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venerdì 20 Settembre 2019

Copyright, web anarchico o qualche regola? Direttiva spacca Europa

Copyright. Il Parlamento europeo vota il testo definitivo riguardante la direttiva sul diritto di autore, un provvedimento che già nel luglio scorso è stato al centro di un acceso dibattito e verso il quale non mancarono le proteste di chi difende la libertà di espressione sul web. Ora, nel momento dell’approvazione, si replica. Lo dimostra l’iniziativa presa da Wikipedia Italia, l’enciclopedia on line più popolare e utilizzata da internauti e operatori dell’informazione.

FARWEST WEB, ARRIVA LO SCERIFFO
OK ALLA RIFORMA DEL COPYRIGHT
Via libera dal Parlamento europeo alla riforma del copyright con nuove regole sul diritto d’autore che consentiranno a creatori ed editori di notizie di negoziare con i giganti del web. Accordi con le piattaforme per farsi pagare l’utilizzo dei loro contenuti. I link restano liberi e gratuiti. Colmare il divario tra i ricavi che le grandi piattaforme commerciali fanno diffondendo contenuti protetti da copyright e la remunerazione agli autori o detentori dei diritti.
FUORI WIKIPEDIA, OPEN SOURCE, MEME. Il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali come Wikipedia o su piattaforme per la condivisione di software open source, è escluso dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright.

Copyright, interessi contrapposti in campo

Il Parlamento europeo vota il testo definitivo riguardante la direttiva sul diritto di autore, un provvedimento che già nel luglio scorso è stato al centro di un acceso dibattito e verso il quale non mancarono le proteste di chi difende la libertà di espressione sul web. Ora, nel momento dell’approvazione, si replica. Lo dimostra l’iniziativa presa da Wikipedia Italia, l’enciclopedia on line più popolare e utilizzata da internauti e operatori dell’informazione.

La protesta di Wikipedia

La schermata del sito è oscurata per volere dei suoi stessi proprietari, se si tenta di entrare nel portale si legge soltanto un messaggio che spiega le ragioni della protesta:La direttiva imporrà ulteriori oneri di licenza ai siti web che raccolgono e organizzano le notizie (articolo 11), e forzerà le piattaforme a scansionare tutti i materiali caricati dagli utenti e bloccare automaticamente quelli contenenti elementi potenzialmente sottoposti a diritti d’autore (articolo 13)”.

Minacciata la libertà di stampa?

Sono due quindi gli articoli più contestati anche se in realtà Wikipedia (che non ha fini commerciali) non è interessata dalla direttiva, non deve cioè sottostare alle nuove regole sul copyright. L’iniziativa della piattaforma web dunque assume un carattere più generale, lo si capisce in un altro passaggio del testo di protesta:“entrambi questi articoli rischiano di colpire in modo rilevante la libertà di espressione e la partecipazione online. Nonostante Wikipedia non sia direttamente toccata da queste norme, il nostro progetto è parte integrante dell’ecosistema di internet. Gli articoli 11 e 13 indebolirebbero il web, e indebolirebbero Wikipedia”.

I favorevoli

Il fronte dei sostenitori afferma invece che le nuove regole aiuteranno a garantire che gli autori, artisti e giornalisti siano pagati. Una posizione ribadita anche dal vicepresidente della Commissione Ue Andrus Ansip alla vigilia del voto a Strasburgo. “Il testo sul tavolo –  ha ricordato Ansip – è molto diverso da quello bocciato a luglio che era una vera macchina della censura”, e – assicura – la giusta remunerazione a editori, giornalisti e artisti, e tutela utenti e patrimonio culturale. Per i fautori del provvedimento la riforma con l’art. 13 consente semplicemente di colmare il ‘value gap’, ovvero la differenza del valore tra i ricavi commerciali che le grandi piattaforme (le piccole non hanno obblighi, quelle di medie dimensioni ne hanno meno) fanno diffondendo contenuti protetti da copyright e la remunerazione agli autori o detentori dei diritti di questi contenuti, dai musicisti ai registi.

Manifestazioni di piazza

L’iter della direttiva europea fin dall’inizio è stato caratterizzato da uno “stop and go” a testimonianza della delicatezza della materia. Il Parlamento Ue aveva inizialmente bocciato la norma per poi approvarla  nel settembre del 2018 anche se erano state introdotte delle modifiche proprio agli articoli 11 e 13. Intanto però l’opposizione ha anche assunto il carattere di manifestazioni di piazza che hanno avuto la Germania come centro sabato 23 marzo. Secondo l’agenzia di stampa Dpa, la più grande protesta si è svolta a Monaco, dove 40.000 persone hanno sfilato sotto il motto “salva la tua connessione internet”. Tante altre hanno preso parte a manifestazioni minori a Colonia, Amburgo, Hannover, Berlino e in altre città

 

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