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venerdì 18 Ottobre 2019

Se Erdogan perde Istanbul rivota, Ocalan e ‘Orso’ Orsetti

La Commissione elettorale annulla la vittoria del sindaco dell’opposizione laica, Ekrem Imamoglu. Il partito repubblicano: «pura dittatura».
-Il leader curdo Ocalan dal carcere turco.
-Nel Rojava, la salma di Sehid Tekosher, Lorenzo ‘Orso’ Orsetti parte per l’Italia.

Erdogan, elezioni valide
solo quelle che vince lui

Se Erdogan perde Istanbul rivota, Ocalan e ‘Orso’ Orsetti
Turchia, il partito del superpresidente Erdogan (che poi è Erdogan allo specchio) vince il ricorso: Istanbul che lo aveva tradito eleggendo come sindaco Ekrem Imamoglu, candidato dell’opposizione, di nuovo al voto il 23 giugno. Perché Erdogan aveva avvertito prima delle elezioni inciampo: «Chi vince a Istanbul, vince la Turchia». Il problema è che era sicuro di vincere lui, già ex sindaco della megalopoli su due continenti, ma aveva sbagliato i conti. Anzi no, scusate: avevano sbagliato quelli che avevano contato i voti il 31 marzo scorso, sostiene lui.
Ricorso del partito pigliatutto AKP, confidenzialmente Ak Parti, non educato alla possibilità di perdere. E dopo oltre un mese di incertezza, la ‘Commissione elettorale suprema’ ha deciso a maggioranza la ripetizione del voto amministrativo il prossimo 23 giugno. Una decisione non appellabile rispetto a presunti brogli a danno del presidente Recep Tayyip Erdogan, che già, detta così, fa un po’ sorridere: Erdogan vittima di brogli altrui!

Gioco sporco senza vergogna

Mentre Erdoğan aveva fatto ricorso, le tv e i giornali, in stragrande maggioranza controllati dal governo, avevano iniziato a parlare di brogli accusando implicitamente l’opposizione di aver truccato le elezioni. Lo scorso 17 aprile la Commissione aveva stabilito la vittoria del CHP ad Ankara e a Istanbul. Ed Ekrem Imamoglu era diventato quindi formalmente il nuovo sindaco di Istanbul,dopo 15 anni consecutivi di potere dell’AKP.
Martedì l’Ak Parti aveva presentato alla Commissione un’ultima richiesta di riconteggio dei voti, che oggi è stata accolta, decisione contrastata, a maggioranza e per giunta incontestabile. A giugno si voterà solo per il sindaco, e non per i consiglieri comunali: per quel voto, che invece era stato vinto dall’AKP, non è stato presentato nessun ricorso. Strano vero? Da parte di Erdogan, alla vigilia della decisione della Commissione elettorale, accuse di ‘legami con il terrorismo’ contro decine di ispettori elettorali, l’alternativa all’accusa di golpista, pronti per la galera.

Chi è contro è terrorista

Durissima la protesta del partito repubblicano. Il ritorno alle elezioni di Istanbul è «pura dittatura». «Illegale vincere contro il partito di Erdoğan. Un sistema che reprime la volontà popolare e disprezza la legge non è democratico né legittimo». Ieri intanto, per la prima volta dopo 8 anni, è tornata anche a farsi sentire per la prima volta la voce di Abdullah Ocalan, il fondatore del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, formazione considerata terrorista, confinato all’ergastolo nell’isola di Imrali, nel Mare di Marmara, dal 1999.
Ocalan, segnala Marco Ansaldo da Istanbul, ha diffuso tramite i suoi legali un messaggio di negoziato e di pace: «Nella soluzione dei problemi c’è bisogno di un metodo di negoziazione democratico lontano da tutti i tipi di polarizzazione e cultura dei conflitti. Possiamo risolvere i problemi della Turchia e della regione, non con la guerra, non con strumenti che veicolino la violenza fisica, ma con il ‘soft power’».

Ocalan pacifista e ‘Orso’ Orsetti

Non solo Turchia ma politica di area dei curdi tra Siria e Iraq. Ocalan nel suo messaggio affidato agli avvocati: «Abbiamo fiducia che le Forze democratiche siriane nell’ambito degli scontri in Siria, siano in grado di risolvere i problemi evitando la cultura del conflitto; la posizione dovrebbe essere finalizzata a risolvere la situazione nel quadro dell’integrità della Siria e nella prospettiva della democrazia locale garantita costituzionalmente. In questo contesto, è altresì necessario che vengano viste le sensibilità della Turchia».
Posizioni politiche abbastanza sorprendenti. Nella vicina Siria lo stesso Erdogan e jihadisti alleati hanno intensificato gli attacchi ai villaggi nelle zone sud del cantone di Afrin, occupato dai turchi poco più di un anno fa. Le Forze di Liberazione di Afrin denunciano gli attacchi e parlano della resistenza che ha fatto, per ora, 30 jihadisti e 4 soldati turchi morti. Intanto ieri, nel Rojava, omaggio popolare alla salma di Sehid Tekosher, Lorenzo Orso Orsetti. La bara è sfilata tra due ali di folla, prima di ripartire, a breve, per l’Italia.

 

 

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