martedì 16 luglio 2019

Haftar attacca, il destino della Libia nelle mani del generale?

Haftar attacca. Un’offensiva della Lybian National Army, le truppe del generale Haftar minaccia da vicino Tripoli. Una mossa politico militare per acquisire posizioni in vista della Conferenza nazionale sulla Libia prevista tra dieci giorni. L’Onu guarda con preoccupazione la situazione e il segretario generale Antonio Guterres vola ad incontrare Fayed Sarraj.

Haftar attacca, la preoccupazione dell’Onu

Haftar attacca e dopi pozzi di gas e petrolio si prende un altro pezzo di territorio sotto il  formale controllo di Fayez Sarraj, e l’Onu prova a difendere le posizioni a colpi di parole.. “Sono profondamente preoccupato per i movimenti militari che si svolgono in Libia e i rischi di scontri. Non c’è una soluzione militare. Chiedo calma e moderazione mentre mi preparo a incontrare i leader libici nel paese”. Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, esprime tutta la sua inquietudine attraverso Twitter perché la situazione che si sta sviluppando in Libia potrebbe prendere direzioni dalle conseguenze incontrollabili.

L’offensiva di Haftar

Nel giorno dell’arrivo di Guterres nel paese nord africano, l’aria che si respira è quella della guerra. Poche settimane fa il generale Khalifa Haftar, signore e padrone della Cirenaica, aveva cominciato a spostare truppe sia in direzione sud che ovest. L’intento per niente nascosto era quello di marciare verso Tripoli. Ora la situazione sul campo si è fatta ancora più chiara. Due notti fa gli uomini dell’LNA (Lybian National Army) sono arrivati a circa un centinaio di chilometri dalla città sede del governo del rivale di Haftar, Fayez Sarraj.
Dopo una serie di brevi scontri, le forze dell’LNA hanno preso il controllo della cittadina di Gharian a sud di Tripoli, finora il bilancio è quello di un morto tra le fila delle truppe fedeli a Sarraj, nel corso di un’imboscata nei pressi del piccolo centro di Alasaba. L’avanzata degli uomini di Haftar è stata fulminea e abbastanza sorprendente, probabilmente dovuta agli accordi stretti con le milizie che apparentemente dovrebbero difendere Tripoli, ma che in realtà costituiscono una galassia dagli “orientamenti” poco affidabili.

Mossa politico-militare

In realtà Haftar ha agito anche su un altro fronte. Mentre spostava le sue truppe continuava a dialogare con Sarraj attraverso la mediazione delle Nazioni Unite, nel solco di una road map che dovrebbe portare, tra dieci giorni, ad una Conferenza nazionale sulla Libia e raggiungere un accordo per elezioni risolutive della crisi che dura dal 2011. Una mossa che ha consentito ad Haftar di mascherare in qualche modo le operazioni militari.

Chi sono i terroristi?

L’offensiva è giustificata ufficialmente dalla volontà di liberare «la madrepatria dal terrorismo», come ha dichiarato il portavoce di Haftar, generale Ahmed Mismari. Un riferimento che si presta a molteplici interpretazioni anche se non esiste certezza circa l’intenzione di entrare o meno a Tripoli. L’unica verità, al momento, è che nella capitale tripolina l’allarme è scattato fortissimo insieme alla mobilitazione di tutte le forze disponibili.

Tripoli si prepara

«Abbiamo emesso istruzioni e dichiarato un allarme generale a tutte le forze militari e di sicurezza dell’esercito che appartengono a noi per essere preparati» dichiara  Fayed Serraj, lasciando però il fare all’uomo forte di Tripoli, il ministro dell’Interno Fathi Bishaga, il quale ha mobilitato tutte le milizie e le forze disponibili per contrastare l’avanzata dell’LNA.
“Assicuro il nostro popolo libico che le forze del Ministero degli Interni sono pronte e pienamente capaci di affrontare qualsiasi tentativo di minare la sicurezza della capitale o mettere in pericolo la sicurezza dei civili- ha dichiarato in una nota scritta Bishaga -. Non c’è modo di porre fine alla crisi se non attraverso mezzi politici e pacifici, la sicurezza di Tripoli non potrà essere scalfita”.
In realtà molti analisti hanno spesso messo in dubbio che Haftar abbia le forze militari sufficienti per impossessarsi della capitale, è più probabile che prometta futuri privilegi per convincere le milizie di Sarraj a cambiare casacca. L’uomo forte della Cirenaica infatti sa che imporre un governo militare, come ai tempi di Gheddafi, provocherebbe una resistenza sanguinosa.

 

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