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martedì 15 Ottobre 2019

Spagna oggi al voto, per ora vince l’indecisione

Urne aperte nel Paese iberico. I socialisti di Pedro Sanchez prenderanno la maggioranza relativa: ma basterà per formare un governo? Curiosità (e molti timori) sul risultato che otterrà “Vox”, la formazione di estrema destra pronta ad allearsi con i Popolari di Pablo Casado

Vox e ‘Cara al sol’, l’inno
delle falangi dei Caudillo

Spagna oggi al voto, per ora vince l’indecisione
Un nuovo “spettro” si aggira per l’Europa: si chiama Santiago Abascal ed è il leader della formazione nazional-destrorsa-integralista spagnola di “Vox”. Uno di quei partiti che, di questi tempi, spuntano come i funghi in tutto il Vecchio Continente. Isole comprese. E che dai politologi “del giorno dopo” vengono superficialmente definiti “sovranisti”, inscatolandoli in un contenitore che ne ammassa origini, caratteristiche e finalità. Mentre il problema vero è che manca una seria analisi disaggregata del loro background sociale. Cioè, detto in soldoni, di chi li vota e perché.

Oggi la Spagna va alle urne per rinnovare i 350 deputati e 208 su 266 senatori. I nuovi “fermenti” politici (o, meglio, i mal di pancia assortiti) si sprecano e potrebbero determinare qualche colpo di scena. O di sceneggiata, fate voi. Il quotidiano iberico più prestigioso, El Paìs, dà i numeri, nel senso che mai come questa volta i sondaggi vanno presi con le molle. Per l’alto numero di indecisi. Il Partito socialista di Pedro Sanchez dovrebbe piazzarsi al primo posto, con un numero di seggi tra i 125 e i 130 (la maggioranza è di 176 al Congresso) risultato che gli imporrebbe di appoggiarsi ai “sinistri” di “Podemos” (35 seggi?) e a qualche altra formazione minore.

I Popolari di Pablo Casado, usciti con le ossa rotte dagli scandali dell’era Rajoy, veleggiano tra i 75 e gli 80 seggi. Pur alleandosi con i centro-destrorsi “Ciudadanos” di Rivera (forse 45 seggi) avrebbero assoluto bisogno, per governare, del “soccorso nero” di “Vox”. E qui, per leggere la palla di vetro, ci vorrebbe Nostradamus. Molti pensano che i “simil-populisti” non dovrebbero superare il 12%. Cioè una trentina di seggi. Ma… ma la sorpresa è sempre dietro l’angolo, con una massa così imponente di indecisi. D’altro canto non ci vuole la laurea ad Oxford per votare “Vox”.

Il programma è semplice, anzi “rustico”, ma, a modo suo, efficace. Fatto apposta per pescare nelle fasce più spaventate o arrabbiate della popolazione spagnola. E, con queste caratteristiche, paisanos, camaradas, pobrecitos, ricachones ed ex caballeros ce ne stanno assai. Tanto che El Paìs mette le mani avanti, dando il 10% di possibilità a una coalizione tra Popolari, “Ciudadanos” e “camisetas negras”. Visti i chiari di luna della vigilia, sarebbe una sorpresa non da poco. Anche perché le prove generali di cotanta coalizione, che ricorda molto da vicino la mai sopita anima franchista di una certa Spagna, sono già state fatte qualche mese fa in Andalusia.

Dove tra flamengo, toreros e nacchere, sono tornati a ballare anche i nostalgici di “Cara al sol”, inno delle falangi del “caudillo”. D’altro canto, se il programma di “Vox” prevede pedate nel sedere agli immigrati e guerra mondiale alla Catalogna libera, l’Europa ci ha messo pure del suo. La vergognosa gestione dei flussi dei richiedenti asilo in arrivo dall’Africa, sta facendo vacillare anche la passata “generosità” iberica. Vi ricordate quando le navi dei poveri migranti venivano accolte in Spagna da un esercito di infermieri e da legioni di volontari, musicanti compresi? Bene, tutto finito.

Appena i rifugiati da 22 sono diventati 220 mila, al posto di trombe e tamburi los hermanos de Madrid hanno messo mano a filo spinato, cani-lupo, nodosi bastoni e manganelli. Per non dire a pistole e fucili. Chi arriva dal Marocco e vuole entrare da Ceuta e Melilla rischia la pelle. E i socialisti, prima così ruvidi contro l’Italia, visto che la solidarietà è sempre “pelosa”, si stanno dimostrando, anche loro, dei veri caini. Ma forse non abbastanza, perché i nipotini di Francisco Franco, dentro “Vox”, raccolgono proseliti col trattore. E l’economia? Va discretamente.

Sicuramente meglio di quella italiana, a parte il tasso di disoccupazione, sempre troppo alto (14%), ma che almeno è veritiero e non “truccato” da artifici contabili come avviene dalle nostre parti. Gli spagnoli, poi, indipendentemente dalla formula politica, sono riusciti a spingere il Pil fino al +2,4% e a limitare lo spread, sui bond a 10 anni, a meno di 100. Quando invece noi, Paese da operetta, viaggiamo costantemente sopra i 250 e il Pil è mummificato peggio di Tutankhamon. Insomma, gli spagnoli oggi voteranno, sicuramente, con una mano sul portafogli. Che almeno è mezzo pieno.

Anche se poi i risultati potranno essere decisi dai nuovi scenari pompati dall’indolenza dell’Europa: flussi migratori, ricerca di autonomie e secessioni assortite e paura. Tanta paura. Per un futuro sempre meno sicuro. Auguri.

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