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giovedì 19 Settembre 2019

Vertice d’urgenza Putin-Netanyahu sulla Siria prima di altri guai

Si discuterà del caldissimo fronte anti-Iran. Gli ayatollah spostano il loro comando siriano al riparo dei missili russi.
-Restituito, grazie al Cremlino, il corpo di un soldato israeliano morto in Libano

Netanyahu di corsa a Mosca

Vertice d’urgenza Putin-Netanyahu sulla Siria prima di altri guai
Mossa elettorale in vista delle elezioni di martedì prossimo o reale timore di “incidenti” militari coi russi, con transitivi e incalcolabili danni collaterali? Oggi (giovedì) Netanyahu vola a incontrare Putin al Cremlino. Di gran corsa. Sotto la spinta, è stato annunciato urbi et orbi, di “pressing military issues”. Che tradotto alla bell’e buona significa che gli israeliani hanno il fuoco ai pantaloni. Gli ultimi movimenti sul (possibile) campo di battaglia siriano, che vedrebbe contrapposti Teheran e Gerusalemme, ha fatto accendere tutte le lampadine rosse negli Headquarters degli Alti comandi israeliani.

Iran e S-400 russi

In pratica, per far comprendere al volo ai nostri lettori il rapido cambiamento degli scenari strategici, gli ayatollah hanno deciso di spostare il loro nuovo “hub” militare in Siria da Damasco all’estremo nord. Precisamente ad Aleppo. Questa novità, giunta abbastanza inaspettata ai Servizi di intelligence on la Stella di David, secondo gli analisti israeliani vuol dire una cosa sola: le Guardie rivoluzionarie di Teheran, le Brigate al Qods e tutta la “poderosa macchina da guerra” sciita, comandata da Qassam Soleimani, vogliono mettersi al riparo sotto l’ombrello dei micidiali missili terra-aria di Mosca, (S-330 ed S-400), che sorvegliano un ampio spazio aereo dalla base di Khmeimim.

Putin il primo aprile

Insomma, se Netanyahu osasse ordinare qualche strike dei suoi caccia-bombardieri da quelle parti, potrebbe uscirne una bella frittata. Per la verità, dicono le solite fonti “bene informate”, gli aerei israeliani avrebbero già colpito, e molto duramente, prima delle fine di marzo. Varcando una sorta di linea di tregua non dichiarata, una “no-fly zone” che era stata tacitamente concordata con i russi. Ma la missione un po’azzardata, condotta evidentemente con l’assenso di Netanyahu, avrebbe provocato l’altolà del Cremlino. Lunedì scorso, i russi avrebbero fatto un bel pesce d’aprile al governo di Gerusalemme, con una telefonata di Putin, i cui toni non sarebbero stati proprio sereni. Anzi.

Spartizione condivisa

Si parla di accenti “ultimativi”e di richiamo alle intese prese tra i due Paesi lo scorso 17 febbraio. Tutto questo dopo una lunga marcia fatta dagli “sherpa” della diplomazia “parallela”, per arrivare a una spartizione condivisa della Siria. Ovviamente, con gli Stati Uniti nel ruolo di partner privilegiati. In questo guazzabuglio di intese, rientrerebbe anche il riconoscimento ufficiale del Golan, come “territorio israeliano a tutti gli effetti”, fatto da Trump. Ecco spiegata, anche, l’improvvisa atmosfera di “distensione” instauratasi a Gaza. Netanyahu non ha alcuna intenzione di combattere su due fronti. E lo ha anche detto a chiare lettere.

Prima l’Iran di Hamas

Affermando che il confronto con l’Iran ha la precedenza assoluta e che, invece, con Hamas, nella Striscia di Gaza, si può anche ragionare. Certo, a pochi giorni dalle elezioni per la Knesset, il leader israeliano di tutto ha bisogno meno che di qualche brutta sorpresa, che potrebbe arrivargli dagli odiati ayatollah con il malizioso “astensionismo” di Vladimir Putin. Il quale, da parte sua, un colpo al cerchio e uno alla botte, come gesto di amicizia e buona volontà, ha fatto restituire a Netanyahu il corpo di un soldato israeliano (il sergente maggiore Zachary Baumel) ucciso in Libano, nelle Valle della Bekaa, nel lontano 1982.

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