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martedì 12 Novembre 2019

Un trilione $ per ricostruire la Siria, ma chi ha rotto non paga

Chi ricostruirà la Siria del dopoguerra? Come farlo e quanto costerà e chi paga? Dopo una guerra distruttiva di 8 anni, per ricostruire la Siria occorreranno tra i 400 miliardi e 1 trilione di dollari Usa. No americano ad aiuti ad Assad, e la sanzioni contro Russia e Siria e Iran a creare ulteriore danno. Mercato aperto a trattative mediorientali inconfessabili su territori in conto terzi.

La prossima guerra siriana
se i kalashnikov tacciono

Un trilione $ per ricostruire la Siria, ma chi ha rotto non paga
Chi ricostruirà la Siria del dopoguerra? Come farlo e quanto costerà e chi paga? Dopo una guerra distruttiva di 8 anni, c’è chi valuta che per ricostruire la Siria, le sue strutture essenziali e le sua città distrutte, occorreranno tra i 400 miliardi e 1 trilione di dollari USA. Mille miliardi di dollari nella contabilità anglosassone. Ed è già la nuova guerra, politico diplomatica per trovare almeno una parte di quella enormità di soldi, e poi decidere cosa ricostruire prima e a chi farlo fare.
Complicazioni politiche con presupposti non realistici spesso malignamente posti dai potenziali ‘donatori’, in particolare da parte degli Stati Uniti e alcune potenze occidentali, prima di impegnarsi a iniettare fondi consistenti nella ricostruzione di una devastata dalla guerra Paese e un’economia già sofferente da prima del disastro. Ricatti di politica interna per sganciare dollari al posto delle bombe o degli aiuti agli allora ‘ribelli anti Assad’ un po’ jihadisti integralisti e Isis.

‘Dono, ma cosa ci guadagno’
solidarismo di convenienza

I problemi e le complessità della ricostruzione in Siria sono molteplici, con ‘complicatorì’ professionali già all’opera. Le priorità già citate, quelle locali, definite da autorità e rappresentanze spesso sgradite o ritenute ‘sospette’ dal donatore, poi le complicanze locali e nazionali, ‘prima a me, no prima a me’. Poi gli opportunismi internazionali del dare per avere, e se non sono soldi sono impegni di convenienza. Quesito posto da Nidal Kabalan su ‘Gli occhi della guerra’.
Chi farà cosa, come, perché e a quale costo? Domande chiave a cui è necessario rispondere al più presto, visto che per fortuna la guerra armata sta quasi per finire, ultimi due ostacoli, sacche di resistenza jihadiste rimanenti a Idlib e ad est dell’Eufrate. «Il processo di sradicare il terrorismo ha raggiunto sue fasi finali, e la fase di ricostruzione bussa alla porta», ribadisce il ministro dei lavori pubblici Housing Hussein Arnous a 270 aziende provenienti da 29 paesi chiamati a Damasco.

La Russia che ha vinto la guerra
e sanzioni Usa doppio bersaglio

La Russia vincitrice della guerra, inevitabile protagonista. Valeriy Anisimov, del’impresa petrolchimica JSC Promcatalys che sta trattando per la ricostruzione di due raffinerie in Siria. «Ci sono molti problemi a causa delle sanzioni degli Stati Uniti. La nostra azienda è pronta a fornire tutti i catalizzatori, tutte le tecnologie che i clienti siriani non possono ottenere a causa di queste sanzioni». Ma la tecnologia russa e le sue risorse d’investimento, sono sufficienti?
Le aziende russe, per fortuna della Siria, si trovano ad affrontare la concorrenza della Cina, «che sta compiendo seri, seppure cauti, sforzi per sbloccare le offerte di ricostruzione», precisa Nidal Kabalan. Poi, aiuti forse più interessati e pericolosi. «È naturale che gli investitori iraniani venire vengano in Siria per aiutarla a ricostruire», ha detto l’ambasciatore iraniano in Siria, Javad Turk-Abadi, sperando di scrollarsi di dosso le sanzioni statunitensi contro entrambi i paesi.

La mordace Nikki Haley,
ex ambasciatrice Usa all’Onu

‘D’altra sponda del fiume politico’, (così si esprimono dalla Siria), Nikki Haley, l’ex ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, che quando era in carica aveva dichiarato a più riprese che l’America non avrebbe mai partecipato alla ricostruzione della Siria «per Assad ei suoi sostenitori russi. Idea assurda». A pensarla come lei. diversi alti funzionari degli Stati Uniti e lo stesso presidente, che hanno espresso intenzioni simili in opposizione agli sforzi di ricostruzione della Siria.
Insomma, trattativa segreta in corso -forse uno dei tanti temi da trattare tra Trump e Putin in un prossimo faccia a faccia- per decidere cosa potrebbe ibnteressare ed essere concesso gli Stati Uniti in quella strategica area del mondo. Ad esempio un pezzo di Siria di fatto già sottratto dagli israeliani da olre 20 anni? Questione ricostruzione crudele e complessa quasi come una guerra, sapendo che né lo stato siriano, né l’Iran o la Russia possono sostenere da soli i costi.

Mai miliardi ai trilioni
subito aiuti essenziali

La Russia ha invitato l’Europa a fornire aiuti finanziari per gli sforzi di ricostruzione. Il presidente Putin ha sollevato la questione con i leader europei in più occasioni, in particolare con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Con la cancelliera ad esprimere difficoltà politiche interne simili a quelle statunitensi (anche se meno ‘nemiche) sul contribuire a ricostruire una Siria governata da Assad, passaggio politico molto difficile in tempi di rinnovato nazional isolazionismo tedesco.
Nel frattempo, il presidente Bashar Al Assad stesso ha sollevato dubbi su chi esattamente sarà il benvenuto nel futuro della Siria. «Nessun paese che abbia preso parte alla distruzione della Siria avrà alcun ruolo nel processo di ricostruzione», ha sottolineato Assad in più di un’occasione. Niente dollari Usa? E i petrodollari sunniti? Politica di facciata: «Ci vorranno 10-15 anni per ricostruire il paese, e la priorità nella fase di ricostruzione sarà data ai nostri alleati», promette Assad.

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