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martedì 19 20 Novembre19

Libertà di stampa 2019, le notizie false ora sono contro i giornalisti

Giornata mondiale per la libertà di stampa. Quest’ anno, il rapporto tra media e democrazia. Nuove forme di repressione oltre alle minacce e attacchi fisici, l’arma della denigrazione

Giornata per la libertà di stampa

Libertà di stampa 2019, le notizie false ora sono contro i giornalisti
3 maggio, giornata mondiale per la libertà di stampa. Era il 1993 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamò la Giornata mondiale per la libertà di stampa. Si vogliono celebrare i principi fondamentali della libertà di stampa, valutare il suo stato di salute in tutto il mondo, difendere i media dagli attacchi alla loro indipendenza, e rendere omaggio ai giornalisti che hanno perso la vita per il loro lavoro.

Informazione, democrazia, in tempo di fake news

Quest’anno il tema che caratterizza la giornata è il rapporto tra stampa e democrazia e ha come suo evento centrale, tra i molto nel mondo, la conferenza di Adis Abeba, in Etiopia, che ha preso il via il 1 maggio. “Journalism for democracy”, ma ancora più specificatamente, giornalismo ed elezioni nei tempi della disinformazione. Non solo un monitoraggio sugli attacchi e le minacce subite da cronisti e operatori dell’informazione ma un’indagine a tutto campo sul ruolo e la responsabilità che questi hanno oggi.
Molte le domande che il mondo dei media si pone questo 3 maggio: come può il giornalismo elevarsi al di sopra del contenuto emotivo e delle notizie false durante le elezioni? Cosa devessere fatto per contrastare il finto giornalismo social strumentale e bugiardo? In che misura i regolamenti elettorali possono essere applicati a Internet? Una riflessione che comunque non può prevedere un restringimento della libertà di informare che pure sta assumendo nuove forme.

Nuove forme di repressione

I giornalisti e i media in tutto il mondo sono bersagli di un’ondata di denigrazione. La retorica populista e l’indifferenza mettono a rischio molti pilastri delle libertà civili. I giornalisti esercitando un controllo della democrazia e criticando i governi sono tra quelli che rischiano di più. Il potere descrive i media non servili come “prevenuti”, diffusori di “fake news”.
Sei mesi fa, il National Broadcasting Council in Polonia ha multato una stazione televisiva on l’accusa di “promuovere attività illegali”, avendo documentatolei proteste anti-governative. In Ungheria, il partito al governo di Fidesz ha ulteriormente consolidato il controllo sui media privati nelle sue mani. Negli Stati Uniti si sta affermando un modello inquietante di denigrazione nei confronti di chi mette in discussione la narrativa governativa.

Il rapporto del Consiglio d’Europa

Anche il Consiglio d’Europa ha pubblicato un rapporto sulla libertà di espressione, e il quadro che ne è uscito non è certo incoraggiante. Per quanto riguarda l’indipendenza dei media, sotto accusa c’è la Turchia dove sono stati chiusi tre giornali e una televisione a partire dal 2016. Problemi in Serbia, nelòla civilissima Danimarca, Lituania e Bosnia Herzegovina. E$ non viene risparmiata neanche l’Italia dove si ricordano le politiche del governo sul taglio alla poche sovvenzioni pubbliche e a pressioni sugli editori e taglia di finanziamenti. Si è poi registrata un escalation delle violenze anche in Europa. Lo scorso anno i casi della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia e dello slovacco Jàn Kuciak, assassinati mentre conducevano inchieste sulla corruzione politica collusa con la criminalità organizzata.

«Di Maio minaccia la libertà di stampa»

Intanto l’organizzazione per i diritti umani attacca il vicepremier italiano per i tagli all’editoria, il linguaggio offensivo contro i giornalisti, la promessa di altre restrizioni finanziarie, l’intervento a gamba tesa per bloccare la pubblicità delle aziende pubbliche sui quotidiani. A puntare l’indice questa volta non è il manifesto o Radio Radicale ma il Consiglio d’Europa che ieri ha pubblicato un rapporto sulla «Libertà di espressione» nel 2018 in tutti i Paesi dell’Unione.
Un documento nel quale l’organismo, che quest’anno festeggia i 70 anni della sua esistenza, accusa esplicitamente il vicepremier Luigi Di Maio di utilizzare «insidiose museruole» per tacitare i media italiani. D’altronde, solo qualche giorno fa la classifica di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa fissava l’Italia al 43° posto su 180.

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