sabato 20 luglio 2019

Macron come Sarkozy e la Libia bottino di guerra

Haftar sostenuto dai francesi, che hanno nel mirino, da una vita, le ricchezze energetiche del Paese nordafricano. E che per questo hanno fatto fuori Gheddafi

Macron come Sarkozy
Serraj come Gheddafi?

Macron come Sarkozy e la Libia bottino di guerra
Sarraj come Gheddafi. E Macron come Sarkozy. La Libia di oggi sembra tornata quella del 2011, quando la Francia fece carne di porco del diritto internazionale, preparando l’assalto al “Colonnello”, con il quale non riusciva più a spartirsi i pani e i pesci. Bene, siccome la lite è sempre per la coperta, e la “democrazia” è sulla bocca di tutti e nel cuore di nessuno, adesso l’attuale “Napoleone de noantri”, dall’Eliseo, ha preparato un “piattino” indigesto per tutti. In primis per l’Italia, che avrebbe scelto il “cavallo” sbagliato, cioè il leader tripolino Sarraj. E mentre il “capataz” della Cirenaica, Khalifa Haftar, indottrinato, sostenuto e finanziato da Parigi, dall’Arabia Saudita e dall’Egitto, ha scatenato l’offensiva finale per impossessarsi di tutta la Libia, all’Onu si sproloquia e le grandi potenze predicano bene e razzolano male.

Non politica estera Ue

L’Europa? “Ma mi faccia il favore” avrebbe detto il mitico Totò. Quando mai ha avuto una “foreign policy” comune? Lady “Pesc”, Federica Mogherini, italica “Ministra” degli Esteri dell’Unione, conta quanto il due di coppe quando la briscola è a bastoni. E l’attuale governo italiano va cercando, sul sussidiario scolastico, dove trovansi Bengasi e Tripoli. Sono incapaci di mettersi d’accordo su quale tipo di pasta “calare” a Mezzogiorno (paccheri o tagliatelle?), figurarsi se riescono a congegnare e adottare una linea comune in Nordafrica. Insomma, si stava meglio quando si stava peggio. Ma, mettendo da parte l’Italietta, che ancora una volta esce con le ossa rotte dallo scenario internazionale, vogliamo sottolineare, con la matita blu, l’attivismo della Francia. La quale ogni volta che tornano in ballo petrolio, gas e soprattutto uranio, la pace nel mondo se la mette sotto i piedi. Come in buona parte del Sahel.

Grandeur al mercato

Grande potenza alla De Gaulle? No, i nostri “cugini” d’Oltralpe sono dei venditori di tappeti, pronti a scannare amici, parenti e vicini di casa per futili questioni di borsellino. E, allora, raccontiamola tutta. Haftar viene “pompato” da lunga pezza ed è il “cavallo” giusto sul quale i francesi hanno scelto di puntare da molti anni, fin dalla guerrra nella Fascia di Aouzou (Tibesti, Ciad) per papparsi i giacimenti di uranio, come in Niger. La “torta gialla” (in gergo “yellow cake”) è infatti il materiale fissile grezzo che rappresenta la “medaglia al valore” per gli allupati francesi. E che per questo hanno fatto la festa a Gheddafi, assistiti da compagni di merende assortiti, che agivano in nome e per conto della “Primavera araba”. Quella che avrebbe dovuto portare nelle loro tasche tanti dollari. Così l’ex “cassone di sabbia”, di giolittiana memoria, è diventato l’albero della cuccagna per il tandem Sarkozy-Macron.

Le canard enchaîné

Scrupoli e problemi di coscienza? Ne ha di più una torma di lupi a digiuno, credeteci. All’epoca del colpo di mano contro Gheddafi (e l’Italia) il giornale satirico “Le canard enchaîné” pubblicò con grande anticipo i piani dei servizi segreti francesi per mettere le mani sulla Libia. Oggi, si ripresentano per ripetere il colpo, con l’intento di sgraffignare il resto del bottino energetico. Ai parrucconi (complici morali) che cianciano di “solidarietà europea”, sottoponiamo l’articolo di Le Figaro, che descrive con nomi, cognomi e indirizzi, il connubio Macron-Haftar. Un paio di mesi fa, il Ministro degli Esteri transalpino Jean-Yves Le Drian dichiarava, con un bel po’ di faccia tosta, che “progressi significativi sono stati raggiunti, nel sud della Libia, contro i terroristi islamici, le organizzazioni criminali e le bande armate straniere”.

Putin e il tradimento di Trump

Indovinate chi ha asfaltato i “nemici”? Ovviamente Haftar, con i soldi, le armi e l’assistenza di intelligence di Parigi. Il piano, però, non doveva fermarsi al
Fezzan, ma, aggirando deserti, pietraie e scorpioni, puntare fino a Tripoli, sbaragliando le milizie “ribelli” di Sarraj (sostenuto dall’Italia, dalla Turchia e dal Qatar). I francesi si sono tirati appresso, come detto, anche sauditi, egiziani ed Emirati Arabi. Con il beneplacito di Putin e di Trump. L’americano, in particolare, ha fatto più giravolte di un ballerino di valzer viennese. La presa di posizione di Le Drian è stata definita dall’inviato speciale dell’Onu, Ghassan Salamè, come “un incoraggiamento” a darci sotto, rivolto all’Armata Nazionale Libica di Haftar. E, per farla completa, Macron ha pure spedito le sue forze speciali a Bengasi per assistere e “consigliare” i soldati di Haftar, che stanno invadendo la Tripolitania. Basta?

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