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giovedì 19 Settembre 2019

India, gigante asiatico alle elezioni. Cina+India=Cindia vincente

Cina+India=Cindia. Cindia batte già adesso Occidente.
-Non solo Cina: l’importanza delle elezioni indiane. Si inizierà a votare giovedì 11 aprile, primo passo di una maratona elettorale sino al 19 maggio.
-Narendra Modi contro Rahul Gandhi. Rischio nazionalismo indù.

L’altro gigante asiatico

India, gigante asiatico alle elezioni. Cina+India=Cindia vincente
La grande attenzione riservata alla Cina, soprattutto dopo la visita di Xi Jinping e l’adesione alla nuova “Via della seta”, induce spesso gli osservatori italiani ed europei a trascurare l’altro gigante asiatico. Parliamo dell’India, che negli ultimi decenni ha fatto passi da gigante in ogni campo.
Tuttavia, mentre la Repubblica Popolare proietta all’estero un’immagine di grande stabilità, la Federazione indiana dà spesso l’impressione di essere sul punto di esplodere, e le ragioni sono presto dette. A Pechino c’è un sistema piuttosto flessibile dal punto di vista economico e finanziario, ma assai rigido da quello politico. Il monopartitismo di stampo comunista ha consentito (finora) di tenere sotto controllo le tensioni e di porsi quale superpotenza globale in competizione addirittura con gli Usa.

Sistema politico britannico

Niente di tutto ciò a New Delhi. Gli indiani amano definirsi come “la più grande democrazia del mondo”, e il loro sistema politico è in sostanza ricalcato su quello britannico, memoria della lunga dominazione coloniale del Regno Unito nel subcontinente indiano. Si pensi che gli aventi diritto al voto sono circa 900 milioni di cittadini, il che spiega il complicatissimo sistema elettorale in vigore nell’immenso Paese.
Si inizierà a votare tra pochi giorni, giovedì 11 aprile, ma quello è solo il primo passo di una maratona elettorale destinata a chiudersi soltanto il 19 maggio. Al 23 maggio è fissato il conteggio dei voti, che comprensibilmente avrà bisogno di un certo tempo per concludersi.

Narendra Modi-Rahul Gandhi

Nessun grande cambiamento nelle proposte di leadership. A contendersi la vittoria saranno ancora il primo ministro uscente Narendra Modi, tuttora capo indiscusso del Partito Popolare Indiano (BJP), e Rahul Gandhi, figlio di Rajiv e Sonia Gandhi, nonché leader dello storico Partito del Congresso. Quello, per intenderci, di Gandhi e di Nehru, che condusse l’India all’indipendenza nel dopoguerra.
Usando categorie nostre, non sempre in grado di cogliere la realtà locale, il BJP è la formazione che si richiama alla tradizione indiana, un curioso mix di populismo e di nazionalismo indù assai popolare tra le masse. Il Congresso è invece una formazione laica e progressista che si richiama ai valori dei padri fondatori della Repubblica.

Rischio nazionalismo indù

Le elezioni sono molto importanti poiché l’India, pur tra una marea di contraddizioni interne, è a sua volta diventata una grande potenza, non solo regionale. Il suo Pil viaggia attualmente a ritmi superiori rispetto a quelli cinesi e non vi sono al momento segni di arresto. Sta inoltre diventando un punto di riferimento per tutti coloro che vedono con preoccupazione l’espansionismo di Pechino, anche se occorre rammentare che l’India è sempre stata sconfitta nei numerosi episodi di scontro militare con la Cina.
Se Narendra Modi e il suo partito otterranno una grande vittoria, simile a quella del 2014, il Paese proseguirà sulla strada del nazionalismo indù, con il prevedibile inasprimento dei rapporti con il Pakistan e con la consistente minoranza islamica che vive all’interno dei suoi confini. Se invece – come i sondaggi indicano – crescesse il consenso per il Congresso, è probabile che la politica estera indiana torni su binari più tradizionali favorendo una ripresa del dialogo con i musulmani e anche con il governo di Pechino.

Cindia batte ormai l’Occidente

Da notare, infine, che India e Cina vengono spesso accostate tanto da far entrare in uso il termine “Cindia”. Ma le due realtà sono assai diverse. Grazie al monopartitismo e alla centralizzazione i cinesi sono riusciti a ridurre non solo la povertà assoluta, ma anche la sperequazione tra città e campagne. In India tale obiettivo è più difficile da realizzare perché il sistema politico è molto più frammentato.
I due giganti asiatici hanno in comune la tendenza a conquistare ampie fette dei mercati occidentali grazie alle disponibilità finanziarie, e a una politica di acquisizioni all’estero sostenuta in entrambi i casi dai governi. Pur essendo avversari noi li poniamo sullo stesso piano, poiché la crescente presenza delle loro aziende e dei loro marchi ci fa capire che il predominio economico occidentale appartiene ormai al passato.

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