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giovedì 19 Settembre 2019

Libia, si bombarda in pieno giorno, guerra vera e caos (anche italiano)

Non solo truppe di terra ma anche aviazione. Un caccia dell’aviazione di Misurata abbattuto dalla contraerea. Guerra vera con troppi protagonisti in campo e troppe diplomazie ‘voltagabbana’ . Fayyez al Sarraj al capolinea. Italia inversione a U

Tregua da tempesta di sabbia
ora si combatte più di prima

Libia, si bombarda in pieno giorno, guerra vera e caos (anche italiano)
Dopo le tregua da tempesta di sabbia, peggio di prima. Combattimenti sempre più intensi nei dintorni della capitale e bombardamenti aerei incrociati anche in pieno giorno. Un caccia dell’aviazione di Misurata è stato abbattuto dalla contraerea sulla base di al Jufra. Seconda offensiva dell’esercito di Haftar per la conquista della capitale dopo 19 giorni di assedio in quella che doveva essere una cunquista lampo. ‘Il cuore della città’, dicono, a non più di 10 chilometri mentre si stabiliscono nuove alleanze tribali di convenienza, ieri dalla città di Zintan -precisa Rachele Gonnelli sul Manifesto- ed il generale padrone, Idris Madhi, viene promosso da Haftar ‘comandante occidentale’.

Gli aiuti al vincitore

Le forze di Misurata cercano di resistere, e qua e là guadagnano ancora qualche posizione, ma poco territorio e tanti morti. Conto Onu dal 4 aprile, 264 vittime e 1266 feriti, oltre ai 35 mila sfollati. Ma l’aspetto umanitario viene dopo. Ora, guerra vera, e una parte certamente perdente. Il ‘governo di accordo nazionale’, che si è trasferito da Tripoli a Misurata e traballa. Il premier Sarraj sempre più in bilico e isolato. Dopo la telefonata di Trump ad Haftar, si delinea di fatto un nuovo asse Parigi-Washington che lascia Serraj e l’Italia fuori partita. Al-Sarraj subisce anche una nuova defezione più o meno volontaria nella sua compagine governativa. Il viceministro della Difesa Najm al Suleimani, è sparito. Forse rapito, forse nascosto in attesa di tempi migliori.

Voltagabbana con feluca

Diplomazie internazionali in fibrillazione, tutti a rincorrere il vincitore senza però farsi coinvolgere direttamente. Opportunismo e real politik. Ha iniziato l’immobiliarista Trump, con la telefonata ad Haftar, e adesso, ‘Addio Sarraj’ generalizzato senza sapere i conti che verranno presentati dal generalissimo maresciallo di scuola gheddafiana e di cittadinanza Usa. L’Italia rincorre e prova a ritessere alleanze dopo aver puntato per anni su Serraj. Il premier Conte ha cercato rassicurazioni telefoniche da Trump su migranti e petrolio, sperando non ci creda troppo. Oggi, visita dell’inviato speciale Onu per la Libia Ghassam Salamé. Il ministro degli Esteri Moavero Milanesi ha ricevuto alla Farnesina il collega degli emirati.

Libia africana, altra questione

Vertici straordinari al Cairo dei paesi africani, su Sudan e Libia. Egitto presidente di turno della Unione africana e vantaggio per Haftar, da sempre sostenuto da Al Sisi. «Il generale libico proposto come nuovo garante della sicurezza nell’area, dalla frontiera sud nel Fezzan, sia lungo la costa in direzione della Tunisia, dove finora erano state le milizie pagate dal governo di Tripoli a gestire i traffici di migranti africani», annota Rachele Gonnelli. Fronte migranti, Sarraj insiste con allarmi esagerati su possibili riprese di sbarchi in Italia. E la fuga di popolo da 800 mila scende a 100 mila nuovi profughi, valutazione da spie. Un po’ più seriamente, secondo l’Unhcr, la fuga via del mare dalla Libia a seguito del conflitto potrebbero arrivare 6 mila unità. Ripresa degli sbarchi comunque certa e Niet porti di Salvini da rivedere.

Fayyez al Sarraj al capolinea

«Si prepara, dentro e fuori l’ex colonia italiana, il riassetto degli interessi libici che dovrà decidere la spartizione in zone d’influenza di un Paese che non sta più insieme da un pezzo», commenta Alberto Negri. Con quali prospettive? Stati Uniti e Russia bloccano all’Onu una tregua imposta ad Haftar favorevole agli islamisti di Tripoli e Misurata. Trump nuovo amico del generalissimo candidato ad entrate nella «Nato araba» con Al Sisi. Poi gli alleati storici Egitto, Emirati, Arabia Saudita, con Russia e Francia. Tanti assieme ma interessi strategici e petroliferi non sempre coincidenti. Fronte opposto, Sarraj esiste solo grazie al sostegno di Misurata che lo comanda, piaccia o meno a Onu, Italia, Turchia e Qatar che ancora lo sostengono. In attesa di giravolta modello Trump, stufo delle milizie islamiste che condizionavano il premier inventato in provetta.

Hftar il futuro, o forse no?

Ma è Haftar l’uomo giusto su cui scommettere il futuro della Libia? Credibile militarmente e affidabile politicamente? Il Cairo sembra amarlo come semplice guardiano della Cirenaica. Mosca quasi stanca di aspettarlo vincitore. Errore di Haftar -valutazione di chi capisce di cose militari- quello di credere che Tripoli sarebbe caduta facilmente. «Adesso bisogna combattere un tipo di guerra che i libici, maestri di scorrerie, non amano davvero. Non si sa se Haftar riuscirà in questa guerra ormai divenuta di stallo, oppure ci proverà con qualche altro colpo di mano, accompagnato dai tentativi di convincere qualche fazione a passare dalla sua parte». Conclusione e dubbi di Negri: «La campagna acquisti nel nostro strategico cortile di casa, è appena cominciata. Noi siamo più spettatori che protagonisti».

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