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venerdì 6 Dicembre 2019

Bolsonaro Netanyahu, la strana coppia a destra della destra

Il presidente brasiliano, in visita ufficiale nello Stato ebraico, fa contento Netanyahu solo a metà.
-Nessun trasferimento dell’ambasciata del suo paese da Tel Aviv a Gerusalemme ma solo l’apertura di un ufficio diplomatico.
-L’Anp per protesta richiama l’ambasciatore a Brasilia

La strana coppia ma non troppo

Bolsonaro Netanyahu, la strana coppia a destra della destra
Il neo presidente brasiliano Jair Bolsonaro, icona della destra più radicale e razzista che festeggia ufficialmente il golpe militare che ha insanguinato il suo Paese per 20 anni, come il suo amico Trump, a stracciare tutto quanto fatto a anche solo sperato dei suoi precedessori pericolosamente socialisti, da Lula da Silva e Dilma Rousseff. Da gettare via anche i rapporti consolidati del Brasile democratico con il mondo palestinese. Ed ecco l’abbraccio col suo amico premier israeliano Netanyahu che a sua volta con la storia ha qualche ‘audacia’, proponendo gli arabi come ispiratori dell’olocausto attuato da Hitler.
Dalla storia alla cronaca, con Michele Giorgio, Nena News. «Bolsonaro domenica è giunto in visita ufficiale in Israele dove è stato accolto con grandi onori. Ha evitato Ramallah e il presidente dell’Autorità Nazionale Abu Mazen, per affermare la sua totale opposizione all’indipendenza palestinese. Quindi ha annunciato l’apertura di un ufficio diplomatico brasiliano, per gli scambi commerciali, a Gerusalemme muovendo un primo passo verso il trasferimento dell’ambasciata del suo paese da Tel Aviv nella città santa».

Amico Netanyahu, Rabbia palestinese

Via l’ambasciatore palestinese e condanne dalla Lega araba, riunita a Tunisi per il vertice annuale. Netanyahu al contrario ovviamente ringrazia ed elogia il presidente brasiliano che tratta come un vecchio amico e con cui si è recato in visita al Muro del Pianto. Ma un Netanyahu contento a metà. A una settimana dalla elezioni israeliane, valuto gli analisti, «Non ha incassato quanto sperava di ottenere da Bolsonaro: il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico e il trasferimento dell’ambasciata brasiliana». Uno sperato colpo eccezionale per Netanyahu dopo il ‘regalo’ decisamente forzato delle Alture del Golan avuto da Donald Trump una settimana fa.
Bolsonaro, piglio trumpiano ma forse non la stessa dirompente spregiudicatezza, aveva anticipato l’intenzione di spostare l’ambasciata, ma forse domani l’altro. Pensare che Netanyahu aveva passato il suo Capodanno a Brasilia, ricevendo la più alta onorificenza al merito del Brasile. Merito non noto. Da Israele, «Bolsonaro ha frenato deludendo Netanyahu che contava di usare in campagna elettorale il passo brasiliano. L’apertura di un ufficio diplomatico a Gerusalemme non è la stessa cosa del trasferimento dell’ambasciata».

Con Trump solo quanto conviene

A frenare il presidente brasiliano sarebbero state le minacce di boicottaggio del Brasile arrivate dal mondo arabo-islamico. Minacce concrete soprattutto per l’economia brasiliana. In questi ultimi anni il Brasile si è affermato come uno dei principali esportatori mondiali di carne “halal”, autorizzata a far parte dell’alimentazione dei musulmani. Un affare da miliardi di dollari all’anno al quale il paese sudamericano non può rinunciare. Su Bolsonaro hanno pesato inoltre le pressioni degli allevatori brasiliani che dipendono anche dagli ordini provenienti dai paesi a maggioranza islamica.
Grande invece incertezza su Gaza. Si continua a parlare di «accordo imminente», mediato dall’Egitto, tra Israele e Hamas. Tregua segreta già raggiunta alla vigilia delle manifestazioni di sabato scorso a Gaza, con 5 morti ma senza massacri. Per il quotidiano di Hamas Al Risala, l’accordo invece sarebbe stato raggiunto domenica notte e prevede il via libera di Israele all’aumento delle donazioni del Qatar, da 15 a 40 milioni di dollari, per il pagamento dei dipendenti pubblici di Gaza; l’estensione della zona di pesca da 9 a 12 miglia nautiche; l’aumento delle forniture elettriche. Ma ancora nessuna conferma da parte del governo Netanyahu.

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