martedì 25 giugno 2019

Ucraina, finale elettorale allo stadio contro la Russia tra l’ex e il comico

Duello Poroshenko-Zelensky: la prima volta in uno stadio. Stasera a Kiev dibattito di fronte a un pubblico di «tifosi». Il presidente uscente gioca la carta anti-russa: «O me o Putin». Le rivendicazioni territoriale dei sovranismi di Visegrad

Simbologie possibili infinite
Coppa presidenziale Ucraina

Ucraina, finale elettorale allo stadio contro la Russia tra l’ex e il comico
Anche l’Ucraina per una volta prima. La «prima volta» nella storia mondiale delle elezioni di un dibattito di fronte a al pubblico di uno stadio che potrà reagire e interagire ai botta e risposta tra i due candidati, con applausi fischi e quant’altro, appunto da stadio. Chi vincerà domenica la presidenze dello sfortunato Paese non è detto, ma chi ha vinto nell’imporre questa ‘prima mondiale’ di faccia a faccia politico da stadio è certamente il candidato presidente Vladimir Zelensky, di professione attor comico di successo, rispetto all’uscente Petro Poroshenko, professione, industriale del cioccolato, spera di incassare anche elettoralmente il vantaggio della ricorrenza pasquale a colpi di uova (Pasqua ortodossa, la domenica dopo), e per l’occasione è caccia di voti nazionalisti e quindi accanitamente anti Putin.

Spalti e partita a rischio

«Una sorta di agorà moderna del dibattito elettorale in cui però l’aspetto spettacolare e carismatico probabilmente sopravanzerà i contenuti programmatici dei due contendenti», scrive sul Manifesto Yurii Colombo, che però, vivendo a Mosca, può essere tentato dalla tifoseria. I biglietti verranno distribuiti gratuitamente dai due quartier generali dei candidati ai loro «tifosi» mentre sugli spalti sono previste tre zone: due per i sostenitori dei due leader e una per i «neutrali», tribuna stampa a tribuna l’onore. Tanta polizia e formazioni volontarie decisamente poco neutrali tra le due ‘curve’, sperando siano lì per chetare e non per fare la parte ‘Ultras’ della tifoseria, in un confronto politico sino ad oggi decisamente demagogico, ricco di slogan e povero di proposte di soluzione.

Campionato senza fuoriclasse

Poroshenko, dopo che Zelensky gli aveva dato buca al dibattito pubblico da lui proposto in Piazza Maidan domenica scorsa, voleva restituire lo sgarbo con un bel no, ma poi, consigliori e sondaggi i sondaggi, impietosi, gli hanno spiegato che con previsioni di sconfitta 70 per cento contro 30, ‘o la va o la spacca’, ultima occasione per una rimonta che oggi appare impensabile. Solo vantaggio dell’ex, il ‘giro’ internazionale. Poroshenko versione statista europeo. Ma a Berlino dalla Merkel, oltre gli appelli liturgici d’obbligo, l’ammissione che «tra i due paesi permangono differenze di vedute su progetto di North Stream 2» il gasdotto russo-tedesco sul Mar Baltico e sulle relazionarsi con Mosca. Tema delicato per Petro che, sul manifesto elettorale che lo accompagna alle urne, con lui c’è proprio Putin, con la scritta «O Poroshenko o lui».

 

Troppi strappi e radici russe

Ma il 71% degli ucraini, a dar retta ad un recente sondaggio, desidererebbero migliori rapporti con in cugini di Mosca. «Ucrainizzazione» della nazione, contro l’uso della lingua russa (e religione e cultura) da una parte consistente della popolazione, sostiene Poroshenko. Il diritto a parlare russo è stato invece uno dei cavalli di battaglia di Zelensky, lui, in un paese dove l’antisemitismo ha avuto sempre molti sostenitori. Nazionalismi rivolti al passato rispetto ad un paese multinazionale e con diversi credo religiosi, ma animato dalla voglia di risorgere, è la partita proposta agli spalti del voto. Populismo di Zelensky molto lontano da quello di Trump. Pensa in positivo, il tono della sua campagna, con lo spot finale che lo mostra camminare insieme a tanti ucraini: «21 aprile, inizia una nuova epoca!».

 

Ma i problemi dell’Ucraina?

Politica economica e sociale lasciata sullo sfondo.L’economia lo scorso anno è crescita del 3,3%, ma soltanto grazie ai prestiti del Fmi e della Ue per sovvenzionare settori industriali decotti. Livelli salariali da brivido. Gli insegnanti guadagnano 100 euro al mese e le infermiere specializzate 130. Le pensioni minime si attestano a 30 e i migranti in fuga dalla miseria sono arrivati ormai a 7 milioni. Ancora Yurii Colombo: «Proposte di Zelensky, neoliberismo classico: tassazione «bassa e semplificata», zero prelievi per i giovani imprenditori, monetizzazione dei residui del welfare sovietico in tema di benefit per i pensionati». Poroshenko la spara più grossa, proponendo assegni per la maternità e l’infanzia e l’aumento dei salari minimi senza perrò spiegare da dove troverebbe i soldi necessari.

Washington e gruppo di Visegrad

Sulla vigilia elettorale Ucraina, l’incertezza di Washington e gli appetiti territoriali del gruppo di Visegrad. Quasi nessuno lo ricorda, ma l’italo amico Orbán vorrebbe annettersi l’oblast ucraino della Transcarpazia abitato dalla minoranza magiara che fino al 1944 apparteneva all’Ungheria, mentre la Romania vorrebbe rimettere le mani sulla Bucovina Settentrionale. Osservatori avvoltoi attorno. Gli Stati Uniti inciampano con il loro sostegno sostegno alla perdente Yulya Timoshenko, considerata a Washington la più credibile succeditrice allo screditato Poroshenko. Tuttavia l’ascesa di Zelensky ha fatto cambiare i piani della Casa bianca. A preoccupare gli Usa, la pur timida apertura , che quest’ultimo vorrebbe fare a Putin sul Donbass. Quindi, sostegno costretto a Poroshenko.

Fascismo Bandera e territori

La riabilitazione del nazionalismo neofascista ucraino di Stepan Bandera da parte di Poroshenko è stato inciampo storico, rispetto alla memoria di 100mila civili polacchi massacrati durante il conflitto mondiale. Ed ecco la richiesta polacca dei territori sottratti dall’Urss e integrati all’Ucraina: città del calibro di Brest e L’vov. Appetiti territoriali che si stanno diffondendo, come già detto, anche in Ungheria e in Romania. Orbán guarda alla Transcarpazia, che fino al 1944 apparteneva all’Ungheria e la Romania vorrebbe riappropriarsi della Bucovina Settentrionale, suo territorio prima di essere occupata dall’Armata Rossa quasi ottant’anni fa. «Appetiti che potrebbero condurre alla disintegrazione dell’Ucraina».

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