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venerdì 6 Dicembre 2019

Afghanistan, gli Usa pur di uscirne trattano con Russia e Cina

Trattare anche col diavolo pur di uscire dalla trappola Afghanistan. Dopo gli incontri segreti coi Talebani, vertice a Mosca coi cinesi invitati, per favorire un processo di pace.
Ma intanto si muore di più e per mano dei ‘buoni’. Le vittime civili causate dalle forze internazionali sono state di più rispetto a quelle provocate dai Talebani.

Trattativa anche col diavolo

Afghanistan, gli Usa pur di uscirne ora trattano con Russia e Cina
L’Onu certifica che quest’anno, per la prima volta, le vittime causate dalle forze internazionali e pro-governative sono state di più rispetto a quelle provocate dai Talebani. I ‘buoni’ in uscita che ammazzano più dei ‘cattivi’, prossimi interlocutori del mondo. Sì, perché gli Stati Uniti intendono uscire dalla trappola Afghanistan a qualsiasi costo, e chiedono consigli a Musca che già in quella terra a ha pagato il suo prezzo amaro. Bombardamenti incattiviti per una trattativa arrivata ormai alle strette, con gli Stati Uniti che vanno alla chetichella a Mosca per un inconsueto incontro trilaterale, Cina compresa.

Trilaterale Cina, Russia, Usa

Ieri a Mosca, mentre Putin incontrava dall’altra estremità della Russia il coreano Kim, si sono incontrati i rappresentanti speciali per l’Afghanistan di Cina, Russia e Stati Uniti. Washington pentita, sembrerebbe, visto che e fino a poche settimane fa denunciava l’attivismo diplomatico russo sul fronte afghano, e un recente incontro a Mosca tra i Talebani e i più importanti politici afghani all’opposizione del presidente Ashraf Ghani. Un tentativo di intromettersi nel processo negoziale guidato dagli Usa, fu la denuncia di ieri, mentre oggi vince l’idea che non c’è soluzione possibile, senza un confronto regionale.

Mosca sui Talebani

Come rileva Giuliano Battiston sul Manifesto, l’incontro di Mosca, oltre a riconoscere il ruolo dei padroni di casa, «serve anche a mostrare ai Talebani che la strada del dialogo politico ormai è imboccata e occorre andare fino in fondo, a dispetto dei passi falsi. Come il pasticciaccio brutto di pochi giorni fa, quando la delegazione di afghani che avrebbe dovuto incontrare esponenti dei Talebani a Doha, in Qatar, è rimasta a sorpresa a Kabul». E accaduto che i Talebani all’ultimo minuto hanno fatto saltare l’incontro. Delegazione troppo filogovernativa e troppo numerosa, 250 rappresentanti: «Non è un matrimonio», humor talebano.

Bis forse a metà maggio

Ora un ‘quasi appuntamento’ con gli americani e con gli ‘attori regionali’ russi e cinesi, per dare seguito agli incontri dei mesi scorsi con l’inviato speciale del presidente Trump, Zalmay Khalilzad. Un accordo di massima da definire nei dettagli, su due temi: il ritiro delle truppe straniere in cambio della garanzia dei Talebani che il Paese non sia usato da ‘attori del jihadismo a vocazione globale’. Niente Islamic State afghano, l’Isis Wiilayat Khorasan, la ‘provincia Isis del Korasan’. Versione dell’afghano-americano Khalilzad, il negoziato con i barbuti riguarda anche altri due aspetti: un cessate il fuoco e il dialogo con il governo afghano, per ora escluso dalle consultazioni. Con lo stesso che due giorni fa ha sollecitato il cessate il fuoco dopo la pubblicazione Onu a Kabul, sulle vittime civili.

I dati delle Nazioni unite

Dati clamorosi. Soltanto nei primi 4 mesi del 2019 le forze anti-governative (Talebani e «Provincia del Khorasan», la branca locale dello Stato islamico) hanno provocato 227 morti e 736 feriti civili, meno 36% rispetto all’anno scorso. Ma sono state le forze governative, afghane e statunitensi e Nato, che hanno causato invece 305 morti e 303 feriti tra la popolazione, con un incremento del 39% rispetto all’anno scorso. In sintesi: gli attori che dovrebbero proteggere la popolazione sono quelli che fanno più vittime. «Sul fronte afghano, le vittime dipendono perlopiù dalle operazioni speciali condotte dai servizi segreti (Nds) e dalla cosiddetta Khost Protection Force, entrambe sostenute dagli americani».

Ammazzare dall’alto

Poi, l’ammazza tutto delle operazioni aeree. 43 nei primi mesi del 2019, 39 quelle delle ‘forze internazionali’, gli americani. Tradotto in vite umane: 140 morti, 79 feriti. Metà donne e bambini, dice l’Onu. «Numeri incredibili», ha denunciato l’inviato dell’Onu a Kabul, Yamamoto, che, secondo fonti talebane, ieri avrebbe incontrato a Doha mullah Baradar, capo della delegazione degli studenti coranici che ha il compito di negoziare la pace. «Qui a Kabul, invece, il presidente Ghani punta tutto sulla Loya Jirga per la Pace, la grande assemblea consultiva che dal 29 aprile riunirà per 3 giorni quasi 3.000 delegati da tutto il paese», informa sul Manifesto Giuliano Battiston. Democrazia ‘utile’ in vista delle elezioni presidenziali di settembre, accusata di essere solo operazione di propaganda.

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