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mercoledì 20 20 Novembre19

‘Minga indigena’ in Colombia, come i Sioux pellerossa, sterminio oggi

Migliaia di indigeni che protestano contro il governo e una granata lanciata contro la Guardia Indigena causa 9 morti e diversi feriti. Le ragioni della grandissima mobilitazione indigena quasi ignorata a livello internazionale.
Scelta del governo di ultradestra dell’ ex presidente Alvaro Uribe, da sempre contro gli accordi di pace, col rischio -forse voluto- che ora riesploda tutto.

Minga degli ‘Indiani’ del sud,
sterminio dei ‘pellerossa’ oggi

Colombia come i Sioux pellerossa, sterminio oggi
La Minga non è in popolo ma una cultura che lo rappresenta e lo fa popolo. È una pratica ancestrale dei popoli delle Ande, che si convoca nelle occasioni che richiedono uno sforzo comunitario per risolvere problemi di tutti. Ad esempio la difesa del territorio e della dignità dei popoli, che riguarda tutti e di cui nessuno può appropriarsi. Nelle lingue indigene, Minga significa «camminare le parole», arrivare ad accordi attraverso il dialogo, usare la parola per riconoscere l’altro e le sue verità, senza dare molto importanza a un qualsiasi documento scritto.
E la Guardia Indigena, in Colombia, ha il riconoscimento costituzionale della autodeterminazione dei popoli indigeni. Il suo compito è quello di difendere i diritti dei popoli, senza armi. Loro con ‘la Minga’ senza armi. Contro di loro, a repressione statale e para-statale, molto bene armata, che ha assassinato ad oggi circa 1600 indios. Esattamente come un vecchio film sul Far West americano dove i coloni bianchi, per prendersi le terre dei pellerossa, li massacrano con l’aiuto di un po’ di ‘giacche blu’.

Assassini terrieri
governo complice

Giovedì 22 marzo nella Dagua, costa sud ovest del paese, durante una riunione in cui Guardia Indígena stava organizzando la Minga locale, una granata esplosiva ha ucciso 9 persone. Tra le vittime c’era anche un giovane studente dell’Universidad del Valle, Jonatan Landines. Da allora, ‘la Minga’ per la difesa della Vita, del Territorio, della Democrazia, della Giustizia e della Pace. Da allora la mobilitazione investa almeno sei Dipartimenti del Paese. Col governo che ha risposto aumentando la repressione verso le comunità solidali. Armi bastarde, tipo cartucce di lacrimogeni piene di detriti e pallini di piombo. Feriti anche gravi ormai più di 50 in attesa di altri morti.
Ma i ‘pellerossa’ andini insistono chiedono a chiedere la cura, la protezione e la difesa della “nostra Madre Tierra”, vogliono garanzie per la vita e per il rispetto dei diritti umani, lo smantellamento dell’apparto paramilitare come negli gli accordi firmati con le FARC, le formazioni rivoluzionarie Colombiane, e riconoscere i collettivi contadini come soggetto di diritto, queste sono alcune delle principali rivendicazioni delle comunità.

Rivolta ancestrale
e prepotere bianco

Il governo del presidente Ivan Duque invece mostra i muscoli e risponde con la forza alle istanze di una straordinaria protesta indigena. «Lo Stato colombiano non riconosce la nostra relazione con la terra, che è contraria alla politica economica imperante; non difende i leader sociali, che ogni giorno vengono ammazzati e minacciati. Per questo siamo ‘in minga’», spiega uno dei leader. In ballo, tra le molte cose, il riconoscimento e alla sanzione dei crimini di guerra e alla ricostruzione della memoria storica di un Paese che in mezzo secolo di conflitto conta 280 mila morti e milioni di vittime della violenza. Poi, come nel West nord americano fui l’oro, qui la ricerca del petrolio e la concessione di ampie porzioni di territorio alle multinazionali.
Scelta del governo di ultradestra dell’ ex presidente Alvaro Uribe, da sempre contro gli accordi di pace, col rischio -forse voluto- che ora riesploda tutto. Intanto ‘la minga’, la protesta nel Pacifico colombiano muove più di 15 mila indigeni marciano e bloccano le maggiori arterie stradali del Sud Ovest, loro, i rappresentanti dei 104 popoli ancestrali indigeni in Colombia. I pellerossa di Colombia, prima che l’uomo bianco li stermini.

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