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mercoledì 18 Settembre 2019

Libia, ora anche l’ex Isis: vergogne, tradimenti e la Nato da pensionare

L’inizio della terza guerra civile in meno di dieci anni in Libia sembra essere vicino, e la responsabilità dei libici e della comunità internazionale. Nel nuovo conflitto il fallimento della Nato. Nel caos, gli scherani di Isis ‘mai morta’, risorgono e uccidono

Libia, dal Duce all’Impotente,
ora il ritorno del Califfato Isis

Libia, ora anche l’ex Isis: vergogne, tradimenti e la Nato da pensionare
Le disgrazie che non vengono mai sole, l’inizio della terza guerra civile in meno di dieci anni e i ‘mai morti’ ex Isis che ancora cercano territori rifugio per il loro Califfato della sopravvivenza. Jihadisti all’attacco nel centro della Libia, a Fuhaqa, due persone tra cui il presidente del consiglio comunale uccise e delle Guardie municipali rapite. Lontano da Tripoli 600 chilometri ma con timbro Isis, mentre Haftar continua l’attacco per la conquista della capitale e Sarraj prova a fare dichiarazioni da capo di un governo in mutande. Ormai è battaglia alla porte di Tripoli, isolata da ieri dopo i due raid aerei delle forze di Haftar, aeroporto riaperto solo per i voli notturni e l’atterraggio di un solo aereo di linea. Problemi per l’eventuale evacuazioni di altri occidentali, ormai soltanto via mare, come hanno fatto i marines.

La colpa fu, tra ignavi e bastardi

Scontri di dimensioni tali da vigilia di guerra civile. A terzo giorno di combattimenti, una cinquantina di morti e alcune miglia di civili in fuga. Due schieramenti che  sembrano equivalersi, scrive Daniele Raineri sul Foglio, e il timore è che possa iniziare una guerra di posizione a sfiancare un Paese già sfinito da anni di violenze e scontri. La situazione attuale è frutto di molte cose, denunzia il Post. Le divisioni interne alla Libia, la presenza di centinaia di milizie armate e rivali, le smisurate ambizioni personali di alcuni leader politici, l’ostinazione della comunità internazionale ad appoggiare soluzioni considerate inefficaci agli occhi di tutti, e le ingerenze straniere che hanno finito per inasprire le violenze. Quindi, di chi è la colpa? Partiamo dall’inizio, da quel dannato 2011 e dalla sciagurata decisione di Sarkozy-Cameron.

Via Gheddafi senza un ‘dopo’

La destituzione con massacro dell’ex presidente Gheddafi. Nel conflitto intervengono militarmente anche diversi governi stranieri, tra cui la Francia e gli Stati Uniti, in appoggio alle milizie ribelli. A guerra finita, la Libia si ritrova con centinaia di milizie armate e rivali, senza un governo in grado di controllare tutto il territorio e «il disinteresse di buona parte della comunità internazionale a favorire un processo di transizione verso la democrazia» denuncia il Post. Nel 2014, le seconde elezioni dall’intervento armato del 2011. Dopo gli scontri tra milizie a Tripoli le truppe statunitensi si ritirarono e gli eletti fuggono a Tobruk. A Tripoli, milizie islamiste fanno un loro governo, sfidato da Khalifa Haftar, ex sostenitore di Gheddafi rifugiato per anni negli Stati Uniti e tornato in Libia con la promessa di liberare il paese da tutte le forze islamiste.

Pasticcio tra Tobruk e Tripoli

L’Onu, con l’importante sostegno dell’Italia, favorisce la creazione di un presunto ‘governo di accordo di unità nazionale’, guidato da Fayez al Sarraj che però impiega mesi a riuscire ad arrivare a Tripoli. Governo debole e nessuna ‘unità nazionale’. Tubruk e Tripoli litigano e ognuno pretende di comandare. Disaccordi soprattutto sul ruolo di Haftar, che mette in piedi il suo esercito per diventare il nuovo ‘uomo forte della Libia’, il solo in grado di riunire tutto il paese sotto un’unica autorità. Media occidentali perlopiù acritici nel loro sostegno al governo di Sarraj, leadership di Haftar decisamente più efficace, capace di dividere il fronte internazionale su Sarraj, ottenendo l’appoggio di Egitto, Emirati Arabi, Russia e soprattutto Francia, interessata al petrolio, ma anche ad evitare la diffusione del jihadismo in Tunisia e Algeria, Niger e Ciad.

La Nato dove e a fare cosa?

«Nel caos libico e in quello siriano emergono i fallimenti occidentali e della Nato che ha appena celebrato la sua fondazione nel 1949, in piena guerra fredda. 70 anni dopo, quando una Nato comincia a scricchiolare, se ne fa un’altra, magari ‘araba’», denuncia Alberto Negri sul Manifesto. Ben tre Nato ad uso variabile, ironizza Negri: «quella ufficiale schierata sul ‘fronte russo’ come da manuale di Guerra Fredda; «una «araba», corrispondente al maggiore mercato di armi americano e occidentale, e una «operativa», a direzione israeliana, dotata di armi nucleari, un’aviazione sempre in attività per tenere a bada l’Iran in Siria e aiutare il generale egiziano Al Sisi in Sinai». A proposito di Nato e Libia, utile ricordare che nel 2011 gli Usa si unirono ai raid di francesi e inglesi, ma dopo un mese misero a terra gli aerei lasciando il comando alla Nato.

Strana storia anche dei Marines

Strana storia anche quella dei marines. In Libia già nel 1802 quando gli Usa cominciarono una guerra contro il pascià di Tripoli sul passaggio delle navi nel Mediterraneo, ricorda Negri. L’altro giorno i marines se ne sono andati alla chetichella dalla spiaggia di Janzour. La decisione di evacuare è stata presa dal comandante di Africom. Memoria dell’uccisione dell’ambasciatore Usa Chris Steven nel consolato di Bengasi l’11 settembre del 2012. Stati Uniti apparentemente restii a essere coinvolti in Libia, ma a loro serve una base sulle sponde del Mediterraneo non solo siciliana. «Ma non è necessario avere un Libia riunificata: la Siria non lo sarà mai più col Golan occupato dagli israeliani; l’Iraq da sempre in odore di disgregazione; all’Iran ci pensano Israele e le sanzioni». Malizioso Alberto Negri che fa peccato ma forse ci azzecca.

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