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giovedì 17 Ottobre 2019

Usa-Iran, impetuosi venti di guerra

Dopo la portaerei Lincoln e i B-52, Trump schiera anche la nave d’assalto anfibio Arlington e i missili Patriot. Timori per l’eventuale blocco dello Stretto di Hormuz. Pretestuosi i motivi della crisi. Rohani: non ci arrenderemo

Falchi, avvoltoi e cornacchie

Usa-Iran, impetuosi venti di guerra
Speravamo di esserci sbagliati o di avere un tantino sovrastimato la crisi. E invece ci abbiamo azzeccato. In pieno. Stati Uniti e Iran (per non parlare di Israele e dei sunniti del Golfo, in primis l’Arabia Saudita) sono sull’orlo di una guerra, che sarebbe devastante. Anche per chi, in Europa, dorme il sonno della beata incoscienza. Il Presidente della teocrazia persiana ha affermato, tanto per mettere le cose in chiaro: “Non ci arrenderemo”. Ma intanto Donald Trump getta taniche di kerosene sul fuoco. Dopo avere inasprito le sanzioni economiche, coinvolgendo altre nazioni (tra cui l’Italietta) nel divieto di importare il greggio di Teheran, ora ha sguainato lo spadone a due mani. Cerca la rissa, il bullo dello Studio Ovale e il perché ve lo spieghiamo dopo.

Prima ha spedito davanti alla Siria la portaerei Lincoln, col suo codazzo di navi di scorta. Poi ha piazzato gli antiquati (ma poderosi) B-52 da bombardamento pesante in Qatar e gli F-35 stealth negli Emirati. Ha proseguito inviando nel Golfo anche la nave d’assalto anfibio Arlington. E ha finito, per ora, annunciando di volere installare le batterie di anti-missili “Patriot” (forse in Bahrein, Kuwait e Giordania). Gli ayatollah lo hanno già cantato in tutte le lingue: se guerra sarà, chiuderanno col catenaccio lo Stretto di Hormuz. E i prezzi del petrolio esploderanno, mettendo in ginocchio l’economia mondiale. La situazione sul campo, quindi, si va infiammando, dopo che Trump ha continuato a perseguire una politica estera del “tanto peggio tanto meglio”.

Il Presidente americano, nella sua foia di menare le mani, si è circondato di un nutrito stormo di falchi, avvoltoi (e lugubri cornacchie) che volteggiano sul Medio Oriente, aspettando il momento propizio per mostrare i muscoli (anzi… i becchi, pardon). In questo scombiccherato disegno ha trovato chi lo spalleggia: Netanyahu, il principe saudita bin Salman e tutti i sunniti del Golfo. Il “piattino” parte da lontano, come tutte le porcherie dei politicanti che cercano la scusa buona per appuntarsi al petto una medaglia. Da mostrare poi in campagna elettorale. Non solo. Dopo il caravanserraglio delle Primavere arabe e lo scoppio della “guerra mondiale” tra sciiti e sunniti, Trump ha scelto questi ultimi per disimpegnarsi dal Medio Oriente e risparmiare una barca di dollari. Sì, perché i morti forse gli interessano fino a un certo punto.

Ha quindi studiato (o, meglio, lo hanno studiato per lui) un piano strategico, che è esattamente il contrario di quello che aveva adottato Barack Obama, fautore di un ammorbidimento delle relazioni con la teocrazia persiana.

Il progetto della “Terza guerra del Golfo”,
al quale hanno dato un contributo determinante i due “guardaspalle” di Trump, John Bolton (Consigliere per la Sicurezza Nazionale) e Mike Pompeo (ex generalissimo a tante stelle e Segretario di Stato) funziona così:
1) Io denuncio il Trattato sul Nucleare che voi ayatollah avevate firmato con Obama. Perché? Perché non mi piace e mi sta antipatico. Anzi mi state antipatici voi. Me l’hanno detto Netanyahu, lo sceicco saudita bin Salman e tutto il torpedone di emiri e califfi del Golfo che hanno i petrodollari stipati sotto i letti.
2) Non m’interessa se tutti affermano che l’Iran ha scrupolosamente osservato le regole dell’accordo. Il pallone è mio e gioca chi dico io. L’Europa? Non conta niente. Con la Russia ci metteremo d’accordo e ai cinesi (che hanno disperato bisogno di energia) sto già tagliando i viveri.
3) Con le sanzioni voglio solo affamarvi.

Poi un bel Colpo di Stato
Quando sarete ridotti all’elemosina (n.d.r. ci stanno arrivando) la Cia organizzerà un bel colpo di Stato e vi toglierò definitivamente dalle scatole. E se la gente non scenderà per le strade, ci penseranno i miei adorati missili a far saltare per aria quelle quattro raffinerie e i sempre più miserevoli bazar che vi sono rimasti. Fantapolitica? Due settimane fa si è riunito, a Langley, il Gran consiglio. No, non quello famigerato del Ventennio. Quello della Cia. Argomento? Supersegreto. Ma anche i gatti del vicinato sapevano che si è parlato della guerra all’Iran. Il motivo? Ogni scusa è buona. Pare che si siano inventati il pericolo di un possibile attentato in Siria, contro la base americana di Al-Tanf. Per chi gli crede….

 

AVEVAMO DETTO

Dopo la portaerei i B-52 nel Golfo, Stranamore Trump e l’Iran

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