martedì 25 giugno 2019

Israele al voto Netanyahu promette: «Annetto la Cisgiordania»

I sondaggi danno il Likud di Netanyahu indietro di 5 punti. E l’aggressivo premier lancia l’ultima prepotenza: l’annessione dei Territori palestinesi occupati. Con la benedizione dell’altro benevolente Trump. «Blu e Bianco» dell’ex capo di stato maggiore Gantz a 32 seggi forse primo partito. Ma sulla sorte della Palestina la retorica è identica

Palestinesi chi
Palestina dove?

Israele al voto e Netanyahu feroce: «Annetto la Cisgiordania»
La questione palestinese scomparsa dalla campagna elettorale israeliana. Perché i diritti dei palestinesi e della popolazioni non ebraiche in Israele, è stato rimosso dall’agenda politica del nuovo Israele etnico ebraico. Lo rilevava la scorsa settimana l’agenzia di stampa Ap, decisamente americana e insospettabile di inimicizia. «E faceva un paragone con le passate elezioni quando una soluzione concordata con i palestinesi era il tema centrale per gli elettori», aggiunge Michele Giorgio, Nena News, segnale di come, all’opinione pubblica israeliana, «non interessa nulla dei palestinesi, come individui e come popolo». C’è chi, sul Foglio, estremizza: «Chiunque passi, Israele mai così a destra. La sinistra è la tribù bianca dei ricchi. Gantz è un Bibi soft». ‘Bibi o Benny’: Netanyahu o Gantz, l’ex capo di stato maggiore alla testa di una coalizione di generali assieme al giornalista Yair Lapid.

Sceriffi mediorientali Usa

Problema del rapporto futuro tra israeliani e palestinesi accantonato. Attualmente solo prove di forza. Politiche di occupazione e colonizzazione grazie anche le divisioni interne palestinesi, sfruttando l’appoggio incondizionato e senza alcun tentativo di moderazione offerto dalla amministrazione Trump, e dal genero Kushner, consigliere ed ebreo americano. Progetto Usa col presunto «Accordo del secolo», basato fin’ora sull’indebolimento dei palestinesi sulla scena internazionale. Ed ecco perché, in questa campagna elettorale non si è discusso se occupare la Cisgiordania, ma sul come farlo. «Gaza, isolata e lontana, e dello status futuro di Gerusalemme nessuno parla più. Netanyahu, in chiusura di campagna elettorale, ha provato a dare la zampata per portare alla vittoria il suo partito, il Likud, e ottenere l’incarico di formare il nuovo governo».

Stato ebraico espansionista

Netanyahu, premier a rischio galera per corruzione, o vince o addio. E usa ogni possibile trucco. La Cisgiordania palestinese da prendersi definitivamente, ricordando agli elettori i 18mila alloggi per i coloni ebrei. Un colpo di coda, provocazione da guerra che, sperando di fare il bis del 2015 quando, a urne aperte, chiese agli israeliani ebrei di andare ai seggi in massa per contrastare gli israeliani arabi che «stavano votando a frotte». E i sondaggi che davano vincente la lista laburista Unione Sionista, furono ribaltati dai voti della paura che diedero al Likud una netta vittoria. Allora, ammise successivamente ai microfoni della radio militare, «l’importante è procedere con l’assenso degli Usa». Appare evidente anche oggi il gioco a due. «Israele si annetterà gran parte della Cisgiordania e Trump lo riconoscerà, come ha fatto per Gerusalemme nel 2017 e il mese scorso con il Golan siriano».

Imperialismo mediorientale

Ideologia della destra israeliana: Israele va dal Mediterraneo al Giordano e gli arabi nella ‘Terra di Israele’ sono ospiti a limitata autonomia amministrativa nei loro centri abitati. Accanto a Netanyahu, (ci aiuta sempre Michele Giorgio) una pletora di partiti e partitini di ultradestra, sionisti religiosi, che invocano soluzioni peggiori. Alleanza elettorale con tre formazioni di estrema destra, tra cui i razzisti di Otzma Yehudit, Potere Ebraico. Oppure Zehut, Identità, di Moshe Feiglin che propone marijuana libera e l’annessione di tutta la Cisgiordania e «incentivi alla partenza» dei palestinesi. Addio «Due popoli, due Stati», e difficile distinguere e l’opposizione dal Likud di governo. Il principale avversario di Netanyahu, l’ex capo di stato maggiore Benny Gantz, leader del «partito dei generali», sull’annessione di buona parte della Cisgiordania. «Punterò a un accordo regionale che abbia un sostegno mondiale».

La ‘sinistra’ di Israele

Sempre Benny Gantz, leader della lista Blu-Bianco. «Per noi sono irrinunciabili: il controllo militare sulla Valle del Giordano, le aree omogenee delle colonie ebraiche, Gerusalemme riunificata e l’attuazione di strette misure di sicurezza a protezione di Israele». Differenze? «Ai palestinesi Netanyahu lascerebbe un 30% della Cisgiordania, Gantz un 40%, dicendosi pronto a «negoziare» dopo aver imposto tutte le sue condizioni», e questo lo sintetizza Michele Giorgio sul Manifesto. Che da quelle terre aggiunge: «Commette un errore chi afferma che l’economia e le questioni sociali sono stati i temi centrali di questa campagna elettorale israeliana e non più la questione palestinese. Dei palestinesi, esseri umani, non si è parlato. Invece delle forme di controllo della loro terra occupata si è dibattuto tutto il tempo tra maggioranza e opposizione in Israele. Così è da decenni e così sarà anche in futuro».

Potrebbe piacerti anche