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mercoledì 16 Ottobre 2019

Gaza, sbloccati gli aiuti, le speranze di vita aiutano la pace

In 40 mila sabato alle manifestazioni a ridosso delle linee con Israele. Quattro morti e più di 300 feriti, ma si temeva peggio. Un massacro simile a quando da Gerusalemme Ivanka Trump e suo marito Jared Kushner celebravano il trasferimento dell’ambasciata Usa nella città santa, e a Gaza furono uccisi in poche ore oltre sessanta palestinesi.
Ieri la “Marcia del milione” è stata più disciplinata del previsto grazie al servizio d’ordine di Hamas. Liberati da Israele i ‘Relief found’, fondi di soccorso di Paesi donatori. Riaperti i varchi di Kerem Shalom ed Erez. Grandi mediatori gli egiziani. La qualità della vita nella Striscia è ai minimi termini. Netanyahu più “morbido” in vista delle elezioni.

‘Relief found’, fondi di soccorso

Gaza, sbloccati gli aiuti, le speranze di vita aiutano la pace
La lite è sempre per la coperta. I movimenti tellurici che fino a ieri l’altro hanno interessato la Striscia di Gaza potrebbero “miracolosamente” placarsi, grazie ai 300 milioni di dollari in arrivo come “relief fund”. Sono soldi destinati, in ultima analisi, a migliorare le precarie condizioni di vita della popolazione palestinese, stipata come sardine in una specie di immenso campo di concentramento a cielo aperto. A Gaza, su una superficie di circa 400 chilometri quadrati, vivono quasi 2 milioni di persone. L’area venne occupata da Israele durante la Guerra dei Sei giorni e il controllo venne mantenuto direttamente fino al 2005, quando l’esercito con la Stella di David si ritirò, assieme a circa 7 mila coloni ebrei.

Soldi ‘prigionieri’, liberati

Netanyahu ora ha dato il suo assenso alle Nazioni Unite affinché i finanziamenti, raccolti da Paesi “sponsor”, possano essere spesi al più presto. Intanto riaprono i valichi con la Striscia a Kerem Shalom e a Erez, mentre è stato sospeso il divieto di pescare lungo tutta la linea costiera. Anche se, ogni tanto, da Gaza, parte ancora qualche razzo, sparato a casaccio da Hamas, che cade regolarmente e senza fare danno nelle pietraie del deserto del Negev. Sabato e domenica i carri armati israeliani hanno risposto, ammazzando quattro giovani palestinesi. Ma, tutto sommato, è andata meno peggio del previsto. I 40 mila manifestanti della “Marcia del milione”, che commemoravano anche il “Giorno della terra” (storia vecchia, legata agli espropri forzosi effettuati dal governo di Gerusalemme contro i contadini e i proprietari arabi) si sono disciplinatamente mantenuti ad almeno 300 metri dal confine.

Hamas, servizio d’ordine

Secondo le IDF (Israeli Defence Forces) Hamas ha organizzato un impeccabile servizio d’ordine, dimostrando di “comandare” e di essere “ubbidita”. Grandi mediatori della tacita tregua sono stati gli egiziani, che hanno dispiegato a Gaza il meglio dei loro apparati di intelligence. Il governo del Cairo, poi, assieme alla Giordania e all’Arabia Saudita, sta facendo pressioni sull’Autorità palestinese di Abu Mazen perché sganci i dollari ricevuti per pagare elettricità e altre “facilities” a Gaza. Questi soldi dovrebbero essere versati nelle casse di Hamas. Nella Striscia, con gli israeliani che chiudono un occhio, arriveranno presto anche rifornimenti di cibo e materiali e semilavorati per le costruzioni. Tutto il piano di aiuti sarà supervisionato dal governo del Cairo.

Gaza, invivibilità disperata

Per ora non si parla di “armistizi” ufficiali o di firme su un trattato tra Gerusalemme e Hamas. Comunque, pare che qualche sorta di intesa non formalizzata possa essere raggiunta sulla base degli accordi successivi all’operazione israeliana del 2006, denominata “Defensive Shield”. In effetti, la situazione della “vivibilità” all’interno di Gaza è pressoché disperata. L’economia è in ginocchio. Il Pil pro-capite é crollato da 2659 dollari nel 1994 ai 1826 dell’anno scorso. E la disoccupazione, secondo il data-base della World Bank, in percentuale è la più alta del mondo (44%). La vera essenza della questione palestinese, a dirla tutta, sta anche nelle profonde differenze esistenti tra come si vive a Gaza e come si vive invece in Cisgiordania.

Mazen – Netanyahu epilogo?

L’Autorità Nazionale Palestinese che drena la maggior parte degli aiuti, lasciando a bocca asciutta i fratelli della costa. Problema vecchio quanto il cucco, questo, che alimentò già un sacco di polemiche all’epoca di Arafat. Naturalmente, un colpo al cerchio e uno alla botte, Netanyahu si prepara alle prossime elezioni cercando di giocare le sue “fiches” su più tavoli. Il suo programma-polpettone, che vuole essere un cocktail buono per tutti i palati, cerca di rassicurare gli indecisi, ma anche coloro che temono una deriva “bellicistica”. Insomma, bastone e carota.

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