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venerdì 18 Ottobre 2019

Olimpico Kiev, derby presidenziale nella sfida Ucraina Russia

Il presidente uscente Poroshenko e il comico probabile presidente entrante Zelensky si sono sfidati all’Olimpico di Kiev: botta e risposta sui rapporti con Putin e sulla guerra. Domenica il voto

‘Partita maschia’ l’eufemismo sportivo
sfida politica senza esclusione di colpi

Olimpico Kiev, derby presidenziale nel campionato Ucraina Russia
Slogan più che contenuti, ma è la comunicazione politica oggi nel mondo. Un’ora di accuse reciproche, frasi ad effetto e quasi insulti. Quelli che non si scambiavano gli sfidanti in campo, erano scaditi dai cori delle tifoserie contrapposte. Un duello senza esclusione di colpi quello tra Petro Poroshenko e Volodymyr Zelensky allo stadio Olimpico di Kiev ad appena due giorni dal ballottaggio delle presidenziali ucraine. Politica spettacolo davanti a 70.000 spettatori e ai milioni di elettori che li guardavano in tv, e assenza assoluta di soluzioni credibili agli enormi problemi del Paese.

Cabarettista d’attacco

Il cabarettista Zelensky, a suo agio davanti alle telecamere e grande favorito alle elezioni, ha attaccato Poroshenko per la grave situazione economica e la corruzione che divora l’Ucraina. Il presidente in carica dato per uscente dai sondaggi, ha replicato accusando Zelensky di essere una marionetta dell’oligarca Igor Kolomoisky e di essere un incompetente e quindi una facile preda per la Russia di Putin. Quasi ‘Lega contro grillini’ di questi giorni in Italia. Putin l’insulto scagliato reciprocamente contro, ma la Russia è il vicino potente con cui l’Ucraina deve comunque regolare i suoi rapporti.

Nulla di sportivo in campo

Due i palchi allestiti sul rettangolo di gioco, uno per ogni candidato. E a metà campo le forze di sicurezza dividevano i sostenitori del presidente in carica da quelli del comico. Poroshenko ha iniziato con una furba ‘invasione di campo’, salendo sul palco del rivale. Una stretta di mano, e poi battaglia con toni accesi ed espressioni decisamente colorite. Zelensky Grillo parlante a caccia dei delusi dal governo post-Maidan. Sa parlare ai giovani usando il web ed è popolare nelle regioni del Sud-est perché parla russo. Poroshenko, il “re del cioccolato”, ha giocato la carta della guerra e ha vantato la sua esperienza di comandante dell’esercito.

Putin arbitro maltrattato ma decisivo

Zelensky dice di essere pronto a dialogare con Putin per mettere fine alla guerra del Donbass, mentre i rapporti di Poroshenko con la Russia sono inesistenti, e ora paga pegno. Alla vigilia del voto, il premier russo Medvedev ha annunciato il blocco delle esportazioni di gas, petrolio e carbone verso l’Ucraina dal 1° giugno. La misura era attesa da tempo ma la firma del decreto a poco più di 48 ore dall’apertura delle urne è stata «la prima vera ‘entrata a piedi uniti’ del Cremlino nella campagna elettorale», riconosce Yurii Colombo da Mosca. Botta dura: poco meno del 50% della benzina acquistata dall’Ucraina proviene dalla Russia. Stessa musica per il diesel.

‘Russia-gate’ contro Poroshenko

Secondo ‘Strana’, giornale filo-russo di Kiev, «Le sanzioni su petrolio e gas sono una misura estremamente dura che Mosca non ha usato durante i 5 anni di conflitto». Perché ora? Le sanzioni, se imposte in precedenza avrebbero rafforzato la retorica anti-russa di Poroshenko e le possibilità di un secondo mandato. Mosca ha scelto la tattica del ‘soft-pressure’. «Così la simpatia della popolazione per la Russia è aumentata e la strategia di Poroshenko “O io o Putin” è fallita» scrive Strana. Il blocco energetico sulla testa di Zelensky, consentirà al probabile neo presidente di parlare a tutto campo con la Russia ottenendo in cambio il ripristino dei flussi energetici.

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