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giovedì 14 20 Novembre19

Spagna: vincono i socialisti ma senza maggioranza

Spagna: vincono i socialisti ma c’è il problema maggioranza con l’alleanza di Podemos che non basta.
L’ultradestra di Vox entra in parlamento, tracollo per i Popolari. Boom affluenza oltre il 75,7%

Ultradestra di Vox in parlamento,
tracollo per i Popolari.
Boom dell’affluenza oltre il 75,7%

Spagna: vincono i socialisti ma senza maggioranza

Il partito socialista ha vinto le elezioni in Spagna. Il Psoe guidato da Pedro Sanchez esce dalle urne come primo partito e segna anche una certa distanza dal Partido Popular che segue ma con la metà dei seggi, registrando un tracollo storico. Storico (o antistorico) anche l’ingresso in parlamento dell’estrema destra con Vox che ottiene 24 seggi, oltre all’affluenza record che supera il 75,7%.
La Spagna si ritrova però senza una maggioranza chiara per formare il prossimo governo e i partiti indipendentisti potrebbero ancora una volta ricoprire un ruolo chiave nel rebus delle alleanze che si prospetta.
“Il Psoe ha vinto le elezioni, e con questo ha vinto il futuro e ha perso il passato”, le prime parole del premier.

Mandato popolare

Sanchez dalle urne ha ottenuto il mandato popolare che gli mancava, essendo arrivato alla guida dell’esecutivo dopo la caduta del governo guidato dal popolare Mariano Rajoy travolto dagli scandali. E ha portato il Psoe a vincere come non faceva da 11 anni. Per questo a Ferraz -la strada della sede del partito socialista a Madrid- la festa è esplosa subito, con bandiere, canti, folla.
Però il compito di Sanchez sarà arduo, rileva subito l’agenzia Ansa: pur forte di 123 seggi (sui 350 del Congresso dei deputati), il doppio del Pp -il vero sconfitto di queste elezioni che ne ottiene soltanto 66 dimezzando la sua presenza in parlamento-, il leader socialista non ha comunque i numeri per formare una coalizione di sinistra con una maggioranza chiara, poiché con i 35 seggi che Podemos si è assicurato arriva soltanto a 158. Non basta.
“Rivolgersi di nuovo al fronte indipendentista potrà solo confermare le accuse dell’opposizione. Che adesso si chiama anche Vox. E in molti osservano che proprio il vaso di Pandora dell’indipendentismo aperto negli ultimi anni ha ‘creato’ il nazionalismo criptofascista/franchista di Vox”.

Vincitori e vinti:
dal capo del governo uscente
al trascinatore di Vox, i protagonisti

Pedro Sánchez

Il premier “resistente” che in dieci mesi ha rigenerato il partito, lo descrive Repubblica Alessandro Oppes. Pedro Sánchez vince dopo una precedente sconfitta interna al suo stesso partito, con l’elezione alla segreteria generale del Psoe nel 2014. Troppo progressista in quel momento, con troppi dirigenti del partito che guardavano al centro. Ai suoi non piaceva che ammiccasse a Podemos e che mantenesse il dialogo con i nazionalisti catalani. Poco dopo lo misero alla porta, costringendolo a presentare le dimissioni dalla segreteria.
Ma pochi mesi dopo, Sánchez si prese la rivincita imponendosi ancora una volta alle primarie. Il vento è cambiato dal momento in cui il leader socialista è riuscito a conquistare finalmente -dieci mesi fa- la guida dell’esecutivo grazie a una mozione di censura contro Mariano Rajoy. In pochi mesi il Psoe è volato in testa nei sondaggi, raddoppiando i consensi. E la mano tesa verso l’altra sinistra, quella di Podemos, ha smesso di essere un problema anche all’interno del suo partito.

Santiago Abascal

L’ascesa spregiudicata del basco che punta su patria e tradizione. Si dice che i suoi ex compagni di partito del Pp fossero preoccupati da tempo, già molto prima che Vox -nato nel 2013 proprio da una costola della formazione storica della destra- prendesse il volo con l’exploit delle regionali andaluse del dicembre scorso. Lo erano perché conoscevano la spregiudicatezza di Santiago Abascal. Già allora cominciava a destra sulla politica dei popolari verso i migranti, oltre ai temi come aborto e matrimoni gay.
Questioni che sono la spina dorsale del programma, infarcito di appelli al patriottismo e alla tradizione. La sua difesa del franchismo non è mai esplicita, ma i nostalgici si identificano nella proposta di spazzare via la legge sulla memoria storica.

Pablo Iglesias

Pablo Iglesias ha dovuto ridimensionare le speranze di pacifica rivoluzione dopo boom di Podemos, partito nato nel 2014 sull’onda degli indignados. Fu il suo no a impedire a Sánchez di formare un governo. Il risultato fu una legislatura abortita in soli sei mesi e il ritorno alle urne che permise alla destra di restare al governo, mentre Podemos perdeva un milione di voti. Da qui l’appoggio al breve esecutivo di Sánchez.
Nel tentativo di risalire la china, c’è stato un ritorno alle origini, almeno nello spirito, se non nei toni ora più istituzionali, senza rinunciare a riforme economiche e sociali per i più umili. Una scelta che in parte ha pagato.

Pablo Casado

In nove mesi dall’ascesa alla guida del Pp, Soraya Sáenz de Santamaría – Pablo Casado, 38 anni ha impresso alla formazione storica della destra moderata spagnola una rapida svolta in senso conservatore, rivelatasi alla fine fallimentare. Allievo prediletto dell’ex premier Aznar, Casado ha smontato pezzo per pezzo la struttura di un partito controllato per 14 anni dal suo predecessore Rajoy.
Così il Pp, da partito d’impronta governativa che aveva scelto una linea moderata per attrarre l’elettorato di centro, si è ritrovato sull’ala estrema. Toni radicali contro il premier Sánchez e la proposta di alleanza di governo con l’ultradestra di Vox. Suicidio politico e partito dimezzato in parlamento.

Albert Rivera

Il catalano nemico dei nazionalisti. Ciudadanos, il partito da lui fondato nel 2006 come forza politica regionale anti-nazionalista in Catalogna. Nei mesi precedenti, tutti i sondaggi indicavano un’ascesa dirompente. Ma il giorno in cui il Parlamento votò la censura al premier del Partito Popolare condannato per corruzione, il leader “arancione” decise di schierarsi con Rajoy, poi sconfitto e sloggiato dalla Moncloa.
Suicidio politico peggioratop sul finale. Las proposta di un “cordone sanitario” intorno ai socialisti, colpevoli a suo dire di voler scendere a patti con gli indipendentisti catalani. Una svolta che l’ha gettato tra le braccia delle destre che hanno preferito l’originale alla copia.

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