Che cosa ha spinto Donald Trump ad abbassare radicalmente i toni dello scontro con la Cina? si chiede sul Sole24ore Alessandro Plateroti. Linguaggio consono alla testata per dire della piroetta con avvitamento a destra dell’ormai imprevedibile personaggio alla Casa bianca. «In poco più di 48 ore, il presidente americano ha sostituito la minaccia di nuovi dazi con l’apertura a un possibile accordo con Pechino entro la prossima settimana, cogliendo di sorpresa sia la diplomazia internazionale che l’intera comunità finanziaria americana e mondiale». Sorpresa? Il realtà la disattenzione dei più, Trump compreso, poi costretto a ricorrere.
Bastava guardare l’esito disastroso di ben due aste consecutive di Titoli di Stato: quella del 7 maggio -il giorno dopo l’annuncio di nuovi dazi da parte di Trump- quando il Tesoro ha chiuso con un fiasco il collocamento di 38 miliardi di titoli a 3 anni, e quella dell’8 maggio su 27 miliardi di dollari di bond decennali. La peggiore ‘perfomance’ dei T-bond americani degli ultimi anni, commenta Plateroti. Il decennale che per venderlo deve concedere interessi da favola, e il bond triennale che ha registrato un crollo verticale degli acquisti sul ‘mercato indiretto’, dove il Governo cinese è da sempre il più grande acquirente di bond sovrani americani.
Tensioni passeggere? Niente affatto. «Dal mercato, in entrambe le aste, era sparita non solo la Cina, ma tutte le autorità finanziarie dei paesi su cui la Cina esercita tradizionalmente un dominio politico», e altri dettagli tecnici da Sole24. Trump ‘faccia di tolla’ ha detto ieri ai giornalisti che è stata una lettera conciliante del presidente cinese Xi ad aver riaperto la strada verso l’intesa, ma sui mercati finanziari gira invece una spiegazione molto più credibile: «non la lettera, ma un messaggio ben più chiaro e forte spedito da Pechino sul mercato americano dei Titoli di Stato». I cinesi non parlano molto, ma quando vogliono si fanno capire molto bene.
«Se Pechino voleva inviare un messaggio di avviso agli Stati Uniti sulle conseguenze finanziarie di una guerra commerciale a colpi di dazi e insulti, -più a Trump personalmente, che agli Usa- è chiaramente riuscita nel suo obiettivo». Infatti, Donald Trump ha abbassato ieri i toni e anche il mercato ha cambiato rotta: la Borsa ha ripreso quota e il rendimento del titolo del Tesoro Usa a 10 anni è di nuovo sceso a livelli ‘normali’. Lo spread è diventato per la prima volta negativo a fine marzo, spaventando gli investitori che lo hanno interpretato come un segnale di recessione, che sarebbe l’addio alla armi e alla presidenza secondo mandato per il miliardario d’azzardo. La Cina che torna a comprare T-bond, vuol dire arsenale del debito americano in casa e accordo commerciale con Capriccio Trump in arrivo.
‘Dazi tuoi’, quelli Usa o quelli cinesi? Trump li ordina ma dal dire al fare…