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domenica 17 20 Novembre19

Oltre la disperazione, senza risorse per diventare migranti

“Internally displaced”, senza più casa, che non hanno manco i soldi per varcare i confini. Sono milioni e muoiono come le mosche. Concentrarsi solo su coloro che arrivano sui barconi è sbagliato. La situazione “a rischio” della Libia

Oltre la disperazione del migrante

Oltre la disperazione, senza risorse per diventare migranti
Oggi parliamo di migranti. Anzi, di potenziali migranti. Degli ultimi degli ultimi. Di quelli che, scappati (o brutalmente cacciati) dalle loro case, vagano come le anime del Purgatorio dentro i loro stessi Paesi, perché non hanno manco quattro spiccioli per sfamarsi. Figuratevi se ne hanno per varcare i confini, per comprarsi la speranza di una vita migliore. Non si sa dove e non si sa quando. E allora, mettiamoci davanti a uno specchio e prima di tuonare da pulpiti di comodo, con le pance piene e i cervelli vuoti, svegliamo le nostre coscienze. Tecnicamente si chiamano “internally displaced”. Sono gli uomini, le donne e, soprattutto i bambini dimenticati da tutti. Quelli che non fanno notizia e non commuovono, perché non arrivano sui barconi, dopo avere pagato migliaia di dollari. Quelli di cui non conosciamo manco l’esistenza o che facciamo finta che non esistano. Ma che muoiono come le mosche.

Politica, trattati e umanità

Molto più comodo intavolare dibattiti, organizzare manifestazioni, fare politica e diffondere dottrina religiosa sui “disperati-fortunati” (e più “ricchi”) che cercano di sbarcare. E che, gridiamolo forte per togliere qualsiasi alibi ai perbenisti in servizio permanente effettivo, ne hanno tutto il diritto. Convenzione di Ginevra? Scassatissimo Trattato di Dublino? No. Qualcosa di più grande, semplice e terribile: umanità. Un ossimoro che rende conto e ragione della nostra generosità fradicia, corrosa dal cinismo. I migranti sui barconi si muovono, rischiano, pagano. Gli altri no. Soffrono e basta. Allora, oggi che è Pasqua, diamo i numeri. Quelli di chi non scappa, perché è come se fosse già morto. In questo momento, nel mondo, i “rifugiati-non rifugiati” sono 40 milioni (dati Onu). Una goccia in mezzo al mare, perché, potenzialmente, dicono dietro le quinte gli analisti, da una settimana all’altra potrebbero diventare oltre un miliardo.

Il diritto alla vita

Fantademografia? No, calcolo delle probabilità. I disperati che se avessero quattro lire scapperebbero pure domani mattina sono ufficialmente oltre 2 milioni in Nigeria e 2 milioni e mezzo in Irak e in Afghanistan. In Congo si arriva a 4.5 milioni e in Siria a un “record” di 6.5 milioni. In Sudan del Sud altri 2,2 milioni di “internally displaced” si aggiungono ai 2 milioni dello Yemen e ai 650 mila della Repubblica Centrafricana. Queste sono quelle che l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati classifica come “emergencies”. Poi ci sono un sacco e una sporta di Paesi che, pur essendo “a rischio” hanno numeri inferiori (dalla fascia del Sahel e fino al Corno d’Africa, con Ciad, Eritrea, Somalia) che però, messi assieme, superano abbondantemente il milione di “rifugiati interni”.

Libia e diritto all’asilo

E la Libia? Qui i calcoli si fanno risicati. L’Onu dice che sono 1,2 milioni. Ma non rendiconta quelli che arrivano ogni giorno da tutta l’Africa e dal Medio Oriente, in cerca di un barcone “a buon prezzo”. Perché la Libia è un’idrovora che aspira i “top-migrants” (quelli che pagano) da tutta l’Africa. Le cifre fornite da Sarraj per far terrorizzare gli italiani (800 mila pronti a partire) paradossalmente sono sbagliate. Per difetto. Quando il premier Conte parla di “numeri eccessivi” vuol dire che non ha capito il resto di niente. O che fa finta di non capire. Dopo la rinnovata guerra civile scatenata (ancora una volta!) dalle foie francesi, chi scappa dalla Libia ha tutto il diritto di chiedere asilo in Italia, secondo una cofanata di convenzioni internazionali da noi firmate e controfirmate. Da quella di Ginevra, fino al Trattato di Dublino. E allora, zitti e mosca.

Emergenza migranti da venire

Non ci vuole nemmeno la scusa di un conflitto conclamato, bastano solo condizioni che ledano i diritti civili essenziali. Quindi? Semplice, i diritti, una volta sanciti valgono per tutti. Indipendentemente dalle quantità coinvolte. Ergo: la reale emergenza-migranti non è ancora cominciata. Anzi, non è mai cominciata. Quella vera interesserà decine di milioni di esseri umani e dovremo farvi fronte. Come? Pagando per l’accoglienza e stanziando quote importanti del Pil per aiutare i più diseredati a casa loro. Punto. Il resto è tutta sporca politica e spiritualità da “mestieranti”, a quattro palle tre soldi, con una spruzzata di cabaret e di sceneggiata napoletana. In cauda venenum: ma quei Cristi di cui abbiamo parlato e che il loro Getsemani lo vivono tutti i giorni, hanno, o no, il diritto di risorgere pure loro? Buona Pasqua.

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