Privacy Policy Donbass, pace 'promessa miraggio' di Zelensky? -
lunedì 16 Dicembre 2019

Donbass, pace ‘promessa miraggio’ di Zelensky?

Il neo presidente intenderebbe portare in tribunale i responsabili militari delle disastrose iniziative militari del 2014, e nella catena si comando si arriva a Poroshenko.
Per le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, più pericoloso Zelensky che Poroshenko

Volodomyr Zelensky
con artiglierie tonanti

Donbass, pace ‘promessa miraggio’ di Zelensky?
Nessun ‘silenzio elettorale’ delle artiglierie nelle provincie di Donetsk e Lugansk dove da 5 anni governano le autoproclamate repubbliche filo-russe. Colpa mia, colpa tua, colpa del destino, «Ieri l’agenzia di stampa ufficiale di Donetsk -segnala Yurii Colombo da Mosca- ha denunciato 7 violazioni della tregua da parte dell’esercito regolare di Kiev». Notizia confermata dallo stato maggiore ucraino che sostiene di aver distrutto due tank di fabbricazione russa.
Testimone sul campo, l’Osce ha rilevato oltre cento scontri a fuoco di varia intensità tra le truppe degli ‘eserciti belligeranti’. «Visto dalle repubbliche la pace prospettata dal nuovo presidente ucraino Volodomyr Zelensky appare lontanissima e improbabile», valuta Colombo. Ma il presidente della repubblica di Donetsk Denis Pushlinin, in televisione per commentare il voto di Kiev, è ancora al massaggio duro: «Gli elettori ucraini hanno dimostrato di essere stanchi dello scontro interno e della guerra contro il Donbass. Speriamo che Zelensky abbia ricevuto il messaggio e smetterà di attaccare il Donbass».

Uno o più partiti della guerra’?

Per Pushlinin «esiste a Kiev un partito della guerra che attraversa tutto il parlamento» e quindi il pessimismo deve restare d’obbligo. Il capo dell’autoproclamato Stato da parte sua concede poco anche solo a parole. Obiettivo del suo governo «la piena integrazione come repubblica autonoma nella Federazione russa». Così non si andrà molto avanti. La Russia, da parte sua, sarebbe in procinto distribuire passaporti russi tra la popolazione, una sorta di ‘pre annessione’, ma è voce maliziosa che parte da Kiev e non trova per ora conferme un po’ più serie e credibili.
Problemi politici probabili anche in casa separatista tra i duri e puri di ‘Mosca o morte’, e la popolazione viocile stremata da cinque anni di guerra senza tregua. Difficile dire dei sentimenti pacifisti a Donetsk e Lugansk e difficile assieme valutare (sempre Yurii Colombo) «quanto abbia inciso psicologicamente negli ultimi mesi la libertà di circolazione nella zona di Schengen ottenuta dall’Ucraina».

Donbas, guerra continua

Zelensky più pericoloso di Poroshenko

Prossima probabile offensiva mediatica che il comico-presidente vorrebbe scatenare contro Donetsk, preconizza Pushlinin che, dietro l’ostentata sicurezza svela la preoccupazione nascosta. «Faccia pure, il nostro popolo sa distinguere la propaganda dalla verità» ha detto. Vedremo. Guai anche peggiori annunciati sul fronte opposto. Voce per ora solo sui mass-media ucraini e russi. Zelensky intenderebbe portare in tribunale i responsabili militari delle disastrose iniziative militari del 2014 nel Donbass, ed è chiaro che nella catena di comando le responsabilità possono risalire fino a Poroshenko in quanto capo supremo delle forze armate. Un ulteriore grana processuale per l’ex capo di Stato che si sommerebbe a quelle per corruzione. Il 10 agosto negli scontri a Ilovaisk e Debaltseve, le forze armate ucraine subirono vere e proprie disfatte. I battaglioni di terra Donbass, Azov, Shakhtersk, del quinto corpo d’armata, oltre che la 17esima brigata, subirono gravi perdite e furono costrette a ripiegare mentre alcuni reparti si consegnarono al nemico.

Caso Zelensky e la televisione

Dubbi meno drammatici ma si simile tenore, la minaccia politica dell’arma tv negli assetti del mondo e nella partita tra guerra e pace, democrazia o dispotismo, ben oltre il precedente italiano di Berlusconi. In caso Ucraina esemplare del superamento mediatico di influenza dei telegiornali, considerati a lungo agenzie di costruzione del consenso. Vincenzo Vita passa da Zelensky a Belusconi, Renzi e Salvini, e non ci consola. La capacità di sollecitare il sogno di cambiamento radicale. Zelensky e altri (Grillo in Italia) sulle corde dell’«antipotere», in testa a ogni desiderio di massa. Niente più e niente meno del «trumpismo». Dubbio finale: Zelensky legato a una ragnatela ‘di cui è forse solo il volto sorridente’, dall’oligarca Gerasimenko (nel 2015 acquisì la benemerita «pallacanestro Cantù») e l’uomo forte Kolomojskij, proprietario di tv e banche. «La televisione ha spiegato il ‘da chi, come, perché’ sotteso alla vittoria ai seggi?». Ovviamente no.

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