lunedì 27 maggio 2019

La jihad in Sri Lanka? La galassia terrorista nel subcontinente indiano

Terroristi della minoranza islamica locale, per le autorità srilankesi dietro gli attentati di Pasqua. Il National Jama’at Tawhid già protagonista di altre azioni. Dubbi sull’estremisno nazionalista indù. La galassia terrorista arriva dal sub continente indiano e si concentra nell’area del Kashmir dove sono presenti al-Qaeda e Isis. Una zona cruciale che vede anche lo scontro con il Bangladesh.

Terroristi locali e minoranza islamica?

Terroristi locali. Le autorità dello Sri Lanka si dicono sicure: dietro la strage di Pasqua, nella quale sono rimaste uccise probabilmente più di 300 persone e altre 500 sono state invece ferite, ci sarebbe la mano di un gruppo jihadista locale, il National Thowheed Jamath, o, più correttamente ‘Jama’at Tawhid’, come suggerisce l’islamista Giuseppe Santomartino. Comunque un braccio armato della minoranza islamica nel paese di larga maggioranza induista, che decide di colpire con tanta ferocia l’altra minoranza religiosa locale, quei cattolici ancora meno di loro? Possibile, ma tra molti ‘legittimi sospetti’. L’attacco coordinato a chiese cristiane e hotel di lusso, sostiene un governo disattento prima a prevenire e velocissimo trovare colpevoli  a cadaveri ancora da contabilizzare, sarebbe opera di un’organizzazione che già lo scorso anno aveva danneggiato alcune statue buddiste nell’isola.

Le circostanze dell’ attacco sono state confermate da un funzionario del governo, Ariyananda Welianga, che ha parlato di sette islamiche kamikaze. Intanto la polizia ha arrestato 24 persone sospettate di essere coinvolte in varia misura con gli attentati e legate al gruppo terroristico. Difficile dire se il National Thowheed Jamath sia realmente in grado di mettere in piedi un’azione così complessa e micidiale. Il dubbio logico ha spinto il sottosegretario Rajitha Senaratne a ritenere improbabile che «gli attacchi possano essere stati portati avanti solo da un gruppo di questo paese. C’è una rete internazionale senza la quale questi attacchi non sarebbero riusciti».

Mossa diversiva

Di tutto questo non esiste al momento evidenza, e la tesi del complotto arrivato da lontano potrebbe essere una mossa per allontanare le responsabilità dei servizi srilankesi i quali sarebbero stati avvertiti nei giorni precedenti agli attentati da parte di omologhi stranieri. La polizia infatti non ha nascosto di aver ricevuto un allarme nel quale si evidenziava il pericolo di una vera e propria ondata di attacchi da parte dell’ NTJ, contro chiese e la sede diplomatica dell’India.

Fattore indiano

India, il gigante asiatico di larga maggioranza budedista hinduista che sovrasta l’isola dello Sri Lanka. Sono sette i cittadini indiani periti negli attentati. Il primo ministro indiano Narendra Modi ha condannato gli attacchi terroristici. «Non c’è posto per tale barbarie nella nostra regione. L’India è solidale con il popolo dello Sri Lanka». Non si tratta sono di cordoglio formale perché proprio l’India sta diventando terreno di scontro tra molti gruppi islamici radicali e contrapposti gruppi estremisti armati di fede hindù.

Nuova frontiera del terrore

Era il 2014 quando il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, indicò nel sub continente indiano in futuro fronte di guerra. Il medico egiziano, per anni luogotenente di Osama bin Laden, annunciò la nascita di al-Qāʿida in the Indian Subcontinent (AQIS), un coordinamento di diversi gruppi che avrebbe dovuto sviluppare la jihad in un territorio immenso che comprendeva anche Pakistan e Bangladesh.
L’operazione, anche per i colpi subiti da al-Qaeda, portò al reclutamento di combattenti che in gran parte si unirono all’Isis combattendo in Medio Oriente. Non mancarono in questi anni attentati e azioni rivendicate che facevano comunque parte degli obiettivi indicati dal cosiddetto Codice di condotta per i mujaheddin nel subcontinente pubblicato dall’AQIS.

L’incognita Kashmir

Nel mirino di al-Qaeda c’erano ovviamente l’esercito indiano, la polizia e le organizzazioni nazionaliste indù. L’opera di proselitismo contava sulla discriminazione del governo indiano nei confronti dei musulmani in Kashmir, sulla alleanza storica dell’India con gli Stati Uniti. Il Kashmir l’area di coltura di diversi gruppi jihadisti a difesa dei musulmani bengalesi. Nella zona è in corso anche lo scontro per il possesso delle fonti idriche contese con il Bangladesh. E il Kashmir è così divenuto obiettivo di uno stato islamico basato sulla legge della sharia.

Il sito Oltrefrontiera News elenca una serie di gruppi che operano in India, tra i più radicati l’ Hizb-il-Mujahideen (HM), Jaish-e-Mohammad (JeM) e gli Indian Mujaheddin (IM). Accanto ad essi agisce l’emanazione dello Stato Islamico che, sebbene sconfitto in Siria ed Iraq, qui continua a soffiare sul fuoco di conflitti preesistenti causati dalla povertà, l’enorme diseguaglianza lavorativa che colpisce le popolazioni musulmane. L’Isis ha tentato anche di infiltrarsi sempre in Kashmir, al momento senza grande successo, attraverso il braccio politico creando la Wilayat Islamic State Jammu e Kashmir (ISJK).

Non solo estremismo islamico

Ancora conflitto tra cristianesimo e islam? Dal 1983 al 2009 nell’isola ha imperversato la lotta armata tra l’etnia cingalese a maggioranza buddista e quella tamil, prevalentemente induista. Più recentemente, nel 2014, scontri tra la maggioranza buddista e la minoranza musulmana. Il conflitto tra buddisti e induisti sembrava essersi attenuato dal 2004, a seguito della catastrofe tsunami.
Da rilevare come sul Global Terrorism Index, tra i primi 50 Paesi che subiscono l’attività terroristica, lo Sri Lanka non c’è. Lo Sri Lanka ed il citato NTJ, indicato come probabile organizzazione colpevole delle stragi di Pasqua sono sostanzialmente ignorati dai principali siti o centri di analisi dell’estremismo islamico se non per la partecipazione di alcuni Foreign Fighters.

 

AVEVAMO DETTO

Kashmir, terra di mezzo tra India, Pakistan, Afghanistan e Cina