I figli delle guerre jihadiste, un caso tra molti. Due bambini piccoli, una di 3 e l’altro di 4 anni stanno divenendo un caso che mette in imbarazzo la Francia. I due minori, sono figli di una donna francese legata all’Isis, vedova di un miliziano jihadista, detenuta nel campo di Al-Hol, nel Kurdistan iracheno, dal febbraio di quest’anno. Nonostante i bambini siano a loro volta francesi, il paese transalpino si rifiuta di rimpatriarli. Per questo motivo i nonni lunedì 6 maggio hanno depositato un ricorso presso la Corte europea per i diritti dell’uomo, la Cedu.
Gli avvocati della famiglia hanno precisato i termini della vicenda a le motivazioni dell’azione intrapresa. I legali Marie Dosé, Henri Leclerc, Catherine Bauer-Violas e Denis Garreau, hanno raccontato che i bambini sono stati feriti a Baghouz, l’ultima roccaforte jihadista caduta a marzo, e risulta che non abbiano mai ricevuto assistenza madica. Inoltre nel luogo di detenzione vengono segnalate epidemie ed episodi di malnutrizione.
Per gli avvocati «rifiutando di rimpatriare questa madre e questi due bambini malati, feriti e in uno stato di estrema debolezza, la Francia li espone consapevolmente e deliberatamente a trattamenti inumani e degradanti, violando così l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo».
Fino ad ora il governo francese si è sempre attenuto ad una condotta che vuole valutare queste questioni “caso per caso”. In realtà il quotidiano Liberation ha già rivelato che esiste un piano per il rimpatrio globale di jihadisti che però non è stato ancora messo in pratica. Qualche speranza aveva suscitato il ritorno in Francia di 5 orfani e una bambina, la cui madre è rimasta detenuta in Iraq, nel marzo scorso, ma da allora non è registrato nessun passo in avanti.
L’atteggiamento francese è probabilmente dettato anche da alcuni sondaggi, come quello realizzato dalla Odoxa-Dentsu Consulting per Le Figaro e France Info, che denotano una percezione dell’opinione pubblica abbastanza ostile ad eventuali rimpatri. Il 67% dei francesi si dichiarerebbe infatti contro possibili ritorni di ex jihadisti e una buona fetta di popolazione considera i bambini “vittime di guerra” come future potenziali “bombe ad orologeria”.
Secondo stime non confermate da autorità indipendenti, nei campi di detenzione controllati dalle forze curdo-arabe sarebbero presenti almeno 80 bambini francesi. L’ong Save the Children invece stima siano almeno 3500, provenienti da almeno 30 paesi, i figli di jihadisti che operavano principalmente nella Siria nord orientale.
Si attende ora il pronunciamento della Cedu, la Corte europea, il cui parere è vincolante. Se la Francia venisse condannata dunque, dovrebbe prendere misure materiali e legislative per porre fine a quelle che verrebbero giudicate come violazioni dei diritti umani.