domenica 21 aprile 2019

Haftar da al-Sisi, 20mila sfollati, ricatto profughi e litigi italiani

A Tripoli il generale ammassa i tank. Liberati in Tunisia 13 francesi armati, per il Qatar erano ‘consiglieri militari’ diretti in Cirenaica. Il bilancio delle vittime arriva a 147, di cui 13 feriti. Almeno 3.650 le famiglie senza casa. ‘800 mila profughi’, la minaccia ricatto di Al-Sarraj. La ‘Non politica’ italiana. Porti chiusi, chi decide? Qatar e il rischio Emiro sbagliato

Problema profughi e ricatto

Haftar da al-Sisi, 20mila sfollati, ricatto profughi e litigi italiani
Il governo di accordo nazionale di Fayez Serraj, creato da una magia Onu al vertice di Skhirat in Marocco quattro anni fa, denuncia i bombardamenti di Haftar su zone residenziali come «crimine di guerra» e minaccia l’Italia con lo spettro di 800 mila profughi pronti a una ipotetica invasione via mare, per ottenere  improbabili aiuti subito. E il bilancio dell’undicesimo giorno di battaglia nella capitale, nonostante fonti bugiarde o comunque poco credibili, aggiorna la conta dei morti a 147, di cui tredici civili e 614 feriti, mentre gli sfollati sono oltre i 18.500, 3.650 famiglie. L’Onu segnala anche la sorte incerta dei 1.500 migranti detenuti nei tre centri dei dintorni di Tripoli interessati dai combattimenti.

Chi grida chi briga

Secondo il qatariota Arabi21, a Gharyan sono arrivati droni e consiglieri militari francesi, come i 13 che, sempre secondo lo stesso sito, sono stati fermati dai doganieri tunisini alla frontiera di Ras Jdeir nei giorni scorsi mentre cercavano di penetrare, armati, in Libia (Rachele Gonnelli). Dopo negoziati di alto livello, sono stati liberati: si erano detti «diplomatici», a farci sorridere. Altri carri armati (il Manifesto) sono segnalati in direzione di Gasr Garabulli, in italiano Castelverde, dove l’Unhcr da due giorni distribuisce pacchi alimentari e generi di prima necessità. Da lì ci si attende una sortita in direzione di Sirte o dove sarà il prossimo attacco del Libyan national Army.

Generali Presidenti Marescialli

Domenica al Cairo l’incontro tra Haftar e il presidente al-Sisi. Nella guerra delle informazioni, segnalato un aereo da trasporto truppe C130 egiziano diretto in Cirenaica e di un jet da ricognizione Awacs della Nato a largo delle coste libiche (Nato di chi?). Diffuse su internet le foto di un aereo-spia francese in rotta apparente verso l’aeroporto di Misurata, fronte opposto a fare che? Brutta aria anche a Belgasi, in casa degli attaccanti dove il colonnello Abel Marfaun, capo dell’antiterrorismo della Cirenaica, è scampato all’attentato dinamitardo che ha incenerito il Suv. E il premier Serraj riconosce che la conferenza nazionale libica che avrebbe dovuto tenersi in questi giorni a Ghadames è saltata.

Mezze verità a furberie

Minaccioso Al-Sarraj con l’acqua alla gola, sventola ad Europa e Italia la minaccia di «800mila migranti potenzialmente pronti a partire» a cui si aggiungerebbero «i libici in fuga dalla guerra». Esagerazioni utili, assieme alla minaccia reale di una guerra civile per interposte potenze del Golfo alle porte d’Italia. Ripulire la capitale dalle milizie che da anni la tengono in ostaggio e gestiscono i lager per migranti. Offensiva che secondo alcuni media arabi (sempre dal Manifesto) sarebbe stata concordata con lo stesso Serraj nel faccia a faccia di Abu Dhabi in previsione della conferenza abortita di Ghadames. Impossibile verificarlo, visto che dall’incontro di Abu Dhabi non c’è alcun documento scritto.

Fronte italiano, rissa continua

È campagna elettorale, senza vergogna. Oggetto del contendere, la chiusura dei porti per i rifugiati che dovrebbe decidere il ministro delle Infrastrutture Toninelli ma di cui si è appropriato il collega degli Interni. Proganda. Molto più serio a drammatico quello che potrebbe succedere domani se la guerra civile libica divampasse. Di Maio che definisce «misura occasionale» la chiusura dei porti. Salvini con brutalità: «Di ordine sicurezza e confini mi occupo io». Minaccia di crisi o molto vicina. La ministra della difesa Trenta propone al collega al Viminale un po’ di diritto internazionale, «e magari capiscono cosa possono produrre i toni aggressivi sulla Libia, provocando loro per primi nuovi flussi migratori».

L’Emirato sbagliato

Ignavi o distratti. Il premier Conte il 3 aprile -era già cominciata l’offensiva di Haftar nel sud sui pozzi dell’Eni- va in Qatar dove era stato anche Salvini, nonostante le accuse a Doha di fomentare il terrorismo. Ma gli affari sono affari e l’Emirato sta spendendo 10 miliardi di dollari in armi ed è uno dei maggiori investitori in Italia. Problemino: Qatar finanzia i Fratelli Musulmani e questo non è gradito a Egitto, Francia, Russia, Golfo e gli Stati Uniti fedifraghi di Trump. L’Italia sola col cerino tra le dita, il dubbio di Alberto Negri? Eppure gli articoli sui Qatar Papers, rivelavano i finanziamenti di Doha a moschee e centri islamici in Europa: 72 milioni di euro di cui 22 solo in Italia. E noi stiamo armando l’emirato sotto embargo.

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