martedì 25 giugno 2019

Thailandia, le elezioni ‘semilibere’ nella monarchia folk e multigolpe

Thailandia, elezioni ‘semilibere’, ma nessun ritorno alla normalità dopo anni di dittatura militare.
-Camice rosse, ma non garibaldini o comunisti, contro camice gialle ma niente e che fare coi gilet di Parigi.
-Due ex premier concorrenti, esautorati da due diversi golpe, che cercano di tornare.
-E una monarchia con un Re nuovo, dopo 70 anni filati di regno del padre, che cerca di nascondere nel ridicolo la sua durezza sostanziale.
-Militari, clero buddista, e gli interessi incrociati della grandi potenze attorno, geograficamente tra Cina e India e l’occhio Usa dalla guerra vietnamita

Elezioni ‘semilibere’
tra un golpe e l’altro

Thailandia, le elezioni ‘semilibere’ nella monarchia folk e multigolpe
Qualcuno s’illudeva che la Thailandia sarebbe tornata alla normalità dopo anni di dittatura militare. Non è così, come molti analisti avevano ampiamente previsto e come il complicato scenario politico locale lasciava intendere.
Risale al 2014 l’ultimo golpe delle forze armate, grazie al quale s’insediò al potere l’attuale primo ministro Prayut Chan-ocha, egli stesso generale e capo dell’esercito reale. Le elezioni “semi-libere” tenutesi pochi giorni orsono, per l’appunto le prime dopo il golpe, non hanno affatto chiarito la situazione.

Re Rama X Vajiralongkorn, salito al trono nel 2016 dopo 70 anni di regno del padre

Sovranisti monarchici
e i populisti in giallo

E’ stata infatti confermata l’ormai annosa spaccatura del Paese, diviso come non mai. Da un lato le forze armate, tradizionalmente conservatrici e vicine alla famiglia reale. Dall’altro il movimento populista fondato dal tycoon delle telecomunicazioni Thaksin Shinawatra, nel quale gioca un ruolo fondamentale la sorella Yingluck Shinawatra.
Fu proprio lei, in carica come primo ministro dal 2011, a essere spodestata dai militari siamesi – che amano molto i putsch – con l’accusa di corruzione e a scegliere l’esilio. Stessa sorte del fratello, a sua volta spodestato da un golpe nel 2006.

Nuovo Re dopo
70 di regno del padre

In ogni caso non si capisce bene quale partito abbia vinto le ultime elezioni. Se il Pheu Thai, quello dei Shinawatra i cui militanti indossano camicie rosse, oppure il Palang Pracharat assai vicino all’esercito e al re (camicie gialle). Quest’ultimo parrebbe aver conseguito una risicata maggioranza relativa. Tuttavia, a parte le solite accuse reciproche di brogli, le due formazioni hanno ottenuto quantità di voti molto simili, ragion per cui la commissione elettorale ha deciso di rinviare addirittura al 9 maggio la proclamazione ufficiale del risultato.
Si pensava che il nuovo re Vajiralongkorn, salito al trono nel 2016 con il nome di Rama X dopo il lunghissimo regno del padre (durato 70 anni), avrebbe innovato la scena. Ma non è stato così, giacché il nuovo sovrano si è mosso sulla strada della tradizionale alleanza tra forze armate, famiglia reale e maggiorenti del clero buddhista.

Lungo la Via della Seta,
Cina India e Usa dal Vietnam

Il timore di una rinnovata instabilità del Paese preoccupa non poco i potenti vicini, la Cina in primo luogo ma anche l’India. Occorre infatti rammentare che la Thailandia è collocata in una posizione strategica del Sud-Est asiatico, e non a caso è stata inserita da Pechino nel progetto della “nuova via della seta”. Inoltre, per gli standard locali è una nazione economicamente forte.
La sua posizione ne fece il retroterra Usa durante la guerra del Vietnam, e ha un ruolo importante tra gli alleati degli americani nell’area. Come tutti, però, anche i thailandesi debbono fare i conti con l’accresciuta potenza della Repubblica Popolare che incombe anche fisicamente pur non avendo confini in comune.

Re Bhumibol Adulyadej e la regina Sirikit, 70 anni di regno

Espansionismo demografico cinese
nell’affascinante caos di Bangkok

Tra l’altro si scorda spesso che gli stessi Shinawatra hanno parziali origini cinesi. Gli antenati del tycoon e della sorella erano infatti hakka provenienti dal Guangdong e, nonostante i matrimoni misti, l’ascendenza cinese è evidente anche nei tratti fisici. E’, questa, una caratteristica comune a tutte le nazioni dell’area. A Singapore i cinesi sono maggioranza, in Thailandia, Malesia, Vietnam etc sono comunque numerosi e influenti dal punto di vista economico. Di qui il sospetto che Pechino utilizzi spesso i connazionali all’estero per promuovere la sua strategia di espansione.
Ecco perché questo Paese bellissimo resta importante pur se afflitto da un’instabilità politica che, talvolta, gli osservatori paragonano a quella italiana. A chi ha avuto occasione di visitarlo, le interminabili sequenze di Buddha dorati nei templi, l’architettura un po’ rutilante e il caos di Bangkok restano nella memoria. Ma a deciderne il futuro saranno probabilmente le grandi potenze, come del resto è sempre accaduto nella sua storia millenaria.

AVEVAMO DETTO

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