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martedì 19 20 Novembre19

Libertà di stampa modello Orban in Ungheria, se la conosci la eviti

3 maggio giornata mondiale della libertà di stampa, ricordate? ‘Budapest, la scure di Orbán contro la stampa ungherese’. Titolo e notizia su Repubblica ‘on line’, sfuggita a molti e drammaticamente verificata. Nel mirino è adesso una delle ultime testate indipendenti del Paese, il settimanale cartaceo e online HVG, da anni nella lista nera del premier. Niente più pubblicità per il giornale e morte per soffocamento finanziario.

Stampa amica, stampa nemica
per chi? Verità o padrone?

Libertà di stampa modello Orban in Ungheria, se la conosci la eviti
La popolazione ungherese rappresenta l’1,92 per cento di quella europea, mentre il contributo economico del paese al prodotto interno lordo dell’Europa unita non supera lo 0,8 per cento. Eppure l’Ungheria ha un peso politico ben superiore a questi numeri quando di parla di politica.
Remocontro ha scelto di evitare, per quanto possibile, di parlare di politica italiana, argomento invasivo per giornalismo a rischio tifoseria. Ovviamente non siamo neutrali e neppure possiamo evitare le notizie soltanto perché c’è qualche pezzo d’Italia nel mezzo. Oggi parliamo di Victor Orban, premier ungherese e alleato politico della Lega di Matteo Salvini per le elezioni europee e non soltanto, ma non è colpa nostra. E’ lui ad avercela con noi giornalisti ‘non allineati’.

La Censura batte cassa

«Le opposizioni in Ungheria sono troppo deboli e divise -scrive Andrea Tarquini- e allora Viktor Orbán è passato alla guerra da autocrate contro i media liberi». La piú autorevole tra le poche testate indipendenti nel paese, il settimanale Héti Világgazdaság, HVG, ‘La settimana dell´economia mondiale’, autorevole come un Economist dell´Est, è nel mirino del premier. Poche parole e subito i fatti. La società che gestisce la pubblicità ha rotto il contratto con HVG, facendo scomparire in un colpo tutte le locandine che pubblicizzavano i nuovo numeri della rivista in edicola. Brutto colpo e timore che sia soltanto l’inizio dell’attacco mortale alla testata, denuncia Iván Zolt Nagy, il direttore. «Potrebbero intimidire le aziende che inseriscono pubblicità sulle nostre pagine». Uccisi per asfisia economica.

Per fortuna c’è Kocsis

Dietrologia malevola e immotivata? Stiamo ai fatti, che fanno davvero paura. 476 media tra testate cartacee, giornali online, radio e tv in un paese di 10 milioni scarsi di abitanti, sono di proprietà della fondazione creata dagli oligarchi amici politici di Orban per ‘rendere omogeneo’ tutto il paesaggio mediatico filogovernativo, è l’accusa corrente legata comunque a fatti riscontrabili. Ma forse siamo sospettosi noi. Per fortuna, a parlare chiaro, c’è stato ieri il capogruppo parlamentare della Fidesz, il partito sovranista di Orban. Máté Kocsis, il suo nome, è stato esplicito e diretto: «L´opposizione è debole, i nostri veri nemici politici sono ora i media che non sono schierati dalla nostra parte, come HVG». Bravo Máté, minaccioso senza fronzoli.

Paurosi intellettuali senza attributi?

‘Terrore, intimidazioni, brutali attacchi verbali e diffamatori’, racconta a Tarquini, Iván Zolt Nagy. Giornali critici comprati da ‘non editori’ ma amici del regime e rapidamente riciclati o chiusi. Così è toccato al Népszabadság. Altri, come il vecchio illustre Magyar Nemzet sono stati prima chiusi poi riaperti «ma trasformati in parte della macchina di propaganda del potere. Tutti sulla stessa lunghezza d´onda come teorizzò e fece Goebbels nel Terzo Reich». Nuova strategia d’attacco contro quel poco di stampa di opposizione, il taglio alla pubblicità che serve a sopravvivere. La già citata dichiarazione pronunciata dal capogruppo parlamentare di Fidesz, è avvertimento esplicito anche se un po’ mafioso. «Ma HVG non molla, la protesta continua anche in piazza e l´illustre coraggiosa testata spera nella solidarietà di giovani e società civile magiari e dei liberi media europei e mondiali».

 

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