamente Mike) incontrerà Putin, per mettere una pezza alle foie guerrafondaie del suo “Principale”, che sovvertendo i proverbi cento ne pensa e una ne fa. E la sbaglia pure.
Titolo di partenza. «B-team», copione di John Bolton, l’accusa del ministro degli esteri iraniano Zarif: Bolton, Ben Netanyahu, Bin Salman (e Bin Zajed)

 

AVEVAMO DETTO

Rischio terza guerra del golfo e crisi petrolifera catastrofe

 

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