martedì 20 Agosto 2019

Altalena Italia-Libia: Serraj a Roma ma Conte non condanna Haftar

Il premier di Tripoli non strappa al primo ministro italiano l’intimazione al generale cirenaico a ritirarsi dalla capitale. Oggi a Parigi e Berlino, mentre nel paese gli abbattono un caccia. Nessuna tregua per il Ramadan. E rispunta l’ex Isis che attacca una postazione dell’esercito di Haftar

Freddino anzichennò
non solo per clima esterno

Picchetto d’onore nel cortile di Palazzo Chigi come si deve a un capo di Stato, anche se lui di fatto uno Stato da comandare non lo ha mai avuto, e sorrisi e strette di mano, e poco altro. Fayez Serraj (meglio Al Sarraj) ieri a Roma, per un giro nelle capitali europee, Berlino e Parigi, per chiedere un maggiore appoggio al suo governo di quell’ «accordo nazionale» ormai finito a fucilate. L’Italia per prima, per geografia e per sostegno, almeno sino a ieri. Ma non ottiene la cosa principale per lui. «L’intimazione al generale Haftar a ritirarsi dalla capitale libica, che tiene sotto assedio da sud dal 4 aprile» spiega Rachele Gonnelli, anche se Serraj, ex alleato chiave e amico del cuore sul fronte anti migranti, prova a sollecitare non sapendo più chi ha alle spalle a sostenerlo.

Con l’Isis o anti Isis?

Merito rivendicato da Serraj con Conte, l’impegno delle forze di Misurata nello sgominare l’Isis a Sirte e quello della sua Guardia costiera nel ridurre drasticamente le partenze dei migranti dalla Libia verso le coste italiane, riferisce il Manifesto. Sulla questione Isis e migranti, versione opposta di Abdulhadi Ibrahim Iahweej, ministro del governo pro Haftar sul Corriere della Sera. «Le milizie di Serraj sono le stesse che proteggono e facilitano la tratta dei migranti verso le vostre coste. Tra loro si annidano estremisti islamici pronti a colpirvi. E Serraj non ha alcuna autorità per controllarle». Poi l’accusa diretta l’ospedale italiano da campo a Misurata che sta curando i feriti delle milizie contro Haftar. «Perché non ne avete aperto uno per i nostri soldati a Tarhouna o Bengasi?».

L’Italia nel mezzo

Conte, convertito dalla telefonata di Donald Trump ad Haftar, ha inaugurato la improvvisa neutralità dell’Italia, per «evitare ulteriori spirali di violenza per poter avviare un confronto fra le parti sotto l’egida delle Nazioni Unite». Passo ulteriore, Conte «confida di incontrare direttamente Haftar», con cui Serraj invece, ha ribadito, non vuole scendere a patti, ovviamente se riesce e resistere all’attacco su Tripoli che non si ferma. L’aviazione della cirenaica sta bombardando pesantemente gli approvvigionamenti di armi delle forze di Serraj a Tripoli (sempre Rachele Gonnelli) «e la contraerea ha abbattuto un caccia, riuscendo a catturare il pilota (un mercenario portoghese) ferito. In più tre brigate di rinforzo per la seconda fase dell’offensiva, avviata lunedì con l’inizio del Ramadan, sono state inviate da Zintan».

Ramadan di guerra

Sul campo dunque, nessuna tregua, nonostante le perorazioni Onu. Il generale Khalifa Haftar domenica ha lanciato il video-discorso «Determinazione e forza» in cui chiarisce che l’offensiva continuerà anche nel mese che i musulmani dedicano a pietà e perdono. Il discorso, punteggiato da riferimenti religiosi e patriottici -sempre Rachele Gonnelli- ricorda precedenti battaglie vittoriose a Derna e a Bengasi proseguite durante le feste. «Dopo aver bombardato il quartiere generale avversario, ha affermato di aver chiuso la prima fase della battaglia ma solo per aprirne una seconda, più intensa e cruenta, ed eventualmente una terza. È la risposta alla richiesta della missione Onu di una tregua per il Ramadan e la consegna di aiuti».

Ma torna anche l’ex Isis

Haftar contro Al Sarraj 430 morti dopo, ma non soltanto, e rispunta il fantasma armato e feroce dell’ec Isis, jihadisti allo sbaraglio, ormai più predatori che guerriglieri di Allah. Un attacco nei dintorni di Sebha contro la caserma del Battaglione 166 dell’Esercito nazionale libico, la milizia del generale Haftar, che ha subito pesanti perdite, almeno 9 morti, secondo altre fonti 16. E spuntano anche dei ribelli ciadiani. Sul sito Amaq dell’Isis è arrivata la rivendicazione, con foto dal teatro degli scontri. Nel suo recente videomessaggio dalla clandestinità, il califfo al Baghdadi aveva spronato i combattenti in rotta dalla Siria a «prendere l’iniziativa in Libia» sfruttando la situazione che vede le truppe di Haftar, nemico della Fratellanza musulmana ma anche dell’Isis, impegnate nella conquista della capitale.

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