martedì 25 giugno 2019

Zelensky-Ucraina, speranze e dubbi: svolta o velleitarismi ‘grillini’?

Elezioni Ucraina, l’attor comico Zelensky presidente con oltre il 70%. Dopo i primi exit poll, il capo di Stato uscente Poroshenko ammette la sconfitta.
-Ora la scommessa, l’antipolitica alla prese con una delle situazioni più critiche e complesse in Europa.

La fiction televisiva diventa realtà
ma i problemi ucraini non sono finti

L’attore comico Volodimir Zelenskij, o Zelenzky se preferite, come e meglio dell’italiano Grillo, è riuscito a trasformare il copione, la recita, in realtà. Zelenzky da tre stagioni interpretava il ruolo del presidente in una popolare serie tv, e ora si avvia a diventare per davvero il nuovo presidente della travagliata Ucraina. Solo exit poll, per ora, ma dai numeri talmente netti da diventare risultato politico accettato da tutti. Presidente con oltre il 70 per cento di consensi sul concorrente rivale, l’uscente (e deludente) Petro Poroshenko, che raccoglie quel poco di voti che restano, e ammette la sconfitta, ‘buon viso a cattivo gioco’. «Così ha deciso la maggior parte degli ucraini e accetto questa decisione», ha detto congratulandosi con il rivale per la vittoria. Come reagiranno tutte le molteplici forze di opposizione al terremoto Zelensky, quelle note e quelle occulte, sarà il prossimo teatro politico ucraino costretto a una realtà su cui c’è davvero molto poco da ridere.

Volto nuovo e politica evanescente

Molti in Ucraina considerano il volto nuovo della politica un’incognita, chi con speranza, chi con paura, ma nessuna certezza attorno. Zelensky ha presentato un programma vago e si è sottratto sistematicamente a interviste e confronti. Più teatro che proposta politica, giocando sull’equivoco della popolarissima serie tv ucraina ‘Servo del popolo’, sbarcata di recente anche su Netflix, in cui lui interpreta un professore di storia eletto a sorpresa presidente dopo che una sua invettiva contro la corruzione al governo viene ripresa di nascosto dagli studenti e diventa virale. La vittoria politica via web che a noi italiani dovrebbe ricordare qualche cosa (e forse anche qualche ripensamento). Un partito col nome della serie tv, ‘Sluga Narodu’, e una campagna elettorale atipica: non comizi ma spettacoli con lo studio teatrale ‘Kvartal 95’ o dirette video sui social. I detrattori lo accusano di non avere esperienza né un programma e di essere legato all’oligarca in Ihor Kolomojskij, Berlusconi locale proprietario della tv dove va in onda la sua serie tv.

Poroshenko ostaggio anti russo

Il presidente uscente 53enne Poroshenko, a capo del partito ‘Solidarietà’, di solidarietà e di voti, decisamente poco. Anche luii un ‘Oligarca’ un super ricco post sovietico, che deve la sua fortuna a una fabbrica di dolciumi: da qui il soprannome “re del cioccolato”. È stato eletto dopo la cosiddetta ‘Rivoluzione della dignità’, o «Euromajdan», la sollevazione più o meno spontanea iniziata dopo la revoca degli accordi di associazione con l’Unione Europea che nel 2014 aveva costretto alla fuga l’allora presidente Viktor Janukovich. Rivoluzione o golpe che sia stato, la piazza, la Maidan, chiedeva la lotta alla corruzione, una magistratura indipendente, la tutela dei diritti umani. Cinque anni dopo, la corruzione come regola di governo, il Paese è impantanato nella crisi economica e la guerra nel Donbass con i separatisti filorussi aperta e i conti con la Russia interpretati più in conto terzi atlantici che di interessi nazionali.

Russia nemico utile a perdere?

Per far dimenticare le promesse deluse, Poroshenko ha puntato la sua campagna sullo scontro con la Russia: dalla proclamazione della inutile legge marziale dopo l’incidente nel mar di Azov alla ‘indipendenza’ della Chiesa ortodossa ucraina da quella moscovita per recitare le stesse liturgie il lingua nazionale, come noi ai tempi del latino. E già Poroshwenko, che non è neppure il leader dell’ala più dura del fronte nazionalista (estremismo filo nazista eredità vergogna nella travagliata storia ucraina), dopo aver ammesso la vittoria del rivale Zelensky, invita la comunità internazionale a restare al fianco dell’Ucraina ‘nel proseguire il percorso di adesione all’Ue e alla Nato’. Appello al fronte americano, ovviamente, e a Trump in particolare, che pure da destra della destra, di quella dirigenza ucraina non ha mai dato segno di fidarsi troppo. Poi si parla di adesione all’Ue, futuro del mai, trattando di fatto solo sulla Nato che già ufficiosamente è ben presente in Ucraina.

Incognita Zelensky, dubbio reale

Per i suoi detrattori, la mancanza d’esperienza politica di Zelensky non lo renderebbe adatto a governare un Paese come l’Ucraina, tra i più poveri di Europa e in guerra da cinque anni. «C’è poi  chi teme che #Zelensky possa riportare l’#Ucraina nell’orbita della Russia e chi lo accusa di essere una marionetta dell’oligarca in esilio Kolomojskij», bombarda di tweeet da Kiev Rosalba Castelletti per Repubblica. Resta il fatto che Zelensky è riuscito a intercettare il malcontento degli elettori dell’Ucraina delusi da una classe politica giudicata corrotta e inefficace giocando la carta dell’uomo del popolo. In Italia sappiamo e abbiamo vissuto qualcosa di simile. «Oggi inizia una nuova vita senza corruzione. È solo il primo passo verso una grande vittoria», spara Volodymir Zelensky. E la realtà politico economica del Paese spinge oggettivamente verso la speranza di un indispensabile cambiamento. Cinque anni dopo i moti ‘rivolusione/colpo di Stato’ di Maidan e da allora una guerra che nel Donbass ha provocato più di 10 mila morti e le sofferenze di 42 milioni di cittadini.

Cleptocrazia ucraina

Cinque anni fa gli articoli-sensazione sulla corruzione di Janukovich e dei suoi, adesso replay con protagonisti rovesciati. L’European Council on Foreign Relations, non certo filo-russo, ha pubblicato un rapporto intitolato «L’Ucraina sull’orlo della cleptocrazia» che stroncava il presidente Poroshenko e chiedeva alla Ue “di agire subito”, contro la bugia europeista di un manipolo di ladri, detto in inglese e con eleganza. Nel 2012 (pre Maidan) Ernst&Young classificava l’Ucraina tra i tre Paesi più corrotti al mondo, con Colombia e Brasile. Nel 2017 (post Maidan) la stessa Ernst&Young rimetteva l’Ucraina sempre tra i Paesi più corrotti del pianeta. Il Centro Anticorruzione Ucraino nel 2018 ha rivelato che il 25% di tutte le licenze rilasciate dall’Ucraina per l’estrazione di gas e petrolio è nelle mani di sole 11 persone, noti oligarchi o politici. Janukovich era un politico tenuto in piedi, oltre che dalla Russia, dagli oligarchi. Poroshenko, come prima la ‘pasionaria Timoshenko’, sono loro stessi oligarchi. I boss del dopo-Maidan cosa decideranno di fare, sperando non si tratti di violenza?

La pace necessaria con Mosca

Zelensky da subito schierato con Maidan, non ha mai cavalcato il tema della guerra come ha fatto Poroshenko in ridicola tuta mimetica. Il Donbass, un ordigno che nessuno forse vuol far detonare, ma che nessuno, almeno a Kiev, sa come eventualmente disinnescare. Chiedere a Mosca per le istruzioni d’uso, salvo che tutte le parti ‘terze’ si accontentino di quanto ottenuto finora. La Russia che, riannettendo la Crimea, regola il traffico marittimo tra il Mar Nero e il Mare di Azov, ed è contenta. Gli Usa, che tanto si erano spesi e tanto avevano speso per Maidan con crediti e aiuti militari, e ora incassano le sanzioni contro la Russia, salvo diverne discutere in casa. Meno felice forse l’Unione Europea con patti economici a perdere e il libero ingresso nello spazio di Schengen ai cittadini ucraini. Conti in rosso anche per il Fondo monetario internazionale a liberare crediti che, stesse condizioni, in qualsiasi altra parte al mondo, sarebbero stati negati. Equilibrio contrapposto di forze con la minaccia di un facile peggio, ricatto modello guerra fredda e far finta che sia pace. Oppure concordare una pace vera a vantaggio di tutti.

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