venerdì 19 luglio 2019

Guerra fredda alla venezuelana e Mosca Usa come ai vecchi tempi

Quasi a sorpresa, nella crisi in Venezuela e nello scontro in corso a Caracas che torna a crescere, monta anche la tensione tra Washington e Mosca, scoprendo qualche carta sino a ieri nascosta.

Qualcosa di nuovo…
anzi, d’antico

Guerra fredda alla venezuelana e Mosca Usa come ai vecchi tempi
Un golpe già bello e organizzato con sollevamento militare d’ordinanza e finale lieto per quasi tutti: vita salva e fuga per il despota, e nuovo ‘presidente’ al potere, per sovranità concessa dal tutore nord americano. Ma il sollevamento militare non c’è, il golpe supplì si ammoscia, Guaidò inciampa un’altra volta, forse l’ultima. Non soltanto. Loro, quelli del golpe, e noi osservatori attenti che cerchiamo di capire cosa sta accadendo, tutti assieme scopriamo che Mosca non è d’accordo, anzi, che è abbastanza arrabbiata.
Ma siamo matti? Due dubbi subito, tanto per cominciare: uno, ma chi organizza un golpe serio non mette in conto la reazione e le eventuali opposizioni internazionali? Non solo Russia ma la Cina? Problemi a Washington. Due: Casa Bianca e Cia e chi altro volete aggiungere, chiamateli Pompeo o Bolton o Topolino, davvero pensavano di poter fare tutto ‘contro’ Mosca che tanto ha investito in aiuti e interessate condivisioni petrolifere in Venezuela? Troppo stupido per essere vero e l’errore è certamente solo di Topolino.

Incapaci a Caracas
intervento militare esterno?

Due giorni fa il segretario di Stato Pompeo accusava Putin di trattenere con la forza Maduro a Caracas mentre lui voleva scapparsene a Mosca. Pompeo, taglia XXL, le spara grosse. ‘Mica tanto da ridere’, replica la portavoce del ministero degli esteri russo Marya Zacharova. Una frottola mirata a demoralizzare esercito e sostenitori di Maduro. «Ricorda molto gli scoop di quando nella fase più difficile del conflitto in Siria, si dava Assad in fuga un giorno sì e l’altro anche». C’è anche la Cina in mezzo, più silente, ma molto interessata. 50 miliardi di dollari di prestiti e quasi altri 21 miliardi in investimenti, 790 i miliardi di dollari della Cina in progetti comuni.
Pompeo spara balle e il collega russo Lavrov si arrabbia. Amministrazione Trump accusata di voler tornare ‘alla Dottrina Monroe’, «mancanza di rispetto non solo al popolo venezuelano ma in generale ai popoli dell’America Latina». Manine russe e cinesi e manone altre. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo, tanto per vivacizzare un po’ la situazione, «Un intervento militare è possibile, se necessario».

Maduro Guaidò pedine
di un gioco più grande

Maduro e Guaidò che diventano pedine di un gioco più grande che investe l’intera America latina nello scontro globale tra Mosca e Washington, osserva De Giovannangeli sull’Huffington Post. Trump che rispolvera la dottrina Monroe, l’altra America “cortile di casa” Usa, e la sua missione di ‘abbattere il socialismo’ in Venezuela, a Cuba e in Nicaragua. Sul fronte opposto, Putin che decide di entrare da protagonista nella crisi in Venezuela, come ha già fatto con successo, in Siria e di recente in Libia. Più di guerra dei prezzi del petrolio del Brent e Wti, che di ideologie e democrazia.
Indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal. Incontri tra membri di alto rango del regime e oppositori per rovesciare Maduro. Ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez,  capo della Corte suprema, Maikel Moreno,capo delle spie generale Iván Rafael Hernández. Se era verità, Maduro fritto, se è frottola è veleno del sospetto gettato in casa governativa. Nomi che sono stati citati anche da Bolton, e questo aumenta il sospetto. Il negoziato è stato confermato dal giornale spagnolo El Confidencial, che l’ha definita un’operazione da ‘dilettanti’, che ha finito per suscitare anche l’ira dell’Amministrazione Trump.

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