venerdì 23 Agosto 2019

Bouteflika a scadenza programmata e sperata rivoluzione laica d’Algeria

Algeria, Bouteflika lascia: ‘Dimissioni entro il 28 aprile’, ma le proteste continuano.
-L’anziano presidente, 82 anni, getta la spugna. Governava ininterrottamente dal 1999. Dal 2013 è infermo a causa di un ictus.
-I dimostranti hanno annunciato le proteste fino a quando il leader non se ne andrà

Mercoledì 3 aprile 2019, ALGERIA, SI È DIMESSO IL PRESIDENTE BOUTEFLIKA
Dopo sei settimane di proteste e i suoi quattro mandati di presidenza, costretto da un ictus alla sedia a rotelle. Le dimissioni non risolvono le difficoltà della transizione e del ruolo dei militari. Ora nuove elezioni all’esame ‘trasparenza’ della piazza

Despota Bouteflika lascia
dopo 20 anni di potere

Bouteflika a scadenza programmata e sperata rivoluzione laica d’Algeria
Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika si dimetterà prima della scadenza del suo mandato, il 28 aprile. Lo ha annunciato lo stesso presidente in un comunicato citato dall’agenzia ufficiale algerina Aps. «Il capo dello Stato prenderà tutte le misure necessarie per assicurare il funzionamento delle istituzioni durante la transizione», recita il pomposo comunicato. Ma non sarà l’ottantaduenne Bouteflika, colpito da un ictus, a decidere, ed è questo a far paura sul futuro prossimo del Paese Mediterraneo. A decidere le sue dimissioni l’esercito che l’ha abbandonato definendolo «non più in grado di governare». E dopo settimane di proteste di massa e tensioni politiche è stato nominato un nuovo governo.
Resta nell’esecutivo algerino il generale Ahmed Gaid Salah, capo di stato maggiore e viceministro della Difesa. E’ stato proprio lui, potente capo dell’esercito, a proporre alcuni giorni fa l’attuazione di meccanismi costituzionali per rimuovere il presidente Bouteflika dal potere. Dichiarazioni fatte alla tv che avevano fatto temere il peggio. Con un tono grave, il generale aveva parlato di una riunione clandestina tenuta da sconosciuti per orchestrare una campagna contro l’esercito. Aria da colpo di Stato. Il nuovo governo segna il compromesso raggiunto tra il clan Bouteflika e l’esercito: Gaid Salah mantiene il doppio incarico, capo di stato maggiore e vice-ministro della Difesa.

Transizione laica o islamista?

Mustapha Hammoune, editorialista del quotidiano Liberté a Giuliana Sgrena: «Ora è importante che si rafforzi il carattere non islamista del movimento 22 febbraio per rendere irreversibile la richiesta di libertà e di separazione tra religione e stato». Un movimento di piazza che comunque non si ferma, diffidente a ragione rispetto al Clan Bouteflika e ai generali. Movimento a sorpresa, con gli algerini che, da una decina d’anni, davano l’impressione di non essere interessati alla politica.
Eppure, gli elementi per arrabbiarsi, erano noti da tempo. La corruzione della classe politica e degli ambienti affaristici e la sistematica frode elettorale hanno allontanato i cittadini dalla vita pubblica.
Peggio, «la società sembrava conquistata dall’ideologia e dagli atteggiamenti islamisti. Con la benedizione del governo che ha sempre preferito mettersi d’accordo con loro piuttosto che coltivare un progetto democratico. I leader islamisti sono degli affaristi più corruttibili dei militanti democratici. Nel corso di questa rivolta, invece. sono prevalsi i valori del pacifismo e della tolleranza e le rivendicazioni di giustizia, democrazia e libertà», segnala Mustapha Hammoune.

Incognita esercito sul futuro

Dopo l’indipendenza dell’Algeria, ci ricordano gli osservatori politici e gli storici, l’esercito ha sempre scelto i presidenti e influenzato le decisioni politiche. Con Bouteflika i militari avevano stabilito un nuovo rapporto di potere, rotto nei giorno scorsi con la richiesta/imposizione delle dimissioni. E adesso? ‘Democratura’ militare o minaccia islamista sulla piazza? «Né Daesh né al Qaeda riescono più tanto a reclutare in Algeria. Ma la società e i media sono stati regalati all’egemonia islamista: gli affari e la società agli islamisti, il potere ai clan nazionalisti», leggiamo sul Manifesto.
Per il momento la rivoluzione è di natura laica, ma se si arriverà, come si rivendica, a elezioni libere, occorrerà fare i conti con gli islamisti. «È quindi importante che si rafforzi il carattere laico della rivoluzione per rendere irreversibile la richiesta di libertà e di separazione tra religione e stato». Problema: una rivoluzione che sa quello che non si deve più fare (lasciare gli uomini del passato ed elezioni supervisionate), ma sa meno quello che si deve invece fare. Un metodo per il passaggio alla democrazia, e non è cosa facile.

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