domenica 26 maggio 2019

Libia, Haftar attacca con elicotteri ma è più scena che sostanza

Attacchi nei sobborghi meridionali di Tripoli. La battaglia tra le forze del governo di Sarraj e le truppe del generale Haftar a Tripoli. Maresciallo poco politico, dicono, ma come generale?

Gli «elicotteri d’assalto»
dell’Esercito nazionale libico

Libia, Haftar attacca con elicotteri, ma è più scena che sostanza
Libia a sorpresa continua. Ora gli ‘elicotteri d’assalto’, probabilmente qualcosa di molto meno, ma comunque in uso dell’autonominato ‘Esercito nazionale libico’ dell’autonominato maresciallo Khalifa Haftar, che combatte il ‘Governo di Unità nazionale’ di Al-Sarraj, nominato dall’Onu, riconosciuto da pochi in casa e ormai sostenuto da pochi nel mondo. «Protagonisti patacca», verrebbe da ridicolizzare, se non fosse per i morti che si moltiplicano.
Ora la sorpresa degli sino a ieri inesistenti ‘elicotteri d’assalto’ di Haftar che nella notte hanno bombardato alcune zone di Tripoli. Probabile enfasi all’intervento dell’aviazione di Haftar a tra lunghe settimane dall’inizio dell’offensiva per conquistare la capitale libica. ‘Guerra lampo’ con tempi orientali ma con tanti, troppi morti veri. Dal 4 aprile in poi, sono morte quasi 300 persone, e 1500 sono rimaste ferite.

Torniamo agli elicotteri

«Haftar dispone di alcuni elicotteri di fabbricazione russa Mi-24, risalenti agli anni Ottanta, ma ancora efficienti», azzarda Giordano Stabile su La Stampa. Stiamo parlando dei pur gloriosi ‘Hind’ nel codice Nato, ma datati Mi-24 che la loro vera guerra l’hanno combattuta 40 anni fa in Afghanistan. Armi datate e di precaria manutenzione. Analoghe condizioni per alcuni, pochi, Mig-21, Mig-23 e Mirage F-1, già utilizzati senza grossi risultati. Al momento e salvo sorprese, nulla di nuovo nei cieli libici, fornito da Egitto, Arabia Saudita ed Emirati arabi, sostenitori prudenti, mentre le tifoserie di Russia e Francia sono costrette ad un po’ più di ipocrisia. Salvo la recente e ormai solita rudezza di Donald Trump, che il 15 aprile, da padrone del mondo dà il suo via libera all’assalto a un governo legittimo (scassato quanto vuoi), l’unico riconosciuto dall’Onu.

Emirati arabi e sauditi

L’estemporaneo presidente Usa ha sdoganato il maresciallo come campione “nella lotta al terrorismo”, con buona pace per l’Italia che non Conte. Altra telefonata decisiva per la Libia, fra il presidente Usa e il principe ereditario emiratino Mohammed bin Zayef. Sarebbe stato il principe a convincere il leader americano che Haftar era l’uomo giusto per rimettere le cose a posto nel Paese nordafricano. Poi sono arrivati i 30 milioni sauditi e i nuovi droni che hanno permesso l’avvio dell’offensiva. I piani del maresciallo si sono però scontrati con una forte resistenza con le milizie di Tripoli e Misurata che difendono Al-Serraj. Con l’uso degli elicotteri Haftar spera ora di sbloccare la situazione. Generale poco politico, si dice. Nell’area di Ain Zara, 15km dal centro della capitale, le sue milizie si sono arrese e hanno consegnato le armi. Per valutare il generale, meglio aspettare.

 

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