martedì 25 giugno 2019

Siria, mercenari americani al posto dei soldati ‘regolari’?

Tornano di moda i “contractors” della Blackwater. Ma anche Putin ha abbondantemente utilizzato in passato gli specialisti (a pagamento) fornitigli dal Wagner Group

Da Blackwater a Wagner Group

Siria, mercenari americani al posto dei soldati ‘regolari’?

I curdi? Carne da cannone. Sfruttati da tutte le parti in lotta nel Medio Oriente. Illusi e poi turlupinati dalle grandi e “medie potenze”, imboniti con la promessa di una quasi inverosimile indipendenza, alla quale avrebbero un diritto sacrosanto, continuano a sparare e a morire. Sognando una patria. Durante gli ultimi fuochi della loro battaglia per Baghuz, contro i resti fumanti dell’Isis, è stato ucciso Lorenzo Orsetti. Volontario italiano. La sua tragica fine ha fatto subito pensare al ruolo dei “foreign fighters” in Siria, a quelli che combattono e hanno combattuto “dalla parte giusta”. Contro lo Stato Islamico e il suo regno del terrore.

Lo scomparso Lorenzo Orsetti

Orsetti non era un mercenario, era solo un giovane italiano che spinto da motivi ideali di empatia verso un popolo che soffre, ha deciso di mettere in gioco la sua vita. Chapeau. Ognuno la può vedere come vuole, ma chi arriva a simili decisioni, magari opinabili, merita solo rispetto. Molto più di chi ciancia “di pace” stando stravaccato con le terga sul divano di casa, o di chi partecipa “alle marce” che non costano niente e fanno tanta “tendenza”. Di cotanti sepolcri imbiancati è piena l’Italia, a tutti i livelli. Bene, sputato questo rospo, chiariamo subito che la fine di Orsetti ha in qualche modo riaperto un dibattito (strisciante) anche sui “foreign fighters” mercenari. A cui lui, lo ribadiamo, non apparteneva. E allora, chiariamoci le idee, squarciando il velo di coperture e ammiccamenti che coprono una realtà spesso “scomoda” per i potenti.

In gergo tecnico li chiamano “contractors”. Gente pagata per fare un lavoro da “specialisti” sul campo di battaglia o nelle immediate retrovie. Sono retribuiti (a volte lautamente) e danno un macabro vantaggio a chi li utilizza: dimostrano spesso straordinaria efficienza (più delle truppe “regolari”) e, soprattutto, quando muoiono lo fanno quasi alla chetichella. Senza sollevare pericolosi effetti “boomerang” sui politicanti che li impiegano. Se cade un “regolare”, la stampa si scatena. E pure l’opinione pubblica. Che chiede conto e ragione. Se invece a morire è un “contractor” la musica è diversa: nessuno piange o protesta. In fondo, dice la vulgata corrente, se l’è cercata lui, in nome e per conto del dio dollaro.

Agenzie che offrono i loro servigi ‘mercenari’ a chiunque li richieda. Grandi potenze in primis. Recentemente l’autorevole quotidiano israeliano Haaretz ha sparato la notizia di un ritorno di fiamma della Casa Bianca per l’arcinota “Blackwater”, che a Gerusalemme definiscono “infamous private paramilitary firm” (ogni traduzione sembra superflua). In pratica esisterebbe una proposta (fatta a Trump) per sostituire almeno 2 mila “regolari” Usa con altrettanti “contractors” Blackwater. Società che, detto per inciso, in Irak, nel 2011, sembra ne abbia combinate di cotte e di crude, essendo stata accusata di aver fatto sparare sui civili senza tanti scrupoli.

Il suo chairman, Erik Prince, un ex ‘Navy Seal’, ha dichiarato a Fox Business di essere pronto a sostenere la “ritirata strategica” di Trump, colmando il vuoto sul campo con i suoi uomini. Potrebbe essere questa la situazione che mette tutti d’accordo, a cominciare da John Bolton (Consigliere per la Sicurezza Nazionale) e Mike Pompeo, Segretario di Stato, i quali non sembrano condividere le foie neoisolazionistiche della Casa Bianca. D’altro canto, pare proprio che l’ex responsabile del Pentagono, Jim Mattis, si sia dimesso perché non condivideva la possibile “privatizzazione” della guerra in Afghanistan.

Mercenari travestiti da “contractors”. Il loro massiccio utilizzo è un vecchio pallino strategico dell’era Bush (figlio), quando Donald Rumsfeld e un suo adviser, Thomas White, avanzarono la proposta di risparmiare soldi (e critiche selvagge) evitando di mandare in prima linea truppe regolari. Ora che il vento è girato e i falchi repubblicani mostrano nuovamente gli artigli, il progetto potrebbe essere rispolverato e tirato a lucido. D’altro canto, non è che Putin si comporti meglio del suo compare d’anello a stelle e strisce. Anche lui ha usato abbondantemente i “contractors“, quasi tutti provenienti da un’agenzia che si chiama “Wagner Group”. Anzi, durante l’assalto a una raffineria siriana di Deir Ezzor, condotto oltre l’Eufrate (in spregio alla spartizione della regione in sfere d’influenza) nel febbraio del 2018, la Russia perse una montagna di mercenari. Caduti sotto le bombe a grappolo dei caccia americani. Nessuno pianse e nessuno si scompose. Perché i combattenti pagati per morire non fanno notizia.

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