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lunedì 16 Settembre 2019

Fallito golpe, a Caracas in arresto il vice di Guaidó

Venezuela. «Limiti oltrepassati dall’opposizione», Edgar Zambrano trasferito in carcere. «Rilasciatelo subito», minaccia il Dipartimento di Stato Usa. Contro la strategia della violenza e per una soluzione pacifica della crisi, lettera aperta di 451 esponenti antichavisti

Tra opposizione e impunità

Fallito golpe, a Caracas in arresto il vice di Guaidó
È dall’autoproclamazione di Juan Guaidó a presidente che se ne litiga: diritto democratico dell’opposizione al presidente despota o pretesa di impunità? In quale paese altro Paese -una delle argomentazioni- verrebbe consentita una violazione dell’ordine costituzionale in vigore altrettanto clamorosa? Probabili concessioni politiche o per segno di debolezza o per evitare una guerra civile. Poi, 30 aprile, il dichiarato invito al golpe rivolto ai militari e alla piazza. E da allora, a golpe fallito, lo scenario cambia e lo stesso Guaidó, rimasto senza esercito e senza popolo, è costretto a riconoscerlo. «Forse -ha riconosciuto col Washington Post- necessitiamo di un maggior numero di soldati o, forse, abbiamo bisogno di altre figure di spicco del regime che siano disposte ad appoggiare la Costituzione». Tra l’opposizione a Maduro ormai che serva un altri leader anti Maduro più credibile di quella scelto dagli Usa.

Resa dei conti in casa

Mentre Guaidó continua a invocare l’intervento militare Usa, l’arresto del primo vicepresidente dell’Assemblea nazionale Edgar Zambrano, il più in vista fra i sette deputati a cui l’Assemblea nazionale costituente, su richiesta del Tribunale supremo di giustizia, aveva revocato l’immunità parlamentare per aver preso parte al fallito colpo di Stato. Operazione anche pittoresca. Gli uomini del Sebin, il servizio di intelligence bolivariano, hanno fermato Zambrano nella sua auto davanti alla sede del partito Acción Democrática. Lui si barrica dentro strombazzando per ottenere attenzione e aiuto, ma invece arriva il carro attrezzi che lo porta assieme all’auto fino al carcere dell’Helicoide, come ha riferito lo stesso deputato in un tweet e come ha poi confermato il presidente della Assemblea costituente Diosdado Cabello.

Autoproclamati arbitri Usa

Stati Uniti autoproclamati arbitri (troppi autoproclamati da quella parti) denunciano come «arbitrario, illegale e imperdonabile» l’arresto del primo vicepresidente dell’An. E subito le minacce: «Se non sarà rilasciato subito -ha minacciato dal Dipartimento di Stato Usa- ci saranno conseguenze». Bombe sul palazzo di Maduro, una invasione? Al momento, la sola certezza e l’inizio di una vera resa dei conti giudiziaria, giusta o sbagliata che sia. E c’è già la richiesta di rinvio a giudizio per altri tre parlamentari, Freddy Superlano, Sergio Vergara González e Juan Andrés Mejía. Guaidó più utile libero, per Maduro. La via giudiziaria alla resa dei conti, che è sempre meglio del sangue versato per le strade. Lo sostengono indirettamente in una lettera aperta, 451 esponenti antichavisti, favorevoli a «una risoluzione dell’attuale conflitto pacifica, elettorale, democratica e sovrana», contro qualsiasi ingerenza indebita di governi stranieri e qualunque ricorso alla forza.

Ambasciata d’Italia a Caracas

Altri tempi quando l’ambasciata italiana a Santiago dava rifugio a centinaia di oppositori del regime di Pinochet, ricorda dal sud America Claudia Fanti. Più di 40 anni dopo un’altra ambasciata italiana, quella a Caracas, garantisce ospitalità alla deputata venezuelana Mariela Magallanes, sospetta golpita. Rovesciamenti di ruoli e di sensibilità politiche. Sposata con un italiano e in attesa della cittadinanza, la parlamentare accolta nella residenza dell’ambasciatore d’Italia è tra i sette deputati a cui l’Assemblea nazionale costituente ha revocato l’immunità parlamentare. Accuse pesanti per tutti: «tradimento della patria, cospirazione, istigazione all’insurrezione, ribellione civile, associazione per delinquere, usurpazione di funzioni». Il ministro degli Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi condanna allineandosi alle posizioni Usa, ma il governo Lega 5Stelle è anche su questo spaccato a metà.

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