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venerdì 20 Settembre 2019

Allarme clima, non solo ecologisti ma ora anche l’alta finanza

Protesta radicale contro i cambiamenti climatici del movimento “Extinction Rebellion”.  E per la prima volta denuncia il pericolo anche il mondo finanziario.  Un primo allarme dai governatori delle banche centrali di Francia e Inghilterra.

Cresce la protesta. Lotta contro l’estinzione

Allarme clima, non solo ecologia ma alta finanza
Londra parzialmente paralizzata dalle proteste del movimento ecologista radicale “Extiction Rebellion”. Bloccate diverse parti del centro e dei suoi servizi pubblici, con ripercussioni sulla viabilità pesantissime. Altrettanto dure le reazioni della polizia contro i blocchi, con un bilancio 160 arresti tra martedì e mercoledì. Il sintomo di una coscienza ambientalista arrabbiata che cresce man mano e che vuole misure urgenti contro il riscaldamento globale e l’innalzamento del livello dei mari.

Fino ad ora l’atteggiamento dei governi e del mondo economico è stati timidissimo se non ostile, alternando dichiarazioni di facciata ad una ostilità conclamata. Troppi gli interessi in gioco. Ma ora forse qualcosa sta cambiando e spiragli si aprono nel mondo finanziario. Non si tratta certo di un approccio ambientalista finalmente consapevole ma della percezione concreta che il cambiamento del clima mette a rischio gli stessi interessi della finanza.

La finanza ha paura

In un articolo pubblicato sul quotidiano inglese The Guardian, mercoledì scorso, rivolto alla comunità finanziaria internazionale, Mark Carney, il governatore della Banca d’Inghilterra, e François Villeroy de Galhau, capo del Banque de France, hanno affermato che le autorità di regolamentazione, le banche e gli assicuratori di tutto il mondo devono “aggiustare la barra “per evitare la catastrofe. Per il finanziere inglese gli istituti di credito mondiali  non possono più ignorare i pericoli del climate change, e devono cominciare a ridurre le proprie partecipazioni in aziende e industrie inquinanti.

I massimi responsabili finanziari di Francia e Inghilterra sono stati chiari: “non possiamo ignorare gli evidenti rischi fisici sotto i nostri occhi. Il cambiamento climatico è un problema globale, che richiede soluzioni globali, in cui l’intero settore finanziario ha un ruolo centrale da svolgere “.

Chi non si adatta sparirà

I capi delle due banche centrali più influenti del mondo hanno invitato i player finanziari di tutto il mondo a effettuare stress test sui cambiamenti climatici per individuare eventuali rischi nel sistema, chiedendo al contempo una maggiore collaborazione tra le nazioni. Hanno anche avvertito che una “ridistribuzione massiccia di capitali” è necessaria per prevenire il surriscaldamento del pianeta al di sopra dell’obiettivo massimo di 2 ° C fissato dall’accordo sul clima di Parigi. “Se alcune aziende e industrie non riescono ad adattarsi a questo nuovo mondo, non riusciranno ad esistere”, hanno aggiunto Carney e De Galhau nel loro messaggio sul Guardian.

I cambiamenti climatici rappresentano un rischio per le banche e gli assicuratori a causa di eventi catastrofici come ondate di calore, siccità e alluvioni, che potrebbero causare perdite oltre che ambientali ed umane anche finanziarie significative. Vi sono poi anche rischi molto concreti per le banche che hanno prestato denaro alle società dipendenti da combustibili fossili.

Un esempio esplicativo è quello del calo delle vendite di auto diesel dovuto a test sempre più restrittivi e alla modificazione di politiche fiscali da parte dei governi che hanno avuto effetti sui produttori automobilistici. In questa maniera le banche potrebbero scoprire di avere asset bloccati con perdite stimate in 15 trilioni di sterline.

Dubbi leciti

La lettera aperta di Carney e De Galhau accompagna il lancio di un rapporto della Rete per l’ecologizzazione del sistema finanziario (NGFS), un gruppo internazionale di banche centrali e attori finanziari, che delinea le misure necessarie per per affrontare il cambiamento climatico. Nonostante l’allarme lanciato però resta la delusione perché in realtà i banchieri centrali non hanno proposto nuove regole per il sistema bancario. Per Frank van Lerven -economista senior della New Economics Foundation-, «le banche centrali di tutto il mondo, e nel Regno Unito, hanno fatto un ottimo lavoro nell’individuare il problema. La domanda è se hanno il giusto equilibrio tra essere leader pensanti su questo problema e identificare i problemi e agire».

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