martedì 16 luglio 2019

Bolsonaro vuol riscrivere la storia ma il suo governo già perde pezzi

Riscrivere la storia è il sogno di tutti i despoti del mondo. Non sfugge alla tentazione Jair Bolsonaro, nuovo presidente del Brasile, ex militare che non ha mai nascosto il suo rimpianto per il golpe dei generali che oppresse il paese dal 1961 al 1985. Il compito era stato affidato al ministro dell’Istruzione Ricardo Velez, un uomo non all’altezza licenziato dal presidente. Ma l’ispirazione arriva dai guru della nuova destra brasiliana Olavo de Carvalho.

Riscrivere la storia

Riscrivere la storia è il sogno di tutti i dittatori del mondo, capovolgere i fatti e giustificare conseguenze nefaste serve a a volte consolidare il potere. Non sfugge da questa tentazione neanche Jair Bolsonaro, il nuovo presidente del Brasile, un ex militare che non ha mai nascosto il suo apprezzamento per il regime dei generali che, a seguito di un golpe, oppresse il paese dal 1961 al 1985. Secondo i risultati di una ricerca portata avanti nel 2014, è accertato che più di 400 persone scomparvero o furono uccise, mentre altre migliaia vennero incarcerate e torturate.

Un incapace all’Istruzione

L’intento di Bolsonaro è quello di una opera di revisionismo a dipingere il regime militare come una libera scelta dal popolo brasiliano. Un’operazione contro ogni verità che sta inciampando. Il compito era stato affidato al ministro dell’Istruzione Ricardo Velez, un colombiano naturalizzato brasiliano, senza grande esperienza nel campo, che però poteva contare su un budget notevole (2,8 milioni di dollari) per trasformare il sistema scolastico, rimettere in sesto istituti che cadono a pezzi, ma soprattutto attuare il processo di revisione storico-ideologica spazzando via quelli che Bolsonaro chiama, i ‘valori socialisti’.

Il governo perde pezzi

Ma nonostante lo zelo di Velez, quest’ultimo deve già rinunciare al suo incarico, licenziato dal presidente  con una motivazione che suona irridente. «Onesto ma incapace» lo ha definito Bolsonaro. Non proprio un complimento che però denota anche la difficoltà dell’operazione. Un conto è la propaganda, altro è la pratica. Quella di Velez è la spia che per il presidente ultra destro brasiliano qualcosa non va. Dopo soli 100 giorni dall’investitura, ha già perso due ministri dopo che a febbraio aveva licenziato anche Gustavo Bebbiano, capo della Segreteria della Presidenza.

Velez il sovranista

La decisione di sollevare Velez arriva dopo una serie di atti e dichiarazioni che avevano provocato sgomento nella società brasiliana. Innanzitutto l’ex ministro dell’Istruzione aveva cominciato la sua opera di demolizione attraverso comunicati e circolari di stampo sovranista: le lezioni dovevano essere aperte la mattina con il canto di un inno che recitava “Brasile prima di tutto, Dio sopra tutti”, naturalmente con la mano sul cuore e l’alza bandiera. Poi una sequela di dichiarazioni che nelle intenzioni dovevano liberare la scuola dalla «ideologia della sinistra». Per far questo naturalmente dovevano essere riscritti i libri di testo.
Secondo Velez sarebbe avvenuto un «cambiamento progressivo, una versione più ampia della storia». Da subito la critica del presidente dell’Associazione brasiliana dei libri di testo, Cândido Grangeiro, che aveva ricordato al ministro come, qualsiasi cambiamento nel materiale didattico, era di regola basato su un’ampia ricerca accademica e non su opinioni. Vélez, molto tranquillamente, aveva descritto il governo militare golpista come «un regime democratico con la forza che era necessario all’epoca» e affermato che il rovesciamento del presidente di allora, Goulart, era stato «un cambiamento istituzionale, non un colpo di stato contro la costituzione in quel momento».

Olavo de Carvalho, guru nero

Troppo forse anche per Bolsonaro che per allontanare le reazioni contrarie ha sacrificato il ministro dell’Istruzione. Ma il tentativo revisionista ha ragioni lontane, arriva da ambienti accademici che sono alla base di quella che viene definita come “nuova destra” brasiliana. Lo stesso Velez è legato “culturalmente” ad un personaggio controverso come Olavo de Carvalho.

Olavo de Carvalho

Tra Steve Bannon e Alexandr Dugin

  • Giornalista, filosofo, saggista, influencer digitale e persino astrologo, de Carvalho è un autodidatta In gioventù è stato membro del partito Comunista e un oppositore del regime militare. Poi nel corso degli anni la svolta che lo ha portato a diventare la stella del conservatorismo brasiliano e essere definito, sebbene lui neghi, il ‘guru ideologico’ di Bolsonaro.
  • De Carvalho vive in realtà negli Stati Uniti, a Richmond, dove si è trasferito dopo la vittoria di Lula nel 2005. Lì de Carvalho tiene le sue conferenze sulla Storia della Filosofia e svolge molta parte dell’attività culturale attraverso internet. Obiettivo dichiarato: combattere la morte dell’”alta cultura brasiliana”.
  • Nel frattempo  ha fondato e dirige una ong, della quale si sa troppo poco, la ‘Inter American Institute’. Nel 1980 ha dato alle stampe il suo primo libro di una certa rilevanza “The Image of Man in Astrology” che, a dispetto dell’argomento, ha in realtà avuto una certa eco nel mondo accademico.
  • Ma la sua opera culturale si è concentrata gradualmente su argomenti di politica culturale, influenzando parte del mondo accademico brasiliano e di cui sembra essersi nutrito anche Velez.
  • A chiudere il cerchio, il dibattito culturale sul “Nuovo ordine mondiale” intrapreso con Alexandr Dugin, il politologo consigliere di Vladimir Putin anche se la biografia di De Carvalho, lo fa molto vicino anche all’altra anima nera del potere planetario, Steve Bannon.

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